Di Pubblicato il: 6 Maggio 2026Categorie: Lettere

Lettere – Ponti lombardi: quando la manutenzione arriva tardi

Lodi, 4 maggio 2026 – Il 27 aprile 2026 il ponte strallato “Ferrante Castelli” di Boccaserio, che collega Bertonico (provincia di Lodi) a Montodine (provincia di Cremona) lungo la ex statale 591, è stato chiuso in entrambe le direzioni dopo il cedimento di un giunto. La rottura ha causato un pericoloso dislivello del manto stradale, danneggiando almeno due autovetture nella notte prima della chiusura. Migliaia di pendolari e attività produttive dell’area si trovano ora costretti a percorrere una deviazione di oltre 25 chilometri.

Il dato che colpisce di più non è la chiusura in sé, ma la storia di quella infrastruttura: inaugurata nel 2009 dopo quindici anni di attese, il ponte ha oggi meno di vent’anni di vita. Un’opera relativamente recente che mostra già cedimenti strutturali significativi. Come è possibile?

Il problema si chiama manutenzione preventiva — o meglio, la sua assenza.

Le infrastrutture stradali della Lombardia, come del resto di tutta Italia, sono state progettate e costruite in un’epoca in cui i volumi di traffico — in particolare quello pesante — erano ben diversi da quelli odierni. Decenni di transiti di tir, mezzi pesanti, trasporti eccezionali mettono a dura prova manufatti che in alcuni casi reggono da un secolo e in altri cedono prima del previsto. Le Linee Guida ministeriali per la classificazione e gestione del rischio dei ponti esistenti (D.M. 204/2022) prevedono un approccio strutturato di censimento, ispezione e monitoraggio. Eppure la cronaca racconta un’altra realtà: si aspetta il giunto che cede, la crepa che si allarga, il “forte rumore” avvertito da un autotrasportatore.

Il caso di Bertonico non è isolato: la Lombardia è un cantiere aperto.

Basta guardare oltre il Lodigiano per capire che si tratta di un problema sistemico. Il ponte di Brivio, che collega le province di Lecco e Bergamo sulla SS342 Briantea, è stato chiuso oggi 4 maggio 2026 per ben 15 mesi di lavori di manutenzione straordinaria: costruito tra il 1913 e il 1917, questo manufatto centenario necessita oggi di un intervento da 14 milioni di euro. A Rho, in provincia di Milano, un ponte di via Biringhello sarà chiuso dall’11 maggio per demolizione e ricostruzione dei cordoli. Sono situazioni diverse per cause e dimensioni, ma accomunate da un filo rosso: la manutenzione che arriva in ritardo, spesso quando il disagio per i cittadini è già inevitabile. Regione Lombardia ha programmato per il triennio 2024-2026 interventi su 69 infrastrutture per oltre 80 milioni di euro: risorse importanti, ma che rischiano di restare insufficienti se la logica rimane quella dell’emergenza piuttosto che della prevenzione.

Su questo punto, nel caso di Bertonico, emerge un dato che non può passare inosservato. Il presidente della Provincia di Lodi ha dichiarato che il ponte era oggetto di monitoraggio periodico e che non erano emerse criticità rilevanti. Tuttavia, già nel dicembre 2025 era stato segnalato un fenomeno di ossidazione su alcuni elementi strutturali, con ulteriori accertamenti programmati ma non ancora conclusi. Sorge spontanea una domanda: se quell’anomalia era già nota, perché si è arrivati alla chiusura d’emergenza quattro mesi dopo? Questo è esattamente il confine tra manutenzione preventiva e gestione tardiva del rischio.

Il Lodigiano non è nuovo a questo tipo di disagi. La memoria di chi ha vissuto i quindici anni di isolamento tra Bertonico e Montodine prima del 2009 è ancora viva. Riaprire quella ferita — anche solo temporaneamente — è intollerabile per una comunità che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di mobilità e sviluppo economico. E i costi non sono solo logistici: c’è chi in pochi giorni ha visto crollare l’attività dell’80%, chi ha visto raddoppiare i tempi di spostamento, chi teme che una chiusura prolungata segni il destino di imprese che avevano scommesso sul territorio.

Come AMA IL TUO PAESE chiediamo:

  • che la Provincia di Lodi e la Regione Lombardia rendano pubblici i risultati delle verifiche tecniche sul ponte “Ferrante Castelli” nei tempi più brevi possibili, e comunque già in occasione del tavolo istituzionale convocato per sabato 9 maggio a Montodine;
  • che venga fornito ai cittadini un cronoprogramma realistico degli interventi e dei tempi di riapertura;
  • che venga chiarito pubblicamente il nesso tra la segnalazione di dicembre 2025 e la chiusura d’emergenza di aprile 2026: i cittadini hanno diritto di sapere se i tempi di reazione siano stati adeguati;
  • che si avvii una ricognizione straordinaria sullo stato di tutti i ponti di competenza provinciale nel territorio lodigiano, con esiti resi pubblici;
  • che la manutenzione preventiva diventi una priorità di bilancio e non un’appendice residuale, perché intervenire prima costa sempre meno — in denaro e in sicurezza — che intervenire dopo.

La sicurezza delle infrastrutture non è una questione tecnica da lasciare ai soli uffici competenti. È una questione civica che riguarda ogni cittadino che ogni giorno percorre quelle strade.

Domenico Ossino

Referente AMA IL TUO PAESE – Lodi