Di Pubblicato il: 10 Febbraio 2015Categorie: Attualità

Lodi ancora tra le città più inquinate

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In Italia anche il 2015 si è aperto con diverse città italiane alle prese con alti livelli di PM10 nell’aria. In particolare sono oltre 32 i capoluoghi che hanno registrato, dall’inizio dell’anno ad oggi, più di un superamento della soglia massima giornaliera consentita ogni tre giorni e 14 in cui si è registrato un superamento un giorno su due. Tra queste troviamo tutti i principali centri urbani dell’area padana e alcune grandi città del centro sud. Un dato in linea con il 2014. Lodi, purtroppo, si piazza per ora al 12° posto. Un dato preoccupante. Lo scorso anno Lodi, su 88 capoluoghi esaminanti, si era posizionata al 6° posto (limite superato per ben 71 giorni). Maglia nera 2014 a Frosinone con 110 giorni di superamento del limite. Anche il dato relativi al particolato fine (PM2,5) per Lodi non è confortante e, nel 2013, la posizione in classifica era la n.11 su 75.

Anche se in generale “il dato mostra un miglioramento rispetto allo scorso anno, quando, dalla stessa classifica di Legambiente, i capoluoghi sopra il limite erano stati il 47% (43 su 91 monitorati); questo miglioramento è da attribuire con tutta probabilità alle “favorevoli” condizioni climatiche (ovvero al fatto che l’anno appena concluso ha registrato un numero maggiore di giorni di pioggia rispetto al 2013) verificatesi nell’anno appena concluso e non, purtroppo, alle azioni concrete messe in campo dalle varie amministrazioni comunali.”

Il particolato atmosferico è da molti anni ormai considerato tra gli inquinanti di maggior impatto sulla salute delle persone, per via delle sue “capacità” di essere facilmente inalato dall’apparato respiratorio e per le alte concentrazioni che si registrano specialmente in ambiente urbano. Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (IARC), l’inquinamento atmosferico è cancerogeno per la salute umana, specialmente per ciò che concerne il particolato atmosferico o polveri sottili e risulta spesso associato ad una maggior incidenza del cancro. Le particelle fini (denominate in seguito PM10 e PM2,5) possono originarsi, oltre che per cause naturali, anche per cause antropiche (come l’usura dell’asfalto, dei pneumatici e delle pastiglie dei freni delle vetture, per la combustione dei motori e per quella degli impianti di riscaldamento solo per citarne alcune). Il PM10 comprende tutte le particelle che hanno un diametro uguale o inferiore a 10 micron (1 millesimo di millimetro). Il Decreto Legislativo 15/2010 pone come limite per la concentrazione di PM10 il valore di 50 µg/m3 come media giornaliera da non superare per più di 35 volte in un anno. Legambiente ogni anno mediante la campagna di monitoraggio “PM10 ti tengo d’occhio”, stila la classifica dei capoluoghi di città in cui almeno una delle centraline urbane di monitoraggio ha superato i 35 giorni previsti dalla legge con una concentrazione superiore a 50 µg/m3 come media giornaliera.

L’Italia rappresenta una delle situazioni più critiche anche a livello europeo, soprattutto per quanto riguarda il PM10, il PM2,5 e ozono, come si evince dai dati dell’ultimo “Rapporto sulla Qualità dell’aria 2014” redatto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente. Il nostro è il Paese con il più alto numero di morti premature dovute all’inquinamento da ozono: con circa 3.400 vittime all’anno.

I dati contenuti nel rapporto Mal’aria 2015 di Legambiente dimostrano come i livelli di inquinamento e di esposizione dei cittadini agli inquinanti atmosferici e al rumore siano ancora elevati e la sfida per garantire una buona qualità dell’aria che respiriamo è ancora lunga.