Discarica di Cavenago. Buonsante: «Solo in Consiglio si vedrà chi vuole l’ampliamento e chi no»

Buonsante nancy forti
«E’ una vergogna che questa sera non ci sia nessuno dell’amministrazione comunale!». Ha esordio così Mario Forti, rappresentante del “Comitato No Ampliamento alla Discarica” di Cavenago, all’incontro pubblico “Lodigiano da difendere”, tenuto venerdì sera nelle sale del municipio, organizzato dagli attivisti del comitato assieme al gruppo consigliare provinciale di maggioranza dei “neo” Fratelli d’Italia (Buonsante, Carlin, Monti, Cutti, Arensi e l’assessore Nancy Capezzera). «Abbiamo partecipato anche ad un incontro con la Lista Ingroia – ha precisato Forti – quindi per noi non è una questione di colore, ma solo di buon senso. Sulla discarica occorre fare chiarezza. A noi sta a cuore solo la salute dei cittadini».
Poi Forti ha ricostruito la storia del sito di stoccaggio e delle varie battaglie fatte dal Comitato che dal 2010 vigila attentamente e cerca di capire al meglio tutte le questioni legate all’ambiente e alla salute. L’ultima vicenda, sorta lo scorso agosto e oramai nota alle cronache locali, è quella della richiesta di Ecoadda per un nuovo ampliamento della discarica, o meglio “riprofilatura”.
Una notizia uscita quasi per caso, fra la curiosità dei giornalisti presenti in una conferenza estiva fatta proprio in discarica, in occasione di un sopralluogo, con l’assessore alla partita Elena Maiocchi, con il sindaco di Cavenago d’Adda e con i tecnici di Ecoadda. L’incontro fu fatto a dimostrazione che tutto era a norma. Il periodo era quello dove gli attivisti del comitato incalzavano (e continuano a farlo) soprattutto sul laghetto spontaneo sorto a lato discarica, sostenendo che secondo loro il peso eccessivo della discarica ne sarebbe la causa. In quell’occasione però il comitato non fu invitato. «Una sceneggiata» l’ha definita Forti.
Da allora il comitato ha iniziato a cercare la perizia “perduta”, o melio un foglio di essa che dimostrerebbe la “portanza” (in sintesi, il peso che il terreno può sopportare senza intaccare la falda): ma fatto il giro delle “sette chiese” del documento pare non esserci più traccia. Così il comitato espone la questione in Procura: «Sta indagando il NOA – dice Forti – ma i tempi non saranno brevi. Trovare il dato sulla portanza è fondamentale per bloccare l’iter. Non vogliamo un altro ampliamento! Anche perché se non c’è questo dato, ci chiediamo su che base abbiano conferito rifiuti in discarica sino ad oggi. Ora vogliono fare questa “riprofilatura”… La fantasia non ha confini.»
Forti ha anche spiegato come «per anni sono finiti in aria, senza essere utilizzati per produrre energia, ben 800/900 metri cubi di biogas al giorno».
Poi la parola è passata Nicola Buonsante (sindaco di Borgo san Giovanni e consigliere capogruppo di maggioranza) che ha raccontato che è solo il 30% dei rifiuti lodigiani a finire a Cavenago, mentre il resto, per giustificare l’attività della discarica, arriva da altri territori e da altre regioni. Inoltre ha spiegato com’è composta Ecoadda: società pubblica/privata controllata da EAL (società della Provincia che ha nominato un consigliere in Ecoadda). «Voglio vedere il verbale di assemblea del Cda in cui si decise per la proposta di questa riprofilatura, vorrei capire come si è comportato in quell’occasione il membro eletto da Eal. Ho fatto richiesta di visionare il verbale, purtroppo però ho solo una lettera firmata dal presidente della Provincia in cui mi viene negato il permesso. E adesso, guarda caso, viene emanato un comunicato stampa in cui si dice che verranno fatte in discarica tutte le verifiche del caso con i tecnici ARPA. Notizia divulgata anche sui social network proprio oggi, nel giorno in cui abbiamo programmato questo incontro pubblico».
«Noi non ci fidiamo di nessuno – è intervenuto Forti – e in ogni caso faremo una nostra perizia, non ci basterà certo quella della Provincia».
L’assessore Capezzera, invece, ha spiegato che la realizzazione della discarica fu già dall’inizio un grosso errore, a partire dalla locazione a ridosso di una strada provinciale, che è anche un tracciato di importanza storica. Un sito voluto dalle precedenti amministrazioni di centrosinistra. «Chi la pensò, la pensò male». Poi l’assessore ha posto alcuni quesiti: «Qual è il ritorno che hanno i cittadini? Per caso non pagano la tassa sui rifiuti? Hanno qualcosa in cambio? In questi mesi è emersa questa richiesta di “riprofilatura”, in cui verrebbero portati nuovi rifiuti da “spazzamento” (rifiuti della pulizia delle strade): ma sino ad oggi dove sono stati portati? Nessun consigliere sulla riprofilatura era al corrente di niente. Lo abbiamo saputo solo attraverso la stampa. In passato non ho messo la mia firma su altri ampliamenti e non lo farò neppure ora.»
Carlin, dopo aver spiegato che si tratterebbe di un ampliamento alto quanto un palazzo di tre piani su tutta la lunghezza della discarica, ha dichiarato: «Nella scorsa campagna elettorale, d’accordo con gli alleati di maggioranza, si era detto che non ci sarebbero stati ampliamenti, ma alcuni membri della giunta stanno prendendo tempo, con tavoli di confronto, con verifiche, ricerche, ecc ecc, ma è solo per “superare la nottata”, ovvero tirare sino a dopo le elezioni. Voglio che la provincia mi dica le cose chiare, ho bisogno che alcuni componenti della giunta mi spieghino. Io penso che l’azienda abbia bisogno di aumentare il business per coprire i buchi anche di una società provinciale»
«Stiamo cercando di portare faticosamente il dibattito in consiglio – ha ribadito Buonsante – perché solo allora si capirà davvero chi è favorevole e chi è contro all’ampliamento. Bisogna avere il coraggio di affermare “a me va bene la riprofilatura per coprire qualche buco”, oppure avere la forza e la volontà politica di dire no».
Infine Arensi, ha concluso il dibattito con il suo intervento costruttivo: «bisogna produrre meno rifiuti possibili, recuperando e riciclando come fanno davvero nei Paesi nordici, non solo cercare nuovi metodi per smaltire quelli che si producono. Una scelta che parte anche nel piccolo, da ognuno di noi, optando per prodotti con imballi ridotti o creati in un certo modo.»



