Da Salonicco per conoscere l’agricoltura lombarda
Da Salonicco a Milano per conoscere i segreti dell’agricoltura lombarda: è il ‘viaggio di studio’ che ha fatto in questi giorni una delegazione di imprenditori agricoli greci, giunta nel nostro Paese per confrontarsi con i loro colleghi italiani, soprattutto sulle strategie da seguire per riuscire a commercializzare con successo il prodotto finito.
Malgrado le differenze agronomiche – Salonicco ed il territorio circostante si trovano mediamente a 400 metri sul livello del mare, con coltivazioni fatte soprattutto di alberi da frutta ed ulivi, mentre nella Bassa Lombardia si coltiva prevalentemente mais a servizio degli allevamenti di bovini da latte – la delegazione greca, composta da una quindicina di imprenditori agricoli – ha deciso di incontrarsi con la delegazione di Confagricoltura Milano, Lodi, Monza Brianza, guidata dal presidente Antonio Boselli e da Amedeo Cattaneo, responsabile provinciale di Impresa Famiglia.
Come concordato, l’incontro ha preso avvio con una descrizione del lavoro che Confagricoltura svolge a favore dei suoi associati, a partire da quel ‘senso dell’unione’ che è imprescindibile per fare gruppo e incidere in maniera efficace nei confronti sia delle istituzione pubbliche deputate a governare il ‘settore primario’, sia delle controparti: industria di trasformazione e distribuzione organizzata.
Primo problema emerso con chiarezza: la presenza nel nostro Paese di tre organizzazioni agricole, spesso divise tra loro nelle scelte di fondo a sostegno del settore; in Grecia sono due ed anche loro divise.
Entrando nel merito delle coltivazioni praticate nel Milanese e nel Lodigiano, con particolare attenzione alla coltivazione di foraggi per gli allevamenti, Cattaneo ha fatto memoria delle ‘marcite’, metodo di coltivazione, reso possibile grazie all’abbandonanza di acqua per l’irrigazione proveniente dai bacini alpini, che ha suscitato curiosità ed interesse da parte della delegazione greca.
Dai foraggi si è passati alla gestione degli allevamenti di bovini da latte ed alla produzione di formaggi, l’elemento ad elevato valore aggiunto che anche oggi è in grado di fare la differenza nella remuneratività di una azienda agricola.
Il problema attuale in Lombardia è che buona parte degli opifici e dei caseifici a dimensione aziendale hanno ceduto il posto all’industria ed ai grandi gruppi internazionali e gli allevatori si sono specializzati unicamente nella produzione del bene primario: il latte.
Le aziende agricole hanno perso potere contrattuale ed in questi ultimi anni la situazione si è aggravata a tal punto che il prezzo del latte conferito agli allevatori riesce a stento a bilanciare i costi produttivi.
A creare ulteriori problemi al ‘settore primario’ è poi l’eccesso di burocrazia e di atti formali da rispettare, con la mancanza di una ‘politica agricola’ lungimirante ed appropriata.
Il sistema produttivo agricolo ne risente a tal punto da rischiare il collasso, conducendo allo sfacelo un settore, quello primario, che per centinaia di anni ha permesso al Lodigiano di crescere e di prosperare.
Si tratta di problemi vissuti anche in Grecia, come hanno riconosciuto i componenti della delegazione di Salonicco alle prese – nelle loro produzioni tipicamente mediterranee – con una forte riduzione dei margini di guadagno; riuscire a penetrare nel mercato europeo e, in genere, in quello estero sta diventando oltre modo difficile.
La visita della delegazione greca a Confagricoltura si è chiusa con lo scambio dei simboli delle rispettive organizzazioni agricole, alla presenza del direttore di Confagricoltura, Luigi Curti, di Cattaneo e del responsabile della delegazione greca.


