Tavazzano. Pregiudicato egiziano arrestato per tentato omicidio

Domenica a mezzogiorno, in un appartamento di via Pesa a Tavazzano, si è sfiorata l’ennesima tragedia per contrasti in ambito domestico.

Questa volta, però, non si sia trattata della classica lite moglie-marito, ma di un bisticcio tra due egiziani conviventi. A richiedere l’intervento di una pattuglia dei carabinieri è stato un loro connazionale, pure lui residente a Tavazzano e amico della vittima, da cui era stato chiamato telefonicamente implorando di aiutarlo perché il suo convivente voleva ucciderlo.

Questi si è quindi precipitato a casa dei due rendendosi subito conto della gravità della situazione e con voce rotta dall’agitazione, ha spiegato all’operatore del 112 cosa fosse successo. Sul posto sono immediatamente intervenuti diverse pattuglie dei Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Lodi e della Stazione di Tavazzano, che si sono trovati davanti il richiedente e la parte offesa, il 39enne H.H.A.M. che presentava una brutta ferita lacero contusa al braccio sinistro.

L’aggressore, invece, si era barricato in camera da letto e non intendeva aprire. Ci sono voluti alcuni minuti e tanta opera persuasiva ai militari per convincerlo ad uscire dalla stanza ed arrendersi e identificarlo: si tratta del 60enne E.W., con precedenti di polizia per reati contro la persona.

Riportata la calma in casa, i militari hanno subito richiesto l’intervento dei sanitari del 118 per le prime cure del caso al ferito, poi trasportato all’Ospedale di Lodi, ove venivano fortunatamente escluse lesioni a nervi e vasi importanti, mentre si rendevano necessari 12 punti di sutura.

I fatti: verso le 12.30 H.H.A.M., il ferito, e E.W., l’aggressore, mentre erano in procinto di pranzare, hanno iniziato una banale discussione proprio per il cibo, durante la quale ad H.H.A.M. sarebbe scappata una bestemmia che ha fatto letteralmente infuriare il connazionale, il quale, udita la blasfemia, offuscato dalla rabbia ha brandito un coltello da cucina e ha tentato di colpire al cuore il suo connazionale, salvato dalla prontezza di riflessi di proteggere con il braccio sinistro l’organo vitale a cui era destinato il fendente, che se l’avesse raggiunto si sarebbe rivelato certamente letale. Non contento ha continuato a colpirlo con un ombrello, fino a romperlo.

Accertata la dinamica dei fatti, i militari hanno ispezionato la casa e, in sopra un mobile, hanno rinvenuto l’arma del delitto, un coltello con la lama lunga 12 cm già pulito dall’aggressore dal sangue, appurando anche che l’aggressore aveva già preparato le valige e passaporto, evidentemente pronto per rendersi irreperibile.

Proprio per questo motivo i carabinieri hanno adottato nei confronti di E.W.  il fermo di indiziato di delitto, per il reato di omicidio volontario aggravato nei confronti del 39enne.

Fondamentali sono stati i gravi indizi di colpevolezza emersi dal racconto della persona offesa, che ha trovato riscontro nel sopralluogo dei carabinieri, nonché proprio il concreto pericolo di fuga.

I precedenti di E.W. in ogni caso dipingono il ritratto di una personalità non nuova ad azioni violente, avendo nel 2017 provocato lesioni gravi al figlio, colpito in testa con un bicchiere, costatogli una condanna a due anni di reclusione.

Per i fatti occorsi domenica, invece, espletate le formalità di rito egli è stato associato presso la Casa Circondariale di Lodi, dove è tuttora ristretto in attesa della decisione dell’organo giudicante sulla richiesta di convalida del fermo e della misura cautelare richieste dal magistrato del Pubblico Ministero, nel corso dell’udienza di questo pomeriggio.

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