Di Pubblicato il: 13 Ottobre 2026Categorie: Lettere

Lettere – Ponte sul Lambro tra Lambrinia e Orio Litta: accesso libero e flessione anomala nella campata centrale. AIPO non ha imparato da Maccastorna?

Lodi, 12 ottobre 2026 – A seguito di segnalazioni pervenute da cittadini, si è verificato quanto riferito, documentando la situazione con le fotografie allegate al presente comunicato.

Il nuovo ponte sul Lambro: un cantiere aperto, frequentato e non custodito

Il nuovo ponte ciclopedonale in struttura reticolare d’acciaio sul fiume Lambro — opera cardine del lotto Pavia–San Rocco al Porto della ciclovia VEnTO, finanziata con fondi PNRR-Next Generation EU e realizzata da AIPO (Agenzia Interregionale per il fiume Po) — è stato posato a fine luglio 2026 e collega la frazione di Lambrinia (Comune di Chignolo Po, PV) al Comune di Orio Litta (LO). L’opera non è ancora stata aperta al pubblico e il cantiere non è formalmente ultimato.

Durante il sopralluogo è stato possibile constatare quanto segue:

  1. Accesso libero e privo di qualsiasi segnaletica di divieto

Le transenne di cantiere risultano spostate. Gli accessi al ponte sono di fatto privi di barriere efficaci: è possibile accedervi liberamente a piedi, in bicicletta e persino in moto. Nei fine settimana famiglie e curiosi salgono sulla struttura. Non è presente alcuna segnaletica di divieto d’accesso né alcun presidio. Una situazione che configura un rischio concreto per la sicurezza pubblica in un’area di cantiere non collaudata e non consegnata.

  1. Una flessione anomala nella campata centrale

L’elemento più preoccupante rilevato durante il sopralluogo riguarda la campata centrale del ponte, che presenta una flessione visibile stimabile in circa venti centimetri. Si tratta di una deformazione anomala per un’opera appena posata, che non ha ancora sopportato i carichi ordinari di esercizio. Tecnici consultati ritengono che tale flessione meriti accertamenti urgenti da parte degli enti competenti.

Un copione già visto: il precedente di Maccastorna

Chi ha seguito le vicende del territorio lodigiano ricorderà bene cosa è accaduto pochi mesi fa sulla stessa ciclovia VEnTO, finanziata dagli stessi fondi PNRR e realizzata dallo stesso ente attuatore AIPO: la passerella ciclopedonale agganciata al ponte sull’Adda tra Maccastorna e Crotta d’Adda — costata 4 milioni di euro — è crollata in cinque cedimenti successivi tra febbraio e marzo 2026, con campate precipitate nel fiume Adda, cantiere sequestrato dalle Procure di Lodi e Cremona, navigazione sospesa e rottami rimossi solo a luglio. Il collegamento rimane interrotto sine die e le indagini sono ancora in corso.

Il sottoscritto, già fondatore e Presidente del Comitato Alluvionati Lodi – C.Al.Lo., aveva già sollevato pubblicamente la questione all’indomani di quel disastro, chiedendo garanzie sulla tenuta di tutte le opere AIPO nel territorio lodigiano e ponendo una domanda rimasta senza risposta esaustiva: se i calcoli di tenuta e i sistemi di collegamento su una struttura moderna hanno fallito così clamorosamente, quali garanzie abbiamo per le altre opere dello stesso soggetto attuatore?

Oggi quella domanda si ripropone con ancora maggiore urgenza davanti a una campata che mostra già una flessione anomala, su un ponte non ancora collaudato e non ancora consegnato. Maccastorna non era un caso isolato: era un segnale. E i segnali vanno ascoltati prima, non dopo.

Le domande che poniamo

Chiedo risposte pubbliche e urgenti a AIPO, ai Comuni di Chignolo Po e Orio Litta, a Regione Lombardia e al Ministero delle Infrastrutture:

  1. L’area di cantiere è formalmente messa in sicurezza? Chi è responsabile della custodia e della prevenzione degli accessi non autorizzati fino alla consegna dell’opera?
  2. La flessione rilevata nella campata centrale è stata verificata dai progettisti e dal direttore dei lavori? Rientra nelle tolleranze di progetto o costituisce un’anomalia strutturale?
  3. Sono stati disposti accertamenti tecnici indipendenti sulla struttura, anche alla luce del crollo di Maccastorna, realizzata nell’ambito dello stesso progetto e dagli stessi soggetti attuatori?
  4. Il collaudo statico e funzionale dell’opera è stato eseguito o programmato? Con quali tempi e da parte di chi?
  5. Quali misure immediate verranno adottate per impedire l’accesso di cittadini a un’opera non ancora collaudata e potenzialmente non sicura?

Mi riservo di trasmettere il presente comunicato, corredato di documentazione fotografica, alle autorità competenti inclusa la Guardia di Finanza, affinché vengano verificate la regolarità dell’appalto, la conformità dei lavori al progetto approvato e la corretta rendicontazione dei fondi pubblici impiegati.

Il territorio lodigiano ha già pagato prezzi altissimi per infrastrutture che hanno ceduto. I cittadini non possono essere lasciati soli ad aspettare il prossimo cedimento.

 Domenico Ossino

Già fondatore e Presidente del Comitato Alluvionati Lodi (C.Al.Lo)