Sala non si dimette: «Le mie mani sono pulite»

il sindaco di Milano Giuseppe Sala
MILANO – «Le mie mani sono pulite». Con queste parole il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha aperto il suo intervento durante la seduta del Consiglio comunale incentrata sull’inchiesta urbanistica che lo vede indagato. Un discorso fermo e articolato, nel quale ha rivendicato la piena correttezza del suo operato in otto anni alla guida della città.
«Tutto ciò che ho fatto nelle mie due sindacature – ha dichiarato Sala – si è sempre basato esclusivamente sull’interesse delle cittadine e dei cittadini. Non esiste una singola azione che possa essere attribuita a mio vantaggio».
In un passaggio particolarmente sentito, il sindaco ha parlato del momento che sta attraversando come «delicato», in cui «tutto sembra diventare oscuro», le certezze vacillano e persino i volti noti appaiono confusi. «Ed è per questo – ha aggiunto – che voglio essere chiarissimo».
Il caso della foto e le accuse alla “certa politica”
Sala ha poi criticato con durezza chi, secondo lui, avrebbe approfittato della situazione per guadagnare visibilità politica. Ha parlato di «comportamenti sgraziati» e di un certo modo di fare politica che «sta commettendo un errore». Il riferimento è anche al gesto del consigliere comunale Marco Marcora, che ha pubblicato una foto del sindaco “in versione galeotto”.
«Ho segnalato il suo comportamento ai vertici del suo partito, al presidente del Consiglio e al presidente del Senato», ha detto Sala. «Vedremo se la forza politica cui ha aderito gli permetterà di fare carriera: significherebbe che ne condivide i metodi. Se così non sarà, vorrà dire che quel partito ha ancora un senso di rispetto istituzionale».
«Ho pensato di lasciare, ma continuerò»
Il sindaco ha infine ammesso di aver riflettuto sull’ipotesi di farsi da parte. «Ho pensato seriamente di non andare avanti, ne ho parlato con la mia famiglia». Ma poi ha riaffermato la volontà di proseguire nel suo incarico. «Sono più che mai motivato a fare il mio dovere fino in fondo. Sono 16 anni che do tutto per Milano, e se trovo ancora motivazione ed energie non è per mia soddisfazione personale, ma per rispetto verso l’insegnamento ricevuto da mio padre: “Scegli il lavoro che vuoi, ma ricordati che io ti guarderò e voglio essere certo che stai facendo il tuo dovere”».


