Di Pubblicato il: 3 Marzo 2026Categorie: Lettere

Lettere – Crollo della passerella AIPO: Ponte di Maccastorna – Crotta d’Adda, il vero pericolo è il ponte sulla SP 196

Lodi, 3 marzo 2026 – Nell’ultimo anno ho seguito con costanza e determinazione il tema della sicurezza del Ponte Storico di Lodi, presentando esposti a tutti gli Organi preposti, segnalazioni al Prefetto e richieste di verifica indipendente, come riportato da diverse testate giornalistiche. La mia posizione, spesso controcorrente, nasce da un impegno civico consolidato e documentato. È nello stesso spirito di tutela dell’interesse pubblico che intervengo oggi sulla vicenda del ponte SP 196 tra Maccastorna e Crotta d’Adda, un caso che ha assunto rilievo nazionale e internazionale e che coinvolge un ente interregionale come AIPO, la cui credibilità istituzionale risulta inevitabilmente messa in discussione dagli eventi recenti.

Come referente del Movimento Civico AMA IL TUO PAESE e già Presidente del Comitato Alluvionati Lodi, ritengo necessario portare all’attenzione pubblica una situazione che non può più essere ignorata.

Il recente crollo della passerella ciclopedonale sul fiume Adda, avvenuto tra Maccastorna e Crotta d’Adda, è solo la punta dell’iceberg. Il vero problema è lo stato del ponte sulla SP 196, un’infrastruttura strategica che oggi presenta condizioni preoccupanti e potenzialmente pericolose.

Fondazioni scoperte e pile erose: un ponte in stato critico

Le immagini diffuse nei giorni precedenti al sequestro e riportate dalla cronaca locale mostrano chiaramente:

  • scalzamento avanzato del fondo alveo

  • pali di fondazione completamente esposti alla corrente

  • erosione del sarcofago protettivo

  • pile direttamente investite dalla corrente veloce dell’Adda

Secondo la manualistica universitaria e le NTC, una pila in alveo deve essere protetta da scogliere, gabbionate, materassi Reno o rivestimenti in pietrame.
Qui siamo davanti all’esatto contrario: fondazioni nude e vulnerabili.

Accumulo di legname e detriti: un aggravante pericoloso

A valle delle pile si è formato un ammasso consistente di tronchi, rami e materiale flottante, che:

  • aumenta la spinta idraulica sulla pila

  • genera turbolenze che accelerano lo scalzamento

  • crea un effetto diga che modifica il flusso

  • rappresenta un rischio in caso di piena

Questo fenomeno è noto come una delle principali cause di collasso locale delle pile nei ponti fluviali.

A pochi metri dalle pile, sulla destra orografica, è inoltre presente una evidente cavitazione della sponda, causata dalle piene e dall’azione erosiva della corrente. La cavità è chiaramente visibile nelle immagini e dimostra che anche le opere di difesa spondale sono compromesse. Se non trattato, questo fenomeno può evolvere rapidamente in erosione regressiva, mettendo ulteriormente a rischio la stabilità delle fondazioni del ponte.

È un segnale inequivocabile, che l’intero sistema ponte–sponda–alveo necessita di un intervento urgente e coordinato.

Il cantiere AIPO non ha rilevato anomalie evidenti: una grave omissione tecnica

Il cantiere della passerella ciclopedonale operava a ridosso del ponte, utilizzando mensole e appoggi collegati alla struttura esistente.

In queste condizioni, è obbligo tecnico e normativo che il RUP AIPO e la Direzione Lavori verifichino:

  • lo stato delle pile

  • la sicurezza delle fondazioni

  • la presenza di fenomeni di scalzamento

  • l’integrità degli appoggi

  • la compatibilità strutturale tra opera nuova e opera esistente

Eppure, nonostante la visibilità immediata delle criticità, non risulta che il RUP AIPO abbia rilevato o segnalato alcuna anomalia.

Le fondazioni scoperte, l’erosione in atto e l’accumulo di detriti erano evidenti a occhio nudo, come documentato dalle immagini pubblicate prima del sequestro dell’area.

Questa omissione è particolarmente grave perché:

  • il ponte era già noto come strutturalmente ammalorato

  • la passerella era fisicamente collegata alla struttura esistente

  • la normativa impone la verifica preventiva dell’opera principale

  • la sicurezza del ponte è prioritaria rispetto a qualsiasi opera accessoria

È legittimo chiedersi come sia stato possibile che un cantiere pubblico, con tecnici incaricati e responsabilità precise, non abbia rilevato una condizione così critica e potenzialmente pericolosa per la sicurezza pubblica.

Chiarezza sul ruolo civico e sulle fonti tecniche

Preciso che le mie osservazioni non sostituiscono in alcun modo le valutazioni dei tecnici abilitati. Tuttavia, come cittadino, referente civico e già Presidente del Comitato Alluvionati Lodi, ho il dovere di segnalare ciò che è oggettivamente visibile: fondazioni scoperte, erosione in atto, accumulo di detriti e condizioni che qualsiasi manuale universitario e normativa tecnica indicano come fattori di rischio. Le mie considerazioni si basano su rilievi fotografici pubblici, documentazione pubblica e principi tecnici consolidati, e mirano esclusivamente a sollecitare gli enti competenti ad effettuare verifiche approfondite e interventi urgenti.

Le informazioni tecniche richiamate non provengono da valutazioni personali, ma da una analisi pubblicata da Cooprogetti, società di ingegneria che opera nel settore delle infrastrutture. Nel loro approfondimento del 12 febbraio 2024, Cooprogetti descrive in modo dettagliato le criticità del ponte: intradosso ammalorato, travi di appoggio degradate, pile in alveo deteriorate e necessità di adeguamento statico e sismico.

Le mie osservazioni si limitano a richiamare quanto già evidenziato da professionisti del settore e a segnalare ciò che oggi è visibile a occhio nudo.

Il ponte era quindi già noto come ammalorato: le criticità strutturali erano state documentate nel 2024 e riguardavano sia l’impalcato sia le pile in alveo. Nonostante ciò, si è proceduto a costruire una passerella agganciata a una struttura già compromessa, senza affrontare prima le vulnerabilità dell’opera principale.

Il cantiere è sotto sequestro: deve restare fermo finché il ponte non è messo in sicurezza

Il cantiere della passerella è oggi sotto sequestro giudiziario, ma questo non basta.

La passerella deve passare in secondo piano: la priorità assoluta è la messa in sicurezza del ponte, che rappresenta un’infrastruttura vitale per la viabilità interprovinciale.

È necessario che:

  • il cantiere resti bloccato finché non saranno eseguiti gli interventi urgenti sul ponte

  • ogni risorsa venga destinata alla stabilità delle pile e alla protezione delle fondazioni

  • si sospenda ogni attività non essenziale fino alla completa verifica strutturale

Continuare a investire sulla passerella ignorando il ponte significherebbe sperperare denaro pubblico e aggravare una situazione già critica.

Per questo motivo, chiedo formalmente l’intervento della Procura della Corte dei Conti della Lombardia per valutare un possibile danno erariale derivante:

  • dalla gestione del cantiere

  • dalla mancata vigilanza tecnica

  • dall’utilizzo di fondi pubblici su un’opera accessoria ignorando la sicurezza dell’opera principale.

Ricordo inoltre che l’area del cantiere è attualmente sotto sequestro da parte della Procura della Repubblica di Lodi, che ha già avviato accertamenti sulle cause del crollo e sulla gestione complessiva dell’opera. L’intervento della Corte dei Conti si pone quindi in continuità con le verifiche già in corso, ampliandole al profilo del possibile danno erariale derivante dall’utilizzo di fondi pubblici su un’opera accessoria mentre la struttura principale versava in condizioni critiche.

Conclusione

Il crollo della passerella è un campanello d’allarme.
Il vero pericolo è il ponte.
Serve un intervento immediato, trasparente e documentato.
Serve che gli enti preposti assumano le proprie responsabilità.
Serve che la sicurezza venga prima dei cantieri e dei finanziamenti da spendere.

Domenico Ossino
Referente Movimento Civico AMA IL TUO PAESE
Già Presidente Comitato Alluvionati Lodi