Fertilizzanti, Confagricoltura contro i dazi UE

(Lodi, 24 maggio 2025) – Confagricoltura Milano, Lodi, Monza e Brianza esprime forte contrarietà alla decisione del Parlamento europeo di introdurre nuovi dazi sui fertilizzanti importati da Russia e Bielorussia. Il regolamento, approvato dal Parlamento europeo, che attende ora l’adozione da parte del Consiglio, potrebbe entrare in vigore già a partire da luglio, e stabilisce un dazio del 6,5% su questi prodotti, cui si sommano tariffe comprese tra 40 e 45 euro per tonnellata per il biennio 2025-2026.
«Questa misura colpisce duramente le imprese agricole del nostro territorio, con aumenti prevedibili sui costi di produzione e di conseguenza sui consumatori finali» dichiara Francesco Pacchiarini, Presidente di Confagricoltura Milano, Lodi, Monza e Brianza. «Le aziende agricole stanno già affrontando spese altissime, con margini sempre più stretti: caricare ulteriori oneri sui fertilizzanti significa comprometterne la sostenibilità economica».
Un ulteriore elemento critico è l’assenza di una strategia concreta per sostenere l’impiego di fertilizzanti alternativi, come quelli di origine zootecnica e per garantire una maggiore flessibilità nell’applicazione della direttiva nitrati.
«Comprendiamo le motivazioni geopolitiche e ambientali che hanno portato a questa decisione, ma non si può ignorare che i fertilizzanti rappresentano una voce di costo primaria per le aziende», prosegue Pacchiarini. «Se davvero si vuole ridurre la dipendenza dai prodotti russi, l’unione europea deve accompagnare questa scelta con misure di supporto concrete».
Preoccupa anche la discussione aperta a livello nazionale sul divieto all’uso dell’urea nel Bacino Padano dal 1° gennaio 2027, introdotto per motivi ambientali, ma privo di soluzioni alternative attuabili.
«Senza una reale fase transitoria e senza alternative oggi disponibili sul mercato, quel divieto rischia di essere un’ulteriore penalizzazione per le aziende del nostro territorio – conclude – Non si può chiedere agli agricoltori di innovare senza metterli nelle condizioni di farlo: servono strumenti, investimenti e un approccio pragmatico, non imposizioni prive di risposte».


