Di Pubblicato il: 22 Novembre 2017Categorie: Primo Piano

15enne progettava attentato terroristico alla stazione di Lodi

Un 15enne residente nel Lodigiano è stato arrestato poiché stava progettando un attacco terroristico con l’utilizzo di un drone per fare esplodere una bomba. Il ragazzo, seguace di Lone Mujahi, come riporta un articolo di Repubblica si proponeva al suo referente, scrivendogli in chat ai primi di ottobre, di voler mettere l’ordigno su un autobus, su un treno oppure alla stazione. Nelle settimane a successive, in seguito ai numerosi controlli e presidi delle forze dell’ordine in città proprio per il rischio di attentati terroristici, il 15enne comunicò a Lone Mujahid di non avere paura per questo.

Sulla questione sono intervenuti alcuni esponenti politici del territorio.

«L’attacco terroristico a Lodi è stato sventato solo grazie al pronto intervento delle forze dell’ordine. Questa volta si trattava di un 15enne residente nel Lodigiano che fa parte degli adepti di Lone Mujahid a cui magari questa sinistra vorrebbe anche regalare la cittadinanza. La cosa non mi sorprende, purtroppo, visto che la radicalizzazione islamica e il reclutamento terroristico sono i più grossi pericoli che la nostra comunità vive e vivrà. Casi come questo sono ormai all’ordine del giorno non solo a Lodi ma in tutto il Paese. Il PD governativo rifletta sulle concessioni fatte e sulle risposte tardive ad un fenomeno che ormai è radicalizzato. Siamo costantemente in pericolo ma nulla accade per caso. Quanto stiamo vivendo ha responsabili che hanno nomi e cognomi», dichiara Guido Guidesi deputato lodigiano della Lega.

«Un altro caso, l’ennesimo, di un potenziale terrorista sul territorio lombardo conferma che la Giunta Maroni aveva visto bene e, a costo di attirarsi le critiche di certe frange buoniste, ha emanato leggi e regolamenti per contrastare l’uso di garage, scantinati o abitazioni private come luoghi di culto abusivi, spesso punti di ritrovo e transito per soggetti legati all’estremismo islamico», ha invece commentato l’assessore regionale al Territorio Urbanistica, Difesa del suolo e Città metropolitana, Viviana Beccalossi, delegata dal presidente Maroni per porre in essere azioni di contrasto al radicalismo islamico. «La nostra legge sulla costruzione dei luoghi di culto – conclude Viviana Beccalossi – così come la richiesta di mappatura rivolta ai Comuni, non si sostituisce certo al grande sforzo posto in essere dalle forze dell’ordine, ma, lo rivendichiamo con orgoglio, è un lavoro che si è già in molti casi dimostrato utile per far emergere situazioni che definire abusive e’ poco e, come tali, potenzialmente pericolose».

Sulla stessa linea anche il consigliere regionale Pietro Foroni (LN): «È purtroppo sempre più frequente il fenomeno di adolescenti islamici che nonostante abbiano frequentato scuole italiane e siano cresciuti in classi di studenti italiani vengano attratti dal terrorismo e dalla jihad. Ragazzi nati e cresciuti in Italia, figli d’immigrati, di seconda e terze generazione, che grazie al disegno di legge sullo ius soli diventerebbero cittadini italiani. Un meccanismo pericoloso che ha portato Francia, Belgio e Inghilterra a crescere al loro interno molti terroristi responsabili delle recenti stragi in Europa».

Commenta anche il consigliere regionale Claudio Pedrazzini (FI): «Nessun territorio può dirsi al sicuro dalla minaccia dell’estremismo islamico. Nemmeno il Lodigiano. In un solo giorno apprendiamo dell’espulsione di un 37enne marocchino che viveva a San Colombano al Lambro e dell’arresto di un 15enne, anch’egli di origine marocchina ma nato in Italia, che viveva con la famiglia in un comune della provincia di Lodi. Il primo inneggiava alla jihad e avrebbe voluto unirsi ai combattenti dello stato islamico, il secondo minacciava addirittura un attacco con un drone armato di bomba alla stazione di Lodi o contro un treno o un autobus. In entrambi i casi non si tratterebbe di persone residenti da tempo sul territorio o addirittura nate qui, ma sono comunque chiari segnali che l’integrazione forzata non funziona e che è necessario aprire una riflessione profonda sulle modalità di accoglienza in Italia».