Di Pubblicato il: 7 Febbraio 2014Categorie: Attualità

Discarica di Cavenago. Ora anche una denuncia contro ignoti e l’interrogazione urgente in Regione

de corato discarica

De Corato incontra Mario Forti, rappresentante del Comitato

Lodi – Sembra non avere mai fine il match che il Comitato “No ampliamento discarica”, sta combattendo per avere chiarimenti in merito alla discarica di Cavenago. In questi giorni si sono aggiunte altri due tasselli all’annosa vicenda. Una denuncia ed una interrogazione in regione.

E’ stata protocollata in tribunale a Lodi il 28 gennaio una denuncia/querela da parte del Comitato, all’attenzione del Procuratore Vincenzo Russo, che fa seguito al precedente esposto del quale “fino ad ora non vi è stato alcun esito”. La denuncia cita un po’ tutta la cronistoria della discarica ed espone le varie istanze sino ad oggi fatte dal Comitato, dai dati sulla portanza, alla distanza da un luogo di interesse naturistico comunitario, alla verifica di eventuali inquinanti nelle acque di falda, agli ultimi recenti smottamenti delle terre di copertura, fino alle recenti perplessità dopo i fatti collegati alla bonifica dell’area di Pioltello-Rodano: “In seguito, poi, ai fatti di recente emersi (…) riguardo al presunto illecito smaltimento di rifiuti industriali depositati nell’area ex Sisal di Pioltello, esiste inoltre il fondato e serio pericolo che una parte di tali rifiuti pericolosi siano stati smaltiti nella discarica di Cavenago, grazie alla falsificazione dei documenti di classificazione, in quanto la stessa viene indicata come sito di destinazione di tali rifiuti in una interrogazione parlamentare dell’anno 2011. La discarica di Cavenago è, infatti, di proprietà della Società Ecoadda, facente parte del gruppo guidato dalla famiglia Colucci, arrestato nell’ambito dell’inchiesta milanese e vincitore dell’appalto relativo alla bonifica dell’area industriale.”

Sugli stessi dubbi relativi ai fatti di Pioltello, si basa anche l’interrogazione urgente in Regione da parte del consigliere Riccardo De Corato (FdI), il quale, in seguito all’incontro delle scorse settimane ai cancelli della discarica di Cavenago con residenti e membri del Comitato, si era subito attivato proprio con l’intento di fare luce sull’intera vicenda. Nel documento presentato il 29 gennaio De Corato scrive: “Preso atto che la truffa consisteva nella sostituzione delle etichette identificative degli imballaggi dei rifiuti tossici così da poter  essere portati in discarica come rifiuti non pericolosi, senza subire le costose procedure di smaltimento, e appurato che la società coinvolta nello scandalo gestiva e gestisce varie discariche presenti nel territorio lodigiano compresa quella di Cavenago d’Adda, sito che dai 4 metri iniziali è arrivato a 26 metri, per un totale di 1,8 milioni di tonnellate a fronte delle 273 mila iniziali previste, constatate le continue denuncie dei residenti in merito alla discarica di Cavenago d’Adda, impossibilità di accedere ad alcuni documenti (misteriosamente spariti), anomalie strutturali del sito, analisi gestite in maniera anomala, si chiede al Presidente e alla Giunta: Arpa ha mai eseguito dei carotaggi? Quali controlli siano stati fatti negli ultimi anni? Le persone arrestate nello scandalo hanno certificato in passato documenti inerenti la Discarica di Cavenago? La Regione constatata la rilevanza dello scandalo e appurato che molte discariche potrebbero avere “in pancia” i rifiuti della Sisas di Pioltello cosa farà?”.

Il procuratore capo Vincenzo Russo