Sviluppo Rurale: per la ripartizione dei fondi, scelte sbagliate nel metodo e nel merito

Antonio Boselli
“Siamo sempre più perplessi e preoccupati per l’indirizzo verso cui si stanno orientando le scelte nazionali per l’attuazione della nuova PAC e della Programmazione Rurale, così come per il metodo con cui la discussione al riguardo è stata sinora condotta” – afferma il presidente di Confagricoltura Lombardia Antonio Boselli.
“Dalla Conferenza Stato – Regioni arrivano le indicazioni per il riparto delle risorse dello Sviluppo Rurale: è vero che dalla proposta emersa risulterebbe un certo incremento dei fondi destinati alla Lombardia rispetto al precedente periodo di programmazione, ma è evidente come la ripartizione proposta non rispecchi affatto la rilevanza economica delle diverse realtà agricole regionali” – prosegue il presidente Boselli – “La quota assegnata alla nostra Regione equivale a circa il 22 % della nostra PLV agricola annua, mentre per altre Regioni si arriva a percentuali ben più elevate, in alcuni casi superiori al 100 %”.
“Ritengo poi sbagliato, dal punto di vista del principio, assumere delle decisioni circa l’utilizzo dei fondi dello Sviluppo Rurale prima di aver delineato a titolo definitivo i principi attuativi del Primo Pilastro, sul quale persistono ancora numerose incertezze e che si preannuncia estremamente penalizzante per l’agricoltura lombarda: sarebbe stato logico aspettarsi che le risorse della Programmazione Rurale potessero riequilibrare, per quanto possibile, questa situazione, anche utilizzando l’opzione prevista dalle norme comunitarie di uno spostamento di parte di esse sui Pagamenti Diretti”.
“Un’opzione a cui non si farà ricorso, preferendo utilizzare quelle risorse per attivare, nell’ambito dello Sviluppo Rurale, interventi di carattere nazionale per il Piano irriguo e per la biodiversità, contrariamente a quanto richiesto da larga parte del mondo agricolo”- afferma ancora il presidente di Confagricoltura Lombardia – “Una scelta che, come abbiamo già sottolineato nei giorni scorsi, non va incontro alle reali esigenze delle imprese agricole, ma sembra voluta per coprire gli oneri legati alla gestione di enti quali i Consorzi di Bonifica e l’AIA, in seria difficoltà a causa della cattiva gestione da parte dell’unica Organizzazione agricola che da tempo li controlla in via esclusiva”.
“In questo modo, la riforma della PAC, occasione unica per rendere più efficiente e competitiva la nostra agricoltura, rischia invece di vanificare e penalizzare gli sforzi sinora compiuti dai nostri agricoltori” – conclude Antonio Boselli – “È quindi responsabilità della classe politica fornire agli imprenditori agricoli lombardi una spiegazione valida per questa situazione, che ai loro occhi risulta assolutamente incomprensibile”.


