Di Pubblicato il: 16 Ottobre 2026Categorie: Attualità

Lodi, infortuni sul lavoro in aumento dell’8,6%: cinque morti nei primi otto mesi del 2026

Lodi, 14 ottobre 2026 – I dati sulla sicurezza sul lavoro in Lombardia continuano a delineare un quadro di grave criticità. Secondo gli ultimi dati INAIL relativi al periodo gennaio-agosto 2026, nella regione si sono registrate 101 denunce di infortunio con esito mortale, contro le 97 dello stesso periodo del 2025. Di queste, 76 sono avvenute in occasione di lavoro, con un aumento dell’11,8%.

Le denunce complessive di infortunio sono cresciute del 6,6%, superando quota 75.293, mentre le malattie professionali hanno registrato un aumento dell’8,2%, raggiungendo 3.556 casi.

Infortuni in itinere – Nel periodo gennaio-agosto 2026, gli infortuni durante il tragitto casa-lavoro sono saliti a 13.167, con un incremento del 6,1% rispetto ai 12.410 dello stesso periodo del 2025. Rappresentano il 17,5% del totale delle denunce regionali. Un dato che evidenzia le criticità legate alla mobilità, ai ritmi di vita e di lavoro e alla sicurezza delle infrastrutture di trasporto utilizzate quotidianamente da centinaia di migliaia di lavoratori lombardi.

Focus su studenti e PCTO – Preoccupa anche la situazione dei più giovani. La Lombardia si conferma tra le regioni maggiormente interessate dagli infortuni scolastici e da quelli legati ai percorsi di PCTO, l’alternanza scuola-lavoro: la stima regionale si avvicina a 12.600 denunce, pari a circa il 24% del totale nazionale.

Inoltre, nella fascia d’età fino a 14 anni le denunce sono aumentate dell’11,8%, raggiungendo quota 10.572. Un dato che sottolinea la necessità di mettere la prevenzione al centro fin dai banchi di scuola.

La UIL: «Basta ipocrisie, introdurre il reato di omicidio sul lavoro» – «Siamo di fronte a una vera e propria emergenza sociale ed economica – dichiara il segretario generale di UIL Lombardia, Antonio Albrizio – che non può più essere affrontata con i soliti appelli di circostanza. Quando un lavoratore esce di casa e non vi fa ritorno perché le norme di sicurezza sono state sacrificate sull’altare del profitto, della velocità e dei subappalti a cascata, non parliamo di una fatalità o di una tragica disgrazia, ma di un vero e proprio crimine.

È arrivato il momento che la politica nazionale prenda atto di questa realtà e introduca nell’ordinamento il reato di omicidio sul lavoro. Servono sanzioni esemplari, una Procura nazionale dedicata e l’interdizione immediata dagli appalti pubblici per le aziende che non rispettano le tutele dei lavoratori. Nessun bilancio aziendale può valere una vita umana».

L’aumento degli infortuni riguarda tutte le 12 province lombarde. Milano e Brescia continuano a registrare i numeri più elevati in termini assoluti: nel capoluogo regionale si contano 25.176 infortuni complessivi (+6,6%) e 26 morti sul lavoro, mentre a Brescia gli infortuni sono 10.759 (+5,9%) e i decessi 22, contro i 18 del 2025. A Bergamo si registrano invece 8.685 infortuni (+7,4%) e 14 decessi.

Lodi tra le province con i maggiori aumenti – Tra le province con gli incrementi percentuali più significativi degli infortuni figurano Pavia, con un aumento del 10,1% (3.321 infortuni e 5 morti), Como con il 9,2% (3.795 infortuni e 2 morti), Lodi con l’8,6% (1.668 infortuni e 5 morti, contro uno nello stesso periodo del 2025) e Monza e Brianza con l’8,4% (5.257 infortuni e 3 morti).

Si registrano inoltre forti aumenti delle denunce di malattia professionale in diversi territori: a Mantova l’incremento è dell’82,6%, da 161 a 294 denunce, mentre a Sondrio raggiunge il 77,8% e a Lecco il 45,9%. Di fronte a questo quadro, UIL Lombardia sollecita una svolta sul piano legislativo e giudiziario, ma anche su quello operativo.

«Nei primi otto mesi del 2026 in Lombardia – sottolinea Vittorio Sarti, segretario confederale di UIL Lombardia – le denunce di infortunio salgono a 75.293 e quelle di malattia professionale a 3.556. Le denunce di infortunio con esito mortale in occasione di lavoro passano da 68 a 76. Sono dati provvisori, ma chiedono una risposta concreta: più prevenzione nelle attività quotidiane, ascolto dei rappresentanti dei lavoratori e verifica dell’efficacia delle misure adottate dalle imprese. Non possiamo accettare la logica della rassegnazione né quella dei meri adempimenti burocratici: occorre intervenire concretamente su ritmi, carichi di lavoro, filiere degli appalti e formazione. L’obiettivo resta uno solo: Zero Morti sul Lavoro».

Lodi, 1.668 infortuni e 5 denunce di morte sul lavoro – La situazione della provincia di Lodi viene definita una vera emergenza dal coordinatore territoriale di UIL Lombardia, Luca Pannullo.

«I dati della provincia di Lodi sono allarmanti e non possono lasciarci indifferenti: nei primi otto mesi del 2026 si registrano 1.668 infortuni sul lavoro, in aumento dell’8,6%, e 5 denunce di infortunio mortale, contro l’unica registrata nello stesso periodo del 2025. Non possiamo accettare che la sicurezza continui a essere considerata un costo anziché un diritto fondamentale. Servono più controlli, formazione continua e prevenzione concreta nei luoghi di lavoro. Come UIL siamo in prima linea anche sul fronte della formazione, come testimonia la scelta di una scuola del territorio di rivolgersi alla nostra organizzazione per promuovere la cultura della sicurezza, come ci ha comunicato la Prefettura. Anche per questo chiediamo alle istituzioni e alle imprese del territorio un impegno immediato e condiviso, rafforzando il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Dietro ogni numero ci sono persone, famiglie e comunità: la priorità deve essere una sola, garantire a tutte e tutti il diritto di tornare a casa dal lavoro, ogni giorno».