Lettere al Direttore – Ossino: “far rivivere il Comitato Alluvionati Lodi”

argine due acque
Gentile direttore, la ringrazio per la sua generosa e attenta attenzione che dedica a questo tema,
In occasione della nona ricorrenza della catastrofica alluvione di Lodi e del territorio lodigiano, del 26 novembre 2002, ritengo necessario ritornare a trattare il tema del dissesto idrogeologico in Italia e ridare linfa al Comitato Alluvionati Lodi. Le recenti, tragiche alluvioni e frane in Toscana, Liguria e Sicilia, in particolare per chi ha subito un danno simile, hanno risvegliato lo stimolo a lottare per mettere in sicurezza il territorio dal dissesto idrogeologico. Un dissesto che appartiene a gran parte del Paese. Non si contano i luoghi che hanno dovuto sopportare gravi disagi, sofferenze, ingenti danni economici a causa di alluvioni, esondazioni e frane. Luoghi le cui popolazioni attendono da anni azioni e interventi risolutivi, anche risarcitori, da chi dovrebbe avere la responsabilità della cosa pubblica. Quello della messa in sicurezza dei fiumi è un problema che riguarda tutta Italia. Ed è per questo che, nel nostro piccolo, vorremmo far riprendere operatività al Comitato Alluvionati Lodi. Per fare rete con altre realtà analoghe. E per chiedere, tutti assieme, alle istituzioni nazionali, alla Regione, al Prefetto, alla Provincia, al Comune di Lodi e a tutti i Comuni del lodigiano quegli interventi strutturali urgenti per evitare che si ripetano situazioni simili a quelle che nel novembre del 2002 misero letteralmente in ginocchio il nostro territorio. Il Comitato Alluvionati Lodi, nato nel 2002 e costituitosi nel 2003, voleva essere uno strumento rappresentativo della volontà dei cittadini e delle realtà presenti sul territorio, diventando interlocutore presso le autorità istituzionali. Ma soprattutto serviva a controllare e sollecitare le istituzioni nazionali e locali, ognuna per le proprie competenze e responsabilità, affinché fossero assunti tutti quei provvedimenti e quelle misure strutturali atte a contrastare il problema delle continue esondazioni. Le istituzioni di Lodi in questi anni hanno dimostrato sensibilità al problema e diversi interventi sono stati eseguiti sul tratto cittadino del fiume Adda a Lodi, e altri in via di attuazione. Questo non vuol dire che, a nove anni di distanza, la città sia al sicuro da alluvioni ed esondazioni. Purtroppo i record sono fatti per essere battuti e nulla potrà mai escludere la fatale ipotesi che i dati della piena raggiunti dall’Adda a Lodi nel novembre 2002 possano essere superati. Fra quelli realizzati, un intervento che merita menzione e che sicuramente contribuisce in modo positivo all’abbassamento del tirante idrico del fiume in caso di piena, è l’abbassamento della soglia della briglia a valle del ponte cittadino. Peccato non aver avuto la volontà nel volerla abbassare per almeno tre metri, come suggerito dal C.AL.LO nel 2004, mediante il parere di tecnici esperti. Per rendere sicuro il nostro territorio, all’appello mancano ancora una serie d’importanti e urgenti interventi. Manca il raccordo, alla nuova quota di base, sia dell’alveo di tutto il tratto fino a Cassano, che le opere di captazione o altri sbarramenti ivi esistenti. Manca l’allargamento dell’alveo, in eguale misura della luce complessiva del ponte. Suggerisco la visione del film “La Bella di Lodi”, per rendersi conto di com’era il fiume, ai tempi della sua realizzazione. Non solo. Visto il notevole apporto solido delle piene, andrebbe anche ripristinata la preesistente “sacca di sedimentazione”, in alveo, dove potrebbe accumularsi il materiale in arrivo, ed essere da lì rimosso prima di passare a valle di Lodi, dove va a peggiorare una situazione, di per sé già critica. A ulteriore conferma di quanto detto, vale la pena di citare lo stralcio conclusivo dal “Parere tecnico sul rischio idrogeologico in pianura padana con particolare riferimento al fiume Adda nel Lodigiano” redatto dal Geom. Nicola Bonelli per il Comitato Alluvionati Lodi e presentato nell’assemblea dell’11 marzo 2004: “In conclusione – dice Boselli – per ridurre il rischio idraulico in Pianura Padana, bisogna fare di tutto per invertire il processo d’innalzamento della rete idrografica padana; avviare, per tale scopo, un programma radicale di pulizia degli alvei, coordinato fra le quattro regioni interessate, partendo dal fiume Po e proseguendo per tutti gli affluenti; bloccare, naturalmente, ogni programma d’innalzamento degli argini. Bisogna inoltre controllare gli sbarramenti esistenti, verificandone il rapporto fra la quota di soglia e il profilo fondamentale alveo del tratto di monte. La soluzione è molto semplice, quindi. E, sotto l’aspetto economico, non richiederebbe alcuna spesa. Anzi, produrrebbe addirittura delle notevoli entrate per i territori interessati. Non solo. Con l’attuale fabbisogno d’inerti, per i grandi lavori avviati o da avviare in Pianura Padana, una decisione simile, che comporta la rimozione di notevoli quantitativi di ghiaia dagli alvei, capiterebbe proprio a pennello. Mi rendo conto, tuttavia, che non sarà altrettanto semplice attuarla. Come non sarà semplice far demolire la briglia di Lodi (“in parte si è riusciti a farla limare”). Già intravedo le resistenze e gli ostacoli che scaturiranno dal “Secondo Problema”. Ogni cosa a suo tempo: un problema alla volta. Quello che, per prima cosa, consiglio di fare, a Domenico Ossino e a voi tutti del Comitato, è di verificare – insieme a tecnici del posto – la fondatezza della mia analisi e delle soluzioni che propongo. Di farle vostre, se condivisibili, e di promuovere la partecipazione sulle stesse tesi, di avviare un dibattito. Di coinvolgere i Sindaci e soprattutto il Prefetto di Lodi, la cui presenza, sensibilità e partecipazione personale ai vostri problemi, ha potuto riscontrare nella mole di documenti pervenutimi. Contate pure, laddove occorra ancora, sul mio contributo … e in bocca al lupo.”. In questi giorni c’è la diatriba da dove e da chi prendere il materiale per la realizzazione della TEM. Molte Cave (tutte fuori alveo) sparse sul territorio, sono in lizza per fornire il materiale e continuare a deturpare il suolo italiano. Vista la scarsità di risorse degli enti pubblici, per i tagli continui da parte del Governo, perché non regimare i fiumi, tornando a cavare la ghiaia? Opportunità per recuperare risorse economiche a vantaggio delle istituzioni che hanno la titolarità sui corsi d’acqua, ma soprattutto a vantaggio dell’incolumità delle popolazioni, che subiscono forti danni e morti (a Saponara pochi giorni fa tre vittime). Il nuovo Ministro dell’Ambiente, dichiara che bisogna delocalizzare. Io invece penso che bisogni ritornare a governare i fiumi, cosa che da tempo non si fa più. Visti i continui disastri, è arrivato il momento per ribellarsi ai grossi interessi che si nascondono dietro la stupida e sciagurata politica di contrasto ala regimazione degli alvei fluviali, tra cui:
– le cave fuori alveo, che fallirebbero tutte se sul mercato fosse immessa l’enorme quantità di risorsa mineraria di proprietà pubblica. Centinaia di milioni di metri cubi d’inerti sono giacenti nei fiumi d’Italia;
– le “Lobby” degli appalti di somma urgenza, che, se ci fosse manutenzione preventiva, perderebbero la manna delle varie emergenze, alimentando il conseguente continuo spreco del denaro pubblico, non utilizzato per la messa in sicurezza del territorio, ma solo per le emergenze; sarebbe la morte di Tangentopoli.
È anche facendo leva sull’appello di Bonelli del 2004 che vorrei far rivivere il Comitato Alluvionati Lodi. Questo e gli altri comitati che negli anni sono sorti in Italia, sono un’opportunità democratica che può far leva per la messa in sicurezza dei territori dal dissesto idrogeologico. A mio avviso è sempre più urgente, e non solo a Lodi, mobilitarsi, coinvolgere tecnici locali e organizzarsi in comitati cittadini. Per capire le complesse problematiche fluviali, far prendere coscienza a chi governa le istituzioni dello stato vegetale dei fiumi, contrastare la logica ambientale in atto. L’appello alla partecipazione e riavvicinamento al Comitato Alluvionati Lodi, è rivolto a tutti. Segnalare il proprio interessamento è semplice. Basta scrivere un‘e-mail al seguente indirizzo di posta elettronica: c.al.lo@tin.it. Facciamo rinascere il Comitato Alluvionati Lodi
Domenico Ossino


