Lettere – Anniversario dell’alluvione di Lodi del 2002

Ventitré anni fa, nella notte tra il 26 e il 27 novembre 2002, Lodi visse ore drammatiche: il fiume Adda ruppe gli argini, sommerse case, strade, attività e costrinse centinaia di famiglie a lasciare le proprie abitazioni. Da quella tragedia nacque un impegno collettivo per mettere la città in sicurezza, un impegno che da cittadino e da ex presidente del Comitato Alluvionati ho sempre considerato una missione civile e morale. Da allora molto è stato fatto — e non per caso, ma grazie a un lavoro costante portato avanti da istituzioni, tecnici e cittadini.
L’abbassamento della briglia a valle del ponte, le difese arginali in sponda destra e sinistra, gli interventi di consolidamento e di sistemazione fluviale hanno reso Lodi una città più sicura, più consapevole, più resiliente. Quelle opere hanno rappresentato il vero salto di qualità nella protezione idraulica: sono state progettate per resistere a una piena con tempo di ritorno bicentenario, e i fatti — le piene successive — lo hanno confermato.
Oggi, a distanza di oltre vent’anni, la mia riflessione è la stessa di allora: la sicurezza è un dovere, ma deve essere sostenuta da chiarezza, proporzionalità e verità tecnica.
Per questo ho espresso nei mesi scorsi osservazioni motivate e documentate sul progetto della nuova campata al ponte Napoleonico. Non perché mi opponga a prescindere alle opere pubbliche, ma perché la documentazione disponibile mostra un beneficio idraulico minimo — una riduzione stimata del livello di piena di soli 5-10 centimetri — a fronte di un investimento di oltre 4 milioni di euro e di un cantiere che inevitabilmente comporterà enormi disagi per la città.
Chi mi conosce sa che non ho mai fatto battaglie ideologiche: ho sempre creduto nella concretezza dei dati, nella responsabilità verso i cittadini e nella corretta gestione del denaro pubblico. È per questo che oggi ritengo necessario chiedere trasparenza, confronto e verifica.
Dobbiamo evitare che, in nome della paura di rivivere l’alluvione del 2002, si compiano scelte che non corrispondono più alla realtà tecnica del nostro fiume.
L’Adda non è più quello di allora: le arginature hanno già l’altezza e la tenuta necessarie, e l’intervento “principe” del 2009 — l’abbassamento della briglia — ha dimostrato di funzionare.
So che qualcuno potrà pensare: “E se un giorno Lodi si allagasse di nuovo perché non si è fatta la nuova arcata, di chi sarà la colpa?” La risposta è semplice: la sicurezza di una città non può basarsi sulla paura o sull’idea che “più si spende, più si è protetti”. Deve basarsi sulla scienza, sulla misura, sulla trasparenza.
E proprio per questo, chiedere oggi chiarezza non significa fermare la sicurezza, ma rafforzarla. Significa pretendere che ogni euro speso sia giustificato da un reale beneficio, e che ogni decisione sia spiegata ai cittadini.
Il 26 novembre non è solo il giorno del ricordo: è il giorno della responsabilità. Ricordare l’alluvione del 2002 significa anche avere il coraggio di dire che Lodi oggi è una città più sicura — ma che deve continuare ad esserlo con scelte giuste, condivise e proporzionate.
Con stima,
Domenico Ossino
già Presidente Comitato Alluvionati Lodi – C.Al.Lo
Lodi, novembre 2025


