Po, Ettore Fanfani: «Noi uomini abbiamo sempre inseguito le piene»

Nel pieno di un’estate segnata dal caldo estremo, Ettore Fanfani, commissario del consorzio Est Sesia, invita a non dimenticare il rischio delle piene del Po. «Noi uomini abbiamo sempre inseguito le piene», dice, sottolineando l’importanza di conoscere il passato per affrontare ciò che può arrivare, anche all’improvviso, dal cielo.
Fanfani, piacentino, ha studiato a fondo le esondazioni del grande fiume, partendo dal 1801 fino all’ultima piena del marzo scorso. Le alluvioni, dice, hanno segnato la storia del territorio: il fiume ha continuato a crescere e l’uomo, a fatica, ha cercato di contenerlo. Gli argini sono stati progressivamente innalzati – da otto metri nel 1917 agli attuali undici – ma sempre in risposta a un evento già avvenuto.
In passato, prima dei ponti stabili, ci si affidava a ponti di barche e all’istinto degli animali per prevedere l’arrivo dell’acqua. Oggi, grazie alla tecnologia, si è più preparati, ma il rischio non è sparito. Anzi, i cambiamenti climatici rendono la situazione più instabile.
«Il rischio zero non esiste – avverte Fanfani – l’unica vera difesa è essere pronti, studiare, conoscere. Perché se il Po decide di uscire, possiamo solo farci trovare preparati».


