Chiusura Airpack, oltre 2 milioni di perdite nel 2025. Priori (Cisl): possibile ricorso agli ammortizzatori sociali

OSSAGO LODIGIANO – Quaranta lavoratori coinvolti e un futuro tutto da definire. Si terrà lunedì 23 febbraio 2026 il prossimo incontro tra azienda e sindacati dopo la comunicazione di chiusura definitiva dell’ex Airpack di Ossago Lodigiano, acquisita nel 2019 dalla multinazionale Abriso.
A darne conferma è il segretario generale della Femca Cisl, Stefano Priori, presente al confronto con i dipendenti durante il quale è stata annunciata la cessazione dell’attività. La decisione riguarda 30 operai, 10 impiegati – sette donne e tre uomini – oltre al dirigente.
La comunicazione ai lavoratori – Priori riferisce che l’annuncio ha colto di sorpresa i dipendenti: pur essendo consapevoli delle difficoltà economiche dell’azienda, si aspettavano il ricorso alla cassa integrazione ordinaria e non una chiusura definitiva. L’età media dei lavoratori, compresa tra i 45 e i 50 anni, rende complesso il ricollocamento, con diverse situazioni familiari monoreddito che aumentano le preoccupazioni.
Il sindacato ha invitato i lavoratori a mantenere la calma almeno fino al prossimo incontro del 23 febbraio, sottolineando che eventuali iniziative o forme di protesta saranno seguite e coordinate per evitare conseguenze dannose.
Perdite e calo del fatturato – Secondo quanto illustrato dalla direzione aziendale durante l’incontro, la decisione sarebbe maturata dopo tre anni consecutivi di bilanci negativi. Il fatturato si sarebbe ridotto del 50% nell’arco di un triennio, con un margine operativo negativo e perdite superiori ai 2 milioni di euro nel solo 2025.
In passato era già stata attivata la cassa integrazione ordinaria, ma, secondo quanto riferito, la misura non sarebbe stata sufficiente a invertire la rotta. Le prospettive per il 2026 indicavano un ulteriore peggioramento e la multinazionale avrebbe quindi deciso di non investire più sul sito di Ossago.
I prossimi passi e la trattativa – La situazione rimarrà invariata fino all’incontro di lunedì pomeriggio. I sindacati si confronteranno prima con i lavoratori e successivamente con l’azienda per avviare formalmente la trattativa. Con l’avvio della procedura tramite PEC, partita il 16 febbraio, decorrono i tempi previsti dalla legge 223 sui licenziamenti collettivi: 45 giorni in sede territoriale e ulteriori 75 in ambito regionale.
Priori spiega che il sindacato ha scelto di anticipare la comunicazione ai dipendenti per prepararli sotto il profilo emotivo prima dell’annuncio ufficiale della proprietà, che sarebbe stato più formale e distaccato. L’obiettivo dell’assemblea del 23 febbraio sarà definire un piano d’azione condiviso.
Ammortizzatori sociali e ricerca di un compratore – La prima richiesta avanzata dalla Femca Cisl riguarda la possibilità di utilizzare ammortizzatori sociali, in particolare la cassa integrazione straordinaria, per guadagnare tempo e cercare, entro dodici mesi, un eventuale acquirente interessato a rilevare il sito produttivo.
Priori sottolinea che si tratta di un’azienda storica del territorio e che, anche con numeri occupazionali ridotti, la dismissione completa rappresenterebbe un ulteriore colpo per un’area già segnata da difficoltà occupazionali. La priorità dichiarata dal sindacato resta quella di mantenere il sito e salvaguardare il maggior numero possibile di posti di lavoro, auspicando l’interesse di soggetti pronti a subentrare alla multinazionale.


