Lodi. Il discorso del sindaco per San Bassiano

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In un frangente che anche per la nostra città è particolarmente difficile, questa giornata ci dona conforto, speranza e coraggio. E’ un cammino faticoso quello che anche la nostra comunità, come l’intera nostra società, sta affrontando; un percorso scandito da pesanti incertezze, che mettono in discussione per l’amministrazione comunale la possibilità di disporre di mezzi adeguati per garantire un’efficiente gestione degli spazi urbani e dei servizi per i cittadini; che pregiudicano la serenità di tante famiglie che hanno perso o rischiano di perdere il lavoro ed il sostentamento; che deludono le aspettative dei giovani che proprio attraverso il lavoro desiderano trovare una strada, onesta e dignitosa, per costruire il loro futuro.
Per affrontare tutte queste difficoltà, oggi ci rivolgiamo a San Bassiano per chiedere conforto e per trovare nel suo esempio e nei valori che la sua memoria continua a trasmetterci il coraggio per perseverare. L’omaggio che l’amministrazione comunale della città capoluogo rende nel giorno della festa dell’intera Diocesi, rappresentato dai ceri votivi che vengono donati al Vescovo, ha un valore altamente simbolico, perché non è solo un segno di sincera devozione nei confronti di San Bassiano e di cordialità reciproca tra l’istituzione pubblica locale e quella ecclesiale, ma è anche e specialmente la metafora di una speranza che sa trovare motivo per rinnovarsi, ancorandosi a valori condivisi e che nella nostra realtà sono elemento centrale dell’essere comunità. La luce di questi ceri sia allora segno della possibilità di intraprendere un cammino sicuro per il bene della città e sia fonte di coraggio e solidarietà.
A San Bassiano consegniamo idealmente le chiavi di questa città, certi che con esse saprà aprire cuori e menti di tutti noi, orientandoci nella ricerca di una convivenza sempre più solidale e ospitale. Senza questi valori, infatti, non saremmo veramente una comunità, ed il nostro ritrovarci oggi avrebbe soltanto il significato di cogliere una ricorrenza per vivere un momento certamente festoso, sicuramente identitario, ma incapace di infondere in tutti noi una reale consapevolezza del significato di essere parte di un cammino comune. Un cammino che ci pone sfide continue, che appaiono sempre più impegnative, talvolta preoccupanti. La sfida di superare gli effetti drammatici di una crisi che sembra farsi acuta come non mai nella percezione reale e quotidiana di tutti noi, a dispetto dei cauti ottimismi indotti da qualche timida variazione positiva di qualche indicatore statistico; una crisi generale, di sistema, che è nata lontano da noi ma non è rimasta lontana dalle nostre vite e al contrario non smette di farsi sentire in modo doloroso, da parte di tante famiglie che stentano a mantenere un livello dignitoso di sussistenza, di tanti lavoratori che insieme all’impiego ed alla stabilità economica hanno perso identità e autostima, di tanti imprenditori che lottano per difendere la propria attività, di tanti giovani che non riescono a entrare nel mondo del lavoro e quindi in una fase autonoma e responsabile della loro esistenza. Di fronte a uno scenario così difficile è apparso e appare ancora urgente che la nostra comunità sappia fornire una risposta determinata e collettiva, con il coinvolgimento delle istituzioni, del mondo economico, del terzo settore, delle realtà associative e dei cittadini. Sotto questo profilo non mancano nella nostra realtà i segnali concreti dell’esistenza di un sistema che sa dimostrarsi unito e capace di reagire, con una rete di servizi sociali che pratica la sussidiarietà come esperienza viva di ogni giorno, fornendo sostegno a chi è più duramente colpito dal disagio e dal bisogno, anche se ancora di molto ci sarebbe necessità. Se vogliamo affrontare questo difficile presente con coraggio e aprirci al futuro con speranza occorre il contributo di tutti.
“In una crisi si entra, da una crisi si esce” ha osservato in una recente intervista monsignor Echevarria, Prelato dell’Opus Dei, aggiungendo che per farlo “occorre l’impegno di ciascuno di noi” e che “non possiamo pensare solo di scaricare le responsabilità sugli altri: dunque, interroghiamoci su come viviamo, su come lavoriamo, su come siamo nel rapporto con gli altri, su quello che facciamo ogni giorno, qualsiasi sia il nostro ruolo nella società”.
Se a volte dividere può apparire la cosa più facile, perché soddisfa un immediato, seppur effimero, desiderio di rivalsa e affermazione, è nella disponibilità quotidiana al servizio che si manifesta una reale volontà di coltivare l’aspirazione al bene comune e alla costruzione di un progetto di convivenza solidale, capace di appagare il nostro bisogno di sentirci partecipi e pronti a favorire la partecipazione di tutti. E’ dunque necessaria una presa di coscienza dei problemi vecchi e nuovi che affliggono la nostra realtà e dei segni di malessere che interrogano ciascuno di noi e primi fra tutti chi è impegnato nell’amministrazione pubblica, perché il senso del servizio al bene comune orienti ogni scelta, ogni decisione, ogni azione, piccola o grande che sia, in grado di incidere sulla qualità della vita di chi fa parte di questa comunità. Fare riferimento costante a questi valori profondi ci aiuta a non abbandonarci alla frenesia indistinta di una rincorsa affannosa a sempre mutevoli emergenze; in realtà, non è mai così, e la coerenza a valori fondamentali e condivisi ci aiuta invece a seguire l’ordine dei veri bisogni della nostra comunità. Interpretando sicuramente il pensiero di tutti gli amministratori pubblici che sono giunti oggi nella cripta della Cattedrale, innanzi alle reliquie del Santo Patrono, per rappresentare il territorio, ci affidiamo allora a San Bassiano perché le nostre azioni possano essere rivolte solo e soltanto al bene della nostra gente, battendoci con onestà e tenacia perché sia possibile costruire un futuro migliore. Una persona a me molto cara, scomparsa pochi mesi fa dopo una vita di impegno sociale e nell’amministrazione pubblica, ha scritto una volta che quello di una città amica dei cittadini è un bel sogno che si può realizzare solo con l’impegno di tutti, con l’attenzione di ogni persona nei confronti delle altre persone.
E’ proprio alla centralità della persona che dobbiamo ispirare le nostre azioni, per superare ogni ineguaglianza sociale. Come Papa Francesco ha sottolineato nell’esortazione apostolica “Evangeli Gaudium”, all’origine della crisi economica c’è invece anche una crisi antropologica, determinata dalla negazione dell’essere umano; abbiamo perciò bisogno di una economia più inclusiva, che non tratti l’uomo come una macchina da consumi. Le politiche favorevoli allo sviluppo produttivo, all’apertura degli scambi commerciali ed alla creazione di ricchezza sono necessarie, perché possono contribuire alla lotta contro la povertà ed alla creazione di un più diffuso benessere sociale, ma quello a cui abbiamo assistito negli anni precedenti l’esplosione e la diffusione inarrestabile della crisi, prima finanziaria e poi economica ed occupazionale, è stata una grossolana adesione ai meccanismi di un sistema che ha relegato sempre più persone ai margini, creando sempre più vaste schiere di esclusi, che continuano vanamente ad aspettare che questo sistema si dimostri solidale e generi ricadute favorevoli per tutti e non solo per alcuni, o persino per pochi. Siamo dunque chiamati a vivere un tempo difficile.
Molte e complesse sfide attendono la nostra comunità; sfide che richiedono la capacità di stare insieme per seguire una visione più ampia e lungimirante, trovando fiducia nella condivisione dei valori che ci uniscono e nell’esperienza quotidiana di coesione e solidarietà che è nello spirito dei lodigiani fin dall’insegnamento di San Bassiano. E’ nelle certezza di questi valori che troviamo la ragione di dirci ancora lieti e confortati di essere uniti in questa giornata. Buon San Bassiano a Lei, Eccellenza. E buon San Bassiano, di cuore, a tutti noi lodigiani!»


