Unione Artigiani e Imprese denuncia paradosso italiano: per diminuire le tasse bisogna aumentarle

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Così Nicola Marini, Presidente dell’Unione Artigiani e Imprese, all’alba del nuovo monito dell’Europa all’Italia’. L’Associazione chiede da tempo, a livello locale, un’attenzione particolare alle imprese prosciugate nelle casse da tassazioni inique e insostenibili. E’ palpabile la disperazione di chi non sa più come affrontare il quotidiano. Agganciare la ripresa in queste condizione appare un miraggio, un’utopia.
“Siamo delusi, arrabbiati, attoniti. La Tassa sui Servizi Indivisibili (TASI) è l’ennesimo colpo di scure sugli artigiani. Così come si presenta potrebbe costare alle imprese almeno un miliardo di euro, due se aggiungiamo la quota massima Imu sulle abitazioni diverse da quella principale e sugli immobili strumentali. Un bel regalo a fronte di promesse illusionistiche quali la riduzione dell’Irap, il pagamento di tutti i debiti accumulati dalla PA!”.
“Ci è chiaro che le Amministrazioni comunali oggi versano in difficoltà finanziarie – commenta Sangalli, segretario dell’Unione. Ecco perché ci aspettiamo sui capannoni un’aliquota superiore a quella base. Se i sindaci applicheranno la flessibilità dello 0,8 per mille, l’aumento su un immobile sarà compreso fra il 10 e il 15% sul 2013, aggiungendosi alla tassa che in un anno è già stata raddoppiata. Ci appelliamo a tutti: Al Governo e al Parlamento perché introduca la deducibilità della tassazione sugli immobili produttivi. Ai Sindaci perché non applichino l’aliquota supplettiva su capannoni, negozi, uffici e laboratori: non si può continuare a spremere chi cerca in tutti i modi di salvare il paese dalla crisi dando lavoro. E’ chiaro che non possiamo incolpare di tutto questo Renzi, al Governo da troppo poco tempo, ma la Politica di Palazzo lontana dalla realtà e, in generale, i soliti burocrati”.
E’ evidente che una sola è la via percorribile: tagliare la spesa pubblica, introdurre i costi standard (ovvero quelli minimi!) e razionalizzare tutti gli apparati. E chiamare alle loro responsabilità i burocrati che reggono i Ministeri, sempre gli stessi.
“Sembra di assistere al gioco delle tre carte – conclude sdegnato Marini – dove nessuno riesce a capire. O meglio… lo abbiamo capito. Mi viene da pensare, guardando alla nostra povera Italia, che forse il cancello è stato chiuso dopo che i buoi sono scappati. Ma qui c’è in gioco la stabilità della stessa stalla. Un’Italia traballante, ferita, umiliata e ‘rapinata’ proprio da coloro che erano preposti a valorizzarla, tutelarla e farla crescere. Noi siamo ancora qui a chiedere di muoverci ORA, OGGI, in questa Italia gattopadesca dove tutto cambia perché tutto resti com’è.


