Di Pubblicato il: 27 Settembre 2014Categorie: Attualità

SIULP. Elogio ai poliziotti che hanno rischiato la vita. «Chi deve darci risposte è solito tacere»

Polizia-StradaleNei giorni scorsi abbiamo appreso, dalle pagine dei giornali e dalle notizie dei vari Tg, della brillante operazione che ha visto protagonisti due poliziotti e colleghi della polizia stradale di Guardamiglio che hanno tratto in arresto un pluriomicida, ricercato in ambito internazionale poiché responsabile di triplice omicidio a colpi di kalashnikov commesso nel paese di origine.

A differenza delle notizie stampa che si sono giustamente soffermate a descrivere l’operazione come mero fatto di cronaca, noi del SIULP (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia) in quanto addetti ai lavori, vogliamo soffermarci sull’aspetto tecnico e umano della vicenda, questo è il pensiero del Segretario Provinciale Saverio Perugini. In primis, perché più degli altri abbiamo apprezzato l’alta professionalità dei colleghi che hanno operato e l’altro perché conosciamo di persona di due poliziotti. Il primo è un collega che oramai annovera circa ventidue anni di servizio presso la sottosezione Polizia Stradale di Guardamiglio e la seconda, una ragazza giovane, da poco assunta.

L’operazione apparentemente semplice, in quanto non è sfociata in un conflitto a fuoco, di fatto ha comportato dei rischi enormi per l’incolumità stessa dei colleghi che nella fattispecie non hanno esitato a porre a rischio la propria vita.

Saverio Perugini (SIULP)

Saverio Perugini (SIULP)

Veniamo ai fatti: la pattuglia della Sottosezione Polizia Stradale di Guardamiglio, in servizio lungo il tratto autostradale di competenza, giovedì 18 u.s. raccoglie la nota di ricerca diramata dalla sala operativa del C.O.A. di Milano, avvertendo che un pluriomicida, (aveva appena ammazzato due persone e ne aveva ferita una terza), a bordo della Opel corsa di una delle vittime, aveva imboccato l’autostrada A.1, precisando che era armato e altamente pericoloso. I colleghi, che in quel momento stavano percorrendo quel tratto di autostrada, notano ferma nell’area di servizio di San Zenone al Lambro, proprio la macchia precedentemente segnalata la cui targa, seppur parziale, corrispondeva a quella del pluriomicida. Nel contempo notavano lo stesso, uscire in uno stato di forte agitazione, dal bar del distributore carburanti presente nell’area di servizio. Nonostante l’intimazione dei colleghi a fermarsi ed esibirei documenti, lo stesso li ignorava e si fiondava in macchina. Qui con una mano cercava di avviare l’autovettura e con l’altra cercava di raggiungere la pistola che aveva riposto sotto il sedile.

Il collega, avendo intuito le sue intenzioni, cercava in tutti di bloccarne i movimenti, onde non farlo allontanare con l’autovettura, ma cercando con forza di trascinarlo fuori dalla stessa. L’energumeno, non riuscendo nel suo primo intento poiché trascinato fuori, iniziava a correre nel piazzale della stazione di servizio e si fiondava all’interno di una autovettura Audi, che un avventore aveva abbandonato scappando poiché impaurito dalla concitazione in atto. Anche in questo caso l’omicida cercava di avviarla per scappare, ma i colleghi con grande professionalità, lo bloccavano e con l’aiuto di due camionisti e del proprietario della stessa autovettura riuscivano a bloccarlo, dando modo al collega di ammanettarlo e trarlo in arresto.

Su quello che è successo e utile fare delle serie riflessioni. I due poliziotti si sono trovati di fronte ad una situazione di estremo pericolo per la propria vita e quella dei presenti, poiché il ricercato aveva appena assassinato due persone a sangue freddo e ne aveva ferito gravemente un’altra e non si sa se era anche sotto effetto di sostane stupefacenti che ne compromettevano la stabilità psicofisica. Sotto il sedile della sua vettura è stata rinvenuta una pistola 9×21 parabellum con la matricola abrasa, armata di caricatore con 8 proietti i tra cui uno già in canna e con il cane alzato, per cui pronta all’uso, più un altro caricatore con altri sei colpi.

E’ bene sottolineare che qualora l’assassino non fosse stato fermato dai colleghi della polizia stradale, avrebbe potuto ingaggiare un conflitto a fuoco con conseguenze terribili, per i colleghi, per il personale di servizio e per gli avventori dell’area di servizio. Non solo, nel caso fosse riuscito a scappare a bordo dell’auto avrebbe provocato un inseguimento da parte dei colleghi tale da mettere a grave rischio l’incolumità di numerosi automobilisti intenti a percorrere l’autostrada. Le probabili conseguenze appena descritte erano ben presenti ai colleghi che hanno operato, i quali avevano ben intuito le conseguenze di una simile condotta, per cui onde evitare rischi per le persone, non hanno esitato a mettere a rischio la loro vita, impedendo allo stesso di raggiungere la pistola e ingaggiare un conflitto a fuoco con conseguenze imprevedibili.

Non solo, da ottimi operatori della polizia stradale, hanno subito intuito che qualora fosse riuscito a scappare con una delle due auto, avrebbe messo a serio rischio l’incolumità degli utenti della strada. È da sottolineare, come in tutta questa vicenda ha giocato un ruolo importante la vicinanza e l’aiuto delle persone presenti che, schierandosi dalla parte della legalità, hanno dato manforte ai colleghi permettendo di trarre in arresto uno spietato assassino. Tutto ciò ci rincuora, poiché rafforza in noi la consapevolezza che solo se esiste un legame di collaborazione tra forze dell’ordine e società civile, ognuno nel rispetto del proprio ruolo, possiamo costruire una società più sicura. Per questo, noi del SIULP, vogliamo fare i complimenti ai due colleghi della Polizia Stradale di Guardamiglio, per la loro professionalità e spirito di sacrificio, ai quali esprimiamo la nostra vicinanza. Un grazie invece va a quelle persone che con il loro intervento hanno agevolato l’opera dei colleghi .

A margine di tutto, permettetemi una breve nota polemica. È mai possibile che una bomboletta spray al peperoncino che è divenuta un prodotto di libera vendita acquistabile da chiunque, anche dei delinquenti, non può essere utilizzato dagli operatori delle forze dell’ordine . È possibile che la pistola elettrica Taser, in dotazione a diverse forze di polizia europee, in Italia è vietata? Questi strumenti ci permetterebbero di immobilizzare per pochi secondi, senza alcun rischio per la salute delle persone, l’eventuale a autore del reato, per il tempo strettamente necessario al suo arresto. Mentre ci vengono date in dotazione solo la pistola e mitra, che come si sa, non possono essere usate se non nei confronti di una persona armata che mette a grave rischio l’incolumità personale o di terzi. In tutti gli altri casi siamo del tutto disarmati potendo contare solo sulla nostra capacità di persuasione e sulla nostre capacità fisiche. Purtroppo a queste domande siamo abituati a non aspettarci alcuna risposta, poiché chi dovrebbe darcele è solito tacere.

Tuttavia, l’attività dei colleghi ha dimostrato che noi operatori delle forze dell’ordine, siamo sempre spinti dall’alto senso del dovere, ed anche senza gli idonei strumenti di lavoro, continuiamo a svolgere il nostro delicato lavoro, nell’interesse della collettività.

Il Segretario Provinciale Siulp Lodi

Saverio Perugini