Lettere – «Lettera di un papà a un giudice»

Buongiorno a chi vorrà leggermi.
Premessa: Ciò che scrivo è per amor di verità e riguarda un caso giudiziario, un giudice e la mia amata figlia Silvia Bianchini che non è più con me. Affinché il lettore comprenda il tutto riporto un virgolettato, parole del giudice della quale trattasi, in un passaggio dell’articolo pubblicato da il quotidiano locale Il Cittadino qualche giorno fa. Qui di seguito le parole del giudice: “…senza mai dimenticare che anche dietro l’imputato che a malincuore ho dovuto condannare all’ergastolo, dietro ogni parte, nel civile e nel penale, c’è una persona. Dietro ogni reato, ci sono delle vittime che devono avere tutela dallo Stato” (Giudice I.C.) – FINE PREMESSA.
Il mio commento/smentita:
Apprendo dalla stampa locale che un giudice, donna, I. C., che ha svolto per anni il suo ruolo al tribunale di Lodi, è stata destinata con nuovo incarico e quindi presumo con avanzamento in termini di carriera, al tribunale di Milano. Nel congratularmi con questo giudice non posso tuttavia esimermi, letto e considerato il virgolettato di cui sopra, dalle osservazioni, che declino qui di seguito, sull’operato di questa persona strettamente inerenti al suo ruolo:
“Giudice I. C. non mi serve molto coraggio per affermare senza tema di smentita che, almeno nel nostro caso da Lei gestito sin dagli albori, Lei non è stata per niente il giudice avveduto né tantomeno all’altezza del ruolo assegnatole così come lei vorrebbe apparire e come si descrive nel virgolettato precedente e come un cittadino qualunque, quale io sono, legittimamente si aspetterebbe da un giudice della Repubblica italiana. Lei fu il magistrato chiamata a giudicare  in merito ad un risarcimento (atto dovuto) inerente la gravissima perdita della nostra amata ed unica figlia Silvia Bianchini, deceduta nel lontano 5 Aprile 2010 a causa di un incidente aereo, ricorda? Reato classificato dal giudice penale come omicidio colposo, ed io ritengo di avere il sacrosanto diritto di affermare che è solo grazie alla “leggerezza e scarsissima, se non nulla, incisività del suo operato” che a tutt’oggi io e la mamma di Silvia stiamo ancora aspettando un risarcimento (ripeto, atto che dovrebbe essere dovuto). Si perché sa, giudice I.C., avendo lei agito come ha agito, ma forse è meglio dire “non ha agito” a suo tempo, ha fatto sì che noi a tutt’oggi, (e sono trascorsi 11 anni) non abbiamo ancora potuto vedere nemmeno l’ombra di quel risarcimento. Forse noi non rientravamo nel novero delle persone che meritavano il suo rispetto e la sua considerazione giudice? Vede, non è per quattro soldi “pochi maledetti e subito” (si dovrebbe ricordare queste parole poiché, insieme ad altre infelici affermazioni, sono uscite dalla sua bocca di “Giudice della Repubblica Italiana” nel corso di una delle tante udienze vuote, che Lei si degnò di concederci, transeat) che non potranno mai restituirci la nostra amata ed unica figlia Silvia, ma almeno avremmo avuto la consolazione di aver onorato la sua memoria, sentimento che lei giudice, con il suo discutibile operato ci ha negato. Quindi, almeno per rispetto, dovrebbe risparmiare talune “sagge elucubrazioni” sulle “persone che ci sono dietro ogni sentenza”! A meno che per Lei non valga di più l’apparire che l’essere e onestamente, per quel che riguarda il nostro caso nella fattispecie, io qualche dubbio lo nutro. Per quel che mi riguarda nel suo caso e, ripeto,  nella fattispecie,  ritengo che calzi “a pennello” il postulato che recita: “un bel tacer non fu mai scritto”. Sarebbe stato meglio da parte sua adottare la saggezza del silenzio. (…)
Due parole ancora prima di concludere, giudice. So che non vale nulla ma siccome vale per la memoria di mia figlia le dico: per quel che mi riguarda io ho emesso la mia sentenza nei suoi confronti, giudice, e la sentenza è: colpevole!
Tanto le dovevo, pregherò del continuo per lei. Le auguro “buona vita”…cosa che non posso più augurare alla mia amata Silvia che grazie anche a Lei non ha ancora avuto giustizia!
Un papà.
Bianchini Fabrizio.
P.S.
Richiesta fatta al giudice I.C. tramite il nostro avvocato:
“Chiediamo a questo giudice di bloccare tutti i beni ereditati dalla convivente dell’omicida di Bianchini Silvia”.
Risposta del giudice:
“Questo giudice non ritiene di dover ricorrere al blocco dei beni ereditati da… in quanto la signora, pur essendo di nazionalità Rumena, ha ormai stabilito in Italia la sua dimora abituale e nulla fa presagire che il suo comportamento futuro in merito alla vicenda non sarà improntato alla correttezza in merito alla rifusione del danno arrecato ai genitori di Silvia”.
Affermazioni infelici del giudice I.C. dopo una prima offerta risarcitoria a dir poco ridicola:
“…signor Bianchini, non è molto ciò che vi viene offerto tuttavia mi ascolti, li prenda adesso, pochi maledetti e subito, del resto la ragazza ce l’ha messa lei a bordo del velivolo, quindi…  il destino colpisce chi vuole e noi non possiamo farci nulla. E poi, cosa ci volete guadagnare da questa cosa? ” 
Che grande amarezza, cari concittadini!
Bianchini Fabrizio.

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