Lettere – Ponte, 240 mila euro per accelerare e 62 mila per chi ha perso sei mesi di lavoro

Il cantiere dei lavori al ponte dell'Adda
Lodi si Muove – Sei mesi di ponte chiuso hanno avuto un costo enorme per Lodi e, soprattutto, per le attività commerciali dell’Oltreadda. Il Comune ha riconosciuto complessivamente 62.700 euro di ristori a 14 attività: poco meno di 4.500 euro a testa per sei mesi di disagio, circa 750 euro al mese.
Nell’ambito dello stesso intervento è stato invece previsto un premio di accelerazione fino a 240.000 euro per l’impresa esecutrice dei lavori, finalizzato alla riduzione dei tempi del cantiere. Il confronto è inevitabile.
240.000 euro per accelerare i lavori. 62.700 euro complessivi per chi per sei mesi ha visto diminuire il proprio lavoro.
Il premio potenziale all’impresa vale quasi quattro volte tutti i ristori destinati ai commercianti messi insieme. E c’è un ulteriore elemento che rende questa sproporzione ancora più difficile da comprendere: l’impresa esecutrice non è lodigiana e non appartiene al tessuto economico del territorio.
Questo significa che una somma pubblica fino a 240.000 euro viene destinata come premialità a un soggetto economico esterno a Lodi, mentre alle imprese che qui lavorano ogni giorno, assumono personale, pagano affitti, fornitori e tributi e hanno subito direttamente per sei mesi le conseguenze della chiusura vengono distribuiti complessivamente 62.700 euro.
Non si tratta di contrapporre imprese locali e imprese esterne, né di contestare il diritto dell’appaltatore a ricevere quanto eventualmente previsto dal contratto. Il problema è la ricaduta delle risorse pubbliche sul territorio.
I 62.700 euro destinati ai commercianti rimangono nell’economia lodigiana, sostengono attività che continueranno ad operare in città e aiutano a mantenere vivi negozi, posti di lavoro e servizi di quartiere.
I 240.000 euro di premialità, invece, se interamente corrisposti a un’impresa con sede fuori dal territorio lodigiano, non producono la stessa ricaduta economica diretta sulla città che per sei mesi ha sopportato il peso del cantiere. E quei 62.700 euro appaiono ancora più modesti se confrontati con l’ordine di grandezza del danno economico subito dal quartiere.
Sulla base del numero e della tipologia delle attività interessate, dei cali di incasso denunciati dagli stessi commercianti — in alcuni casi nell’ordine del 50-60 per cento — e dei normali volumi economici dei settori coinvolti, una stima prudenziale colloca il fatturato venuto meno ai soli 14 beneficiari in almeno diverse centinaia di migliaia di euro, con scenari plausibili che si avvicinano al milione nell’arco dei sei mesi.
È bene essere precisi: non stiamo dicendo che un milione di euro corrisponda all’utile perso dagli esercenti. Fatturato e utile sono cose diverse. Ma l’ordine di grandezza serve a comprendere quanto sia parziale un ristoro complessivo di 62.700 euro.
E considerando non soltanto i 14 beneficiari del bando, ma l’intero tessuto economico dell’Oltreadda coinvolto dalla chiusura, l’impatto complessivo può ragionevolmente essere ancora superiore.
Un danno che non si misura soltanto in euro – Il ponte sull’Adda non è solo un percorso viabilistico, commerciale o infrastrutturale. È un simbolo della storia di Lodi, legato in tutto il mondo alla battaglia del 10 maggio 1796 e al nome di Napoleone Bonaparte.
La struttura attuale in muratura risale al 1864 e costituisce da più di un secolo e mezzo uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio urbano lodigiano.
La sua immagine ha un valore turistico, in particolare per il pubblico francese, per il quale il nome Pont de Lodi non è affatto sconosciuto: a Parigi, nel cuore del VI arrondissement, esiste dal 1798 la Rue du Pont-de-Lodi, che collega rue des Grands-Augustins a rue Dauphine e prende il nome proprio dalla vittoria napoleonica combattuta sulle rive dell’Adda.
Un turista parigino può dunque arrivare a Lodi conoscendo già il nome del nostro ponte dalla propria città. E cosa gli mostriamo?
Da una parte il ponte ottocentesco in mattoni, con la sua storia e la sua continuità architettonica. Dall’altra un inserimento contemporaneo di cemento armato che interrompe brutalmente quell’immagine.
Il giudizio estetico è naturalmente soggettivo. Il nostro è molto semplice: la nuova parte, accostata al ponte storico, sembra più un abuso edilizio di Scampia che un intervento su uno dei principali monumenti identitari della città.
È una provocazione: ma pone una domanda seria: Possibile che in un’opera così delicata, sottoposta agli occhi non soltanto dei lodigiani ma anche dei visitatori, non fosse possibile trovare una soluzione capace di rispettare maggiormente forme, materiali e proporzioni del ponte storico?
Lodi parla continuamente di turismo, cultura, attrattività e valorizzazione del proprio patrimonio. Di fiume al centro della città.
Poi però uno dei luoghi più conosciuti della sua storia europea rischia di presentarsi ai visitatori come mezzo ponte ottocentesco e mezzo manufatto stradale contemporaneo, senza un vero dialogo estetico fra le due parti.
Per una città che potrebbe costruire proprio sulla propria storia napoleonica una parte della propria offerta turistica internazionale, non è un dettaglio. È un’occasione persa.
Il tema del premio di accelerazione – Il ponte è stato chiuso il 9 marzo e negli atti comunali la scadenza indicata era l’11 settembre.
AIPo ha successivamente annunciato la riapertura ai pedoni il 18 settembre e alle automobili il 19 settembre. Questo, da solo, non significa automaticamente che l’impresa non abbia diritto al premio. Il contratto potrebbe infatti legare il pagamento alla data di ultimazione tecnica delle opere anziché alla riapertura al traffico; potrebbero essere previste soglie, condizioni particolari o eventuali proroghe. Ed è proprio per questo che chiediamo trasparenza.
Lodi si Muove chiede di conoscere:
- il termine contrattuale esatto rispetto al quale viene calcolato il premio di accelerazione;
- le condizioni necessarie affinché l’impresa maturi i 240.000 euro;
- se il premio sarà corrisposto integralmente, parzialmente oppure non sarà corrisposto;
- l’esistenza di eventuali proroghe, con relative date e motivazioni;
- la provenienza definitiva dei 240.000 euro pubblici;
- la data che verrà certificata come effettiva ultimazione dei lavori;
- il conteggio finale sulla base del quale verrà eventualmente liquidato il premio.
Non contestiamo la necessità di accelerare un cantiere che ha diviso Lodi per sei mesi.
Contestiamo una scala delle priorità che rischia di apparire paradossale: fino a 240.000 euro per premiare un’impresa esterna al territorio e appena 62.700 euro complessivi per sostenere le imprese lodigiane che, a causa della chiusura, hanno visto crollare gli incassi per mezzo anno.
Il conto economico e quello estetico – E al conto economico aggiungiamo ora anche quello che resterà dopo il cantiere: l’impatto estetico permanente su uno dei simboli storici della città. I commercianti dell’Oltreadda non hanno deciso di chiudere il ponte. Non lo ha deciso il Consiglio Comunale. Non hanno scelto il cronoprogramma, non hanno firmato l’appalto e non hanno progettato la nuova struttura.
Ne hanno semplicemente sopportato le conseguenze economiche.
E a differenza dell’impresa appaltatrice, sono loro che resteranno qui anche dopo la riapertura del ponte: continueranno a creare lavoro, pagare imposte, utilizzare fornitori locali, tenere accese le vetrine e contribuire alla vita economica e sociale dell’Oltreadda.
Per questo, prima della liquidazione di qualsiasi premio, riteniamo opportuno che AIPo, Regione Lombardia e Comune di Lodi rendano pubblici contratto, cronoprogramma, eventuali proroghe, certificato di ultimazione dei lavori e calcolo definitivo della premialità.
Quando si spendono soldi pubblici — soprattutto cifre di questa entità — i cittadini devono poter sapere per cosa vengono pagati, quali condizioni siano state effettivamente rispettate e quale ricaduta producano quelle risorse sul territorio.
Fino a 240.000 euro destinati a un’impresa che, terminato il cantiere, lascerà Lodi.
62.700 euro divisi tra imprese lodigiane che a Lodi resteranno, continueranno a lavorare e continueranno a sostenere l’economia della città.
Lodi ha pagato il prezzo economico del cantiere.
Non vorremmo scoprire di doverne pagare per decenni anche il prezzo estetico.
Lodi si Muove


