Di Pubblicato il: 12 Febbraio 2014Categorie: Attualità

Agricoltura. Boselli: «l’Italia non si è servita di nessun dato scientifico per decidere sul mais OGM»

La Commissione europea ha risposto all’interpellanza con obbligo di risposta scritta presentata dall’europarlamentare Laura Comi circa il divieto di coltivazione del mais geneticamente modificato 810 e la legittimità delle modalità con cui l’Italia è arrivata a questa conclusione. In particolare l’interrogazione si riferiva al decreto interministeriale adottato dal ministero della Salute di concerto con il ministero delle Politiche agricole e il ministero dell’Ambiente in data 12 luglio 2013, secondo cui la coltivazione di varietà di mais geneticamente modificato MON 810 è vietata nel territorio nazionale italiano.

Nella risposta scritta fornita, la Commissione europea ha fatto presente che la competenza per annullare la decisione del Ministero spetta al sistema giudiziario italiano, sottolineando che l’EFSA (l’autorità europea per la sicurezza alimentare), alla quale la Commissione si era rivolta per un parere di merito “è giunta alla conclusione che non vi erano prove scientifiche specifiche a convalida della notifica di queste misure d’emergenza tali da invalidare le sue precedenti valutazioni del rischio in relazione al granturco MON 810”.

In questo modo, secondo Confagricoltura Lombardia, possono essersi create a livello comunitario condizioni competitive anche molto sperequate fra i produttori dei vari Paesi europei, per efetto di interventi normativi nazionali tra loro non omogeni e quindi distorsivi della concorrenza.

Proprio a questo proposito, il presidente di Confagricoltura Lombardia Antonio Boselli, ringraziando l’europarlamentare Comi per aver sollevato la questione,  sottolinea con forza la scorretta (e oltretutto) reiterata modalità di procedere adottata dall’Italia, che per l’appunto non ha presentato i dati scientifici necessari a supporto della propria decisione, come invece sarebbe da prassi.