Caro gasolio, Confagricoltura: «Il credito d’imposta si è fermato a maggio, il prezzo del gasolio no»

Il presidente di Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza Francesco Pacchiarini
Mentre il Governo proroga il taglio delle accise per automobilisti e autotrasportatori, nelle campagne lombarde si trebbia il mais con un gasolio che costa il 65% in più di un anno fa. E per l’agricoltura l’ultimo intervento copre gli acquisti fino a maggio. Il decreto approvato mercoledì 26 agosto dal Consiglio dei ministri sposta al 5 settembre la scadenza dello sconto sulle accise e rinvia a un provvedimento successivo i «sostegni selettivi sulla base del reddito». Il principale intervento nazionale specificamente destinato alle imprese agricole resta il credito d’imposta fino al 20% sui carburanti, che copre gli acquisti effettuati da marzo al 31 maggio: da giugno gli agricoltori pagano il rincaro per intero, proprio nei mesi in cui si irriga, si trebbia e si essicca. E in quei tre mesi il prezzo è salito ancora del 23% (da 1,177 a 1,452 euro al litro).
Sono i prezzi indicativi settimanali pubblicati da Confagricoltura Lombardia su rilevazione del Consorzio Agrario di Cremona, per forniture di almeno 2.000 litri, IVA compresa. Nello stesso confronto annuo il gasolio per autotrazione a scopi agricoli è cresciuto del 32%. Il punto più basso della stagione risale alla settimana a cavallo tra giugno e luglio: da lì il rialzo è del 42%. Il 26 agosto il prezzo medio nazionale del gasolio self è stato di 2,137 euro al litro secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
«Un’azienda agricola non può decidere di consumare meno gasolio quando il prezzo sale – dichiara Francesco Pacchiarini, presidente di Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza -. I motori girano quando lo impone la stagione, non quando conviene il mercato: le lavorazioni di fine estate non si rinviano di un mese in attesa che il prezzo scenda. E il maggior costo, oggi, se lo carica interamente l’impresa».
L’aggravio si somma a una stagione già compromessa. Secondo i rilievi di ARPA Lombardia, a fine luglio le riserve idriche regionali segnavano un deficit del 50,8% rispetto alla media, su livelli prossimi a quelli del 2022, e nel mese era caduto il 45% di pioggia in meno rispetto alla norma. Milano, Lodi e Monza Brianza sono tra le aree più esposte: mais da granella, secondi raccolti, riso e foraggi per la zootecnia da latte.
«È la terza volta in poco più di vent’anni, dopo il 2003 e il 2022, che ci troviamo a gestire una siccità di questa portata – prosegue Pacchiarini -. Il paradosso è evidente: meno acqua significa più ore di pompaggio, più gasolio bruciato, più corrente per i sollevamenti. Il costo cresce due volte, per il prezzo del gasolio e per le ore in più in cui lo bruciamo, mentre il raccolto va nella direzione opposta».
Confagricoltura rivendica il risultato conseguito in primavera: il credito d’imposta fino al 20% sull’acquisto di carburanti agricoli, riconosciuto sugli acquisti effettuati tra marzo e maggio 2026 e reso operativo dal decreto attuativo firmato il 27 luglio dai ministeri dell’Agricoltura e dell’Economia. La dotazione è di circa 90 milioni di euro, le domande vanno presentate ad AGEA entro il 30 settembre con un tetto di 50.000 euro per impresa, e la compensazione va effettuata entro il 31 dicembre.
«Il credito d’imposta è un risultato che abbiamo ottenuto e che rivendichiamo – sottolinea il presidente -. Ma copre la primavera, e l’estate è rimasta fuori proprio mentre il prezzo correva e i campi erano al lavoro. Chiediamo al Governo un intervento che alleggerisca il costo del gasolio anche per i mesi scoperti. L’agricoltura non può essere una voce residuale dei provvedimenti sui carburanti: se si interviene per l’autotrasporto e per le famiglie, non si comprende perché debba restarne fuori il settore che produce il cibo».
Un aspetto distinto riguarda le imprese agromeccaniche, escluse dal credito d’imposta anche dal decreto attuativo di luglio, che lo riserva a chi possiede la qualifica di «agricoltore in attività», pur essendo destinatarie a pieno titolo del gasolio agevolato in base al DM 454/2001.
«Nelle nostre province gran parte della raccolta e delle lavorazioni pesanti è affidata ai contoterzisti: se il loro costo del gasolio non viene compensato, il rincaro si trasferisce comunque sull’agricoltore sotto forma di tariffa più elevata – conclude Pacchiarini -. La loro esclusione non produce alcun risparmio per il bilancio dello Stato: si limita a spostare il problema. Serve una misura strutturale e non emergenziale, che riconosca al settore primario un trattamento fiscale coerente con il fatto che il carburante, per noi, è una materia prima».


