Lettere – Appoggiamo gli agricoltori italiani: la loro battaglia è anche la nostra

Gentile Direttore,
giovedì 9 gennaio ho seguito con attenzione la protesta dei trattori che hanno bloccato Milano contro l’accordo UE-Mercosur. Come ex sindacalista dell’agroalimentare, sento il dovere di esprimere la mia piena solidarietà a quegli agricoltori e di spiegare perché la loro battaglia riguarda tutti noi.
Questo accordo rappresenta l’ennesima dimostrazione di come si sacrifichi l’agricoltura europea sull’altare del libero scambio senza regole. Ma chi paga davvero il prezzo più alto? I lavoratori agricoli e gli agricoltori, su entrambi i lati dell’oceano.
Il vero problema non è il commercio internazionale in sé, ma un accordo che non prevede reciprocità sociale, ignora completamente i diritti dei lavoratori, permette la concorrenza sleale basata su dumping sociale e non richiede il rispetto delle stesse Convenzioni OIL che applichiamo in Europa.
Quando si compete solo sul prezzo, a rimetterci sono sempre i diritti: salari dignitosi, sicurezza sul lavoro, rispetto dell’ambiente. In alcuni Paesi del Mercosur esistono ancora situazioni di sfruttamento e lavoro minorile che qui non accetteremmo mai. Come si può chiamare “libero scambio” quando le regole non sono le stesse per tutti?
Le merci che entrano in Europa devono essere prodotte nel rispetto degli stessi standard sociali, ambientali e produttivi che osserviamo qui. Non è protezionismo, è dignità del lavoro.
I trattori a Milano non protestavano contro il progresso o l’apertura dei mercati. Protestavano contro un sistema che scarica i costi della globalizzazione su chi produce il nostro cibo, sia qui che altrove.
E su questo, da ex sindacalista dell’agroalimentare e da cittadino, non posso che stare dalla loro parte.
Cordiali saluti,
Domenico Ossino


