Lettere – Giustizia e Devolution: Il Partito Popolare del Nord denuncia il divario strutturale

Lecco – A seguito degli esiti dei Referendum sulla Giustizia, il Partito Popolare del Nord, guidato dall’ex Ministro Roberto Castelli, interviene con una nota durissima, evidenziando come il voto abbia ricalcato le storiche fratture già emerse vent’anni fa con il referendum sulla Devolution. Non si tratta di una semplice coincidenza, ma della conferma di una dicotomia strutturale che vede il Nord produttivo contrapposto a un’Italia arroccata sullo status quo.
«Questo voto non divide la politica, divide l’economia reale del Paese,» esordisce il Partito Popolare del Nord. «Siamo di fronte all’ennesima certificazione di una geografia del valore dove chi crea ricchezza guarda al cambiamento, mentre chi ne è privo teme il futuro. È inaccettabile che le aree che trainano il Paese debbano correre con le ‘gambe legate’ per sostenere chi preferisce l’immobilismo.»
I dati parlano chiaro: il fronte del “Sì” ha vinto nell’Italia produttiva — Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia — trascinato dai lavoratori autonomi (il 55% del mondo autonomo ha votato SÌ) e dai dipendenti privati. «Esiste una questione legata al mondo produttivo che non può più passare inosservata», incalza il Partito Popolare del Nord «c’è chi la mattina si sveglia per produrre e inventarsi il lavoro, e chi invece pensa a come farsi mantenere o garantire da ‘mamma Stato’. Questa pantomima dell’assistenzialismo, che sia di destra o di sinistra, deve finire. Siamo ingabbiati da una burocrazia devastante e da una tassazione soffocante.»
Il cuore della critica del Partito Popolare del Nord punta dritto alla questione fiscale e al riconoscimento di una specificità culturale ed economica del Settentrione che rimane irrisolta. «È giunto il momento di mettere sul tavolo la tutela di chi produce reddito. Il sistema attuale premia chi consuma la ricchezza prodotta da altri, penalizzando chi la genera. Basta privilegi e contributi, basta essere zavorrati da un’Italia arretrata e che vive di sussidi pubblici. La ricchezza va lasciata a chi e dove viene prodotta.»
In conclusione, si richiama la necessità di un’ampia riforma dello Stato basata sull’autonomia come previsto dalla Costituzione e auspicato da figure come Gianfranco Miglio. «L’Autonomia dei territori non serve a creare differenze, ma a consentire sviluppi misurati sulle reali esigenze di chi corre. È una questione di sopravvivenza: il Nord deve essere messo in condizione di competere nel mondo occidentale, vedendo finalmente riconosciuta la propria identità di motore economico e sociale.»
SÌ → 46,26% voti → ~57% PIL territoriale
NO → 53,74% voti → ~43% PIL territoriale


