Di Pubblicato il: 12 Marzo 2015Categorie: Attualità

Sequestrata la più grande discarica del Lodigiano: smaltimento illecito, danneggiamento acque e atti falsi

discarica-sequestro

Lodi – Uso di atto falso, smaltimento illecito e danneggiamento di acque pubbliche. Sono queste le tre ipotesi di reato che il Corpo Forestale dello Stato contesta alla società Ecoadda (gruppo Waste Italia) che gestisce il sito di stoccaggio rifiuti di Cavenago d’Adda. Nell’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lodi, sono al momento indagati C.G., C.M. e C.M.M., tutti e tre di Ecoadda.

Un secondo filone d’indagine (per ora distinto) per abuso d’ufficio è quello in cui sono coinvolti alcuni ex amministratori provinciali. Da quanto emerso dall’odierna conferanza stampa sarebbero almeno 9 le persone interessate dall’inchiesta. «Non è escluso che i due fascicoli, che per ora viaggiano su binari separati, – ha dichiarato il procuratore Vincenzo Russo – si possano intrecciare tra di loro e anche con un altra indagine seguita dalla Procura di Brescia»

L’impianto è stato posto sotto sequestro questa mattina dopo mesi di indagini. Gli inquirenti hanno avuto modo, nel corso dei ripetuti ingressi, di rilevare la presenza di numerosi cumuli di rifiuti di diversa natura: pneumatici integri, cavi elettrici, materiale plastico e altri rifiuti evidentemente differenti dai solidi urbani e comunque non sottoposti a trattamento. Materiale che dovrebbe essere invece selezionato, triturato, compattato e ridotto in pellet o subire altri trattamenti meccanici, diversi dall’incenerimento, o altri trattamenti chimico-fisici. Una categoria di rifiuti che comunque deve essere costituita da materiali diversi che non plastica, gomma, carta, vetro, metalli, legno, tessili, ecc.

L’accusa ha inoltre ritenuto che, a seguito di reiterate immissioni di sostanze inquinanti derivanti dalla gestione della discarica, sarebbe stata danneggiata la falda freatica sottostante. Nei campioni effettuati a valle dell’area indagata è emerso il costante aumento, al di sopra del limite di legge, dei valori relativi al manganese. Riscontrato anche un eccezionale innalzamento della falda, che di regola si presenta ad una profondità di 12 metri circa, e che in talune aree è emersa creando piccoli specchi d’acqua paludosi. Sono in atto ulteriori accertamenti per chiarire la natura del fenomeno.

Infine è stato contestato agli indagati l’uso di atti falsi, in quanto i formulari identificativi dei rifiuti e i relativi certificati di caratterizzazione dei rifiuti, avrebbero attestato falsamente il codice specifico (CER 19.12.12), mentre tali rifiuti risultavano non aver subito alcun trattamento preliminare allo smaltimento definitivo in discarica, quali il vaglio, la selezione e la riduzione volumetrica, tali da farli classificare con tale codice. Proseguono le indagini per l’individuazione di eventuali responsabilità in merito agli aspetti autorizzativi dell’esercizio della discarica.

Le attività svolte si sono avvalse anche del contributo del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Brescia, le cui indagini collegate – su delega della procura di Brescia – hanno consentito di confermare le ipotesi investigative.

QUI IL VIDEO con la dichiarazione del Procuratore.


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