Baffi (FdI): «‘Una casa per ricominciare’ diventa misura strutturale per le donne vittime di violenza»

Milano, 2 marzo 2026 – «Con la nuova misura ‘Una casa per ricominciare’, Regione Lombardia compie un passo ulteriore e concreto nel sostegno alle donne vittime di violenza, rafforzando i percorsi di autonomia abitativa e trasformando una sperimentazione efficace in un intervento strutturale. La scelta di destinare 1,5 milioni di Euro a questa misura dimostra la volontà di consolidare un modello che mette al centro la persona e il suo diritto a ricostruire la propria vita in condizioni di sicurezza e dignità. Da donna e da Presidente della Commissione Sanità ritengo fondamentale che le politiche di contrasto alla violenza siano sempre più coordinate tra ambito sanitario, sociale e abitativo. È così che le istituzioni dimostrano, con i fatti, di essere al fianco delle persone più fragili».
Così Patrizia Baffi, Consigliere regionale di Fratelli d’Italia e Presidente della Commissione Sanità di Regione Lombardia, in merito all’annuncio della nuova misura ‘Una casa per ricominciare’, con cui vengono destinati 1,5 milioni di Euro a sostegno dei percorsi di autonomia abitativa per le vittime di violenza e per i loro figli.
«Superare la fase sperimentale e ampliare la platea dei soggetti coinvolti – dagli enti locali agli enti religiosi fino al terzo settore – significa rafforzare la rete territoriale e rendere ancora più efficace l’alleanza istituzionale e sociale contro la violenza – continua Patrizia Baffi. L’assegnazione di 100 alloggi già realizzata grazie allo stanziamento precedente di 3 milioni di Euro rappresenta un risultato importante: con questa nuova misura, si consolida un percorso che guarda alla stabilità e alla prospettiva di lungo periodo».
«Garantire la copertura dei canoni di locazione e delle spese condominiali per almeno cinque anni – conclude Patrizia Baffi – offre alle donne e ai loro figli la possibilità di costruire un’autonomia reale, non limitata all’emergenza. Allo stesso tempo, il sostegno ai Centri Antiviolenza e alle Case Rifugio per le attività di gestione e accompagnamento conferma l’attenzione verso un sistema integrato, in cui l’abitare si affianca al supporto psicologico, sociale e lavorativo».


