Di Pubblicato il: 2 Aprile 2025Categorie: Lettere

Lettere – Contro i femminicidi serve un cambiamento di cultura radicale

Lodi, 2 aprile 2025. Per Sara Campanella, ottava vittima di femminicidio del 2025, inizia sui giornali puntuale la vittimizzazione secondaria, dove la responsabilità viene spostata dal femminicida alla vittima, colpevole di NON aver denunciato, di NON aver colto i segnali, di NON aver vagliato la gravità. “Lo aveva sottovalutato”, “Nonostante due anni di molestie, non lo aveva denunciato”.

Noi donne dobbiamo imparare, sin da bambine, a schivare colpi, a destreggiarci tra una molestia e l’altra, tra un uomo che “non accetta un rifiuto” e un altro che non “accetta la separazione”.

Noi donne dobbiamo vigilare sia sui nostri comportamenti sia su quelli degli uomini, essere responsabili sia delle nostre azioni sia di quelle degli uomini. A lui rimane solo il ruolo di uomo deluso e innamorato che ha agito per ragioni sentimentali, un uomo che crede che l’amore di Sara fosse un suo diritto.

Questo è un destino che rimarrà tale fino a quando queste violenze si considereranno eventi isolati su cui invocare pene esemplari, mentre sono brutalità figlie di una cultura misogina che andrebbe decostruita con un altro tipo di educazione, e rimarranno inevitabili fino a quando un Governo che vede in media, ogni anno, 120 donne morire per mano di un uomo ritiene sia più necessario fare la guerra agli asterischi.

«È giusto porre l’attenzione ai reati da codice rosso, è giusto da parte della politica riconoscere una corsia preferenziale a questi procedimenti ma, come emerge da questa vicenda, la risposta penale – seppur giunta nell’immediatezza, fatto salvo la procedura di convalida al provvedimento provvisorio di fermo da parte del gip – da sola non è sufficiente». Si è espresso così il procuratore capo di Messina, Antonio D’ Amato, sull’omicidio di Sara Campanella. Parole importanti da parte di chi esercita l’azione penale e che meritano di essere ascoltate.

La violenza maschile contro le donne è un fenomeno strutturale che richiede determinazione e strumenti adeguati. Rafforzare le norme penali non basta: serve un cambiamento di cultura radicale.

Le istituzioni devono fare di più contro la violenza di genere. Non c’è nessun arretramento nella cultura del possesso maschile, perché questo è il tema: abbiamo anche norme importanti che vanno ulteriormente rinforzate ma dobbiamo sconfiggere soprattutto una cultura. Non basta la repressione senza la prevenzione. Tra le iniziative da porre in atto subito c’è bisogno di educazione e di formazione specifica e di rendere obbligatoria l’educazione all’affettività nelle scuole.

Come Conferenza delle Donne Democratiche della provincia di lodi, chiediamo la piena attuazione della normativa vigente, in particolare della Convenzione di Istanbul, della legge antiviolenza del 2013 e del comma 16 della legge 107/2015. Chiediamo l’applicazione delle disposizioni esistenti, ma non pienamente attuate, sulla formazione dei docenti e sull’educazione al rispetto delle differenze e alla lotta agli stereotipi di genere. Proponiamo, accanto all’obbligatorietà dell’educazione al rispetto, l’inserimento di studi di genere tra i 60 crediti formativi per diventare docenti, convinte che il cambiamento culturale nella prevenzione della violenza debba attraversare tutte le discipline ed essere supportato da attività specifiche, come previsto dalle norme approvate. Non c’è prevenzione senza formazione.

Valeria Menichini

Coordinatrice Donne Democratiche provincia di Lodi