Lettere – Nuova arcata del Ponte sull’Adda a Lodi: 4 milioni di euro per 10 centimetri

Lo storico ponte sull'Adda a Lodi
Lodi, 3 febbraio 2026 – Ho seguito con estrema attenzione il Consiglio Comunale dello scorso 22 gennaio, ascoltando gli interventi dei tecnici di AIPO, di Regione Lombardia e del progettista. Le risposte fornite non hanno fatto che confermare i dubbi che sollevo pubblicamente dallo scorso giugno e che oggi voglio ribadire con dati alla mano.
Parlo come chi, già nel 2003 in qualità di Presidente del Comitato Alluvionati Lodi (C.Al.Lo), chiese e ottenne l’abbassamento della briglia a valle, conscio che la sicurezza della città dipendesse dal corretto deflusso del fiume. Oggi, analizzando nuovamente la Relazione Idraulica del progetto e ascoltando le parole dei tecnici in aula, non posso che ribadire con forza un dato che ho già portato a conoscenza dei cittadini attraverso la stampa sin dallo scorso giugno: l’intervento da 4 milioni di euro produrrà una riduzione del tirante idrico di soli 5–10 centimetri. Un numero che, dopo il confronto in Consiglio Comunale, non è più solo una mia denuncia, ma una realtà tecnica inoppugnabile.
Perché un beneficio così esiguo? La risposta è scritta nella storia strutturale e nei vincoli che i tecnici hanno solo parzialmente ammesso in Consiglio Comunale:
- I consolidamenti del 2007 e il “tappo” della briglia: Nella relazione tecnica del 2007 sull’abbassamento della briglia, viene chiarito che le pile del ponte sono state messe in sicurezza con micropali cementati. Questi pali sono protetti dalla briglia a valle. Durante il Consiglio Comunale è stato confermato che la briglia non si tocca: ma se il “pavimento” del fiume resta alto per proteggere i pali, l’aggiunta di una nuova luce laterale sposta pochissima acqua. È come allargare l’imboccatura di un imbuto lasciando il fondo parzialmente ostruito.
- La Fase III ignorata: Un consigliere ha chiesto esplicitamente perché non sia stata data priorità alla “Fase III” (interventi sull’alveo e in sponda sinistra idraulica), un tema che porto avanti dal giugno scorso. La risposta dei tecnici è stata evasiva. La verità è che la Fase III agirebbe sulla causa del rigurgito, mentre la nona arcata agisce solo sul ponte, con un rapporto costi-benefici che i dati della stessa AIPO definiscono marginale (appunto, 5–10 cm).
- Efficacia reale vs costi: Spendere 4 milioni di euro di denaro pubblico e stravolgere un monumento storico per guadagnare uno spazio di sicurezza (franco idraulico) così ridotto è una scelta che lascia perplessi. In Consiglio Comunale si è parlato di “sicurezza del manufatto”, ma la sicurezza dei cittadini di Lodi dipende dal deflusso totale, non solo dalla forma del ponte.
Come C.Al.Lo, negli anni scorsi abbiamo sempre sostenuto che la vera priorità fosse liberare l’alveo, ma non abbiamo visto alcun intervento concreto in ventitré anni. Se il ponte è “ostaggio” della briglia necessaria a proteggere i consolidamenti del 2007, allora bisogna avere il coraggio di dire che la nona arcata è un’opera dal valore idraulico quasi nullo per la prevenzione delle alluvioni in città.
La sicurezza non si fa con i “lotti funzionali” dettati dalle scadenze dei finanziamenti, ma con interventi che diano spazio reale al fiume. E i 10 centimetri promessi da AIPO sono, purtroppo, una risposta insufficiente a fronte di una spesa enorme.
Domenico Ossino
Già Presidente Comitato Alluvionati Lodi (C.Al.Lo)



