Di Pubblicato il: 1 Febbraio 2016Categorie: Lettere

Lettere – Perché l’olio tunisino e il riso cambogiano finiscono sulle nostre tavole?

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Dopo l’ammissione della circolazione di formaggi e simili realizzati con oscenità come il latte in polvere, siamo passati al favorire l’accesso nel mercato dell’Unione di 92 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino (non Extra Vergine), senza far pagare alcun dazio a Tunisi, autorizzando di fatto una situazione di concorrenza sleale. La produzione di olio in Italia, di qualità ovviamente superiore, non può competere con quella tunisina  Ora la Direzione generale Agricoltura e Sviluppo Rurale della Commissione europea ha ipotizzato di liberalizzare l’uso nell’etichettatura di tutti i vini, compresi quelli senza indicazione geografica, di quei nomi di varietà che oggi sono riservati in virtù delle norme comunitarie vigenti.

Siamo al delirio: se questo assurdo testo dovesse passare, potremmo ritrovarci a bere il gutturnio cinese, lo zibibbo brasiliano e via dicendo.

Come per i prodotti caseari e per l’olio, il danno maggiore ancora una volta andrebbe, fra tutte le nazioni europee, proprio all’Italia, che è il primo Paese al mondo per produzione vitivinicola, con ben più di cinquecento fra vini Doc, Docg e Igt, senza contare le migliaia di produzioni locali diffuse sul territorio nazionale. Il tutto per un fatturato stimato di circa 12 miliardi, che dà lavoro ad 1,25 milioni di persone.

Perché l’olio tunisino e il riso cambogiano finiscono sulle nostre tavole? Perché rientrano  in un piano “di aiuto e solidarietà” verso Paesi disastrati economicamente. E quindi dobbiamo disastrare noi stessi. Ancora una volta il governo Renzi da un lato parla di aiutare l’agricoltura italiana, ma dall’altro va nelle istituzione europee a distruggere il nostro sistema. Il PD chiaramente ha già dato la sua adesione a questi provvedimenti che avranno per la nostra economia un effetto micidiale.

(Fonte numeri: intellettualedissidente.it)

 Gianpietro Boieri

Responsabile Dipartimento Regionale Agricoltura – FdI AN Lombardia