Di Pubblicato il: 21 Gennaio 2026Categorie: Attualità, Primo Piano

Aria irrespirabile a Lodi: nel 2026 già tra le peggiori in Lombardia

Un inizio d’anno da dimenticare sul fronte della qualità dell’aria. Lodi è tra le città lombarde con i livelli di smog più elevati nei primi venti giorni del 2026, con concentrazioni di polveri sottili ben oltre i limiti di legge. A certificarlo è Legambiente Lombardia, che ha elaborato i dati delle centraline ARPA diffusi nel nuovo report di inizio anno.

Secondo l’analisi, la concentrazione media di PM10 a Lodi ha raggiunto i 53 microgrammi per metro cubo, un valore nettamente superiore sia al limite annuo di legge di 40 µg/mc, sia — soprattutto — all’obiettivo europeo di 20 µg/mc da raggiungere entro il 2030. Peggio di Lodi, in questa prima fase dell’anno, hanno fatto solo Monza e Mantova.

Il dato lodigiano si inserisce in un quadro regionale fortemente critico: in tutta la Lombardia si sono registrati superamenti ripetuti della soglia giornaliera di 50 µg/mc, con punte di 13 giorni su 20 oltre il limite in diverse città della pianura. Una situazione che segna un brusco passo indietro rispetto alla chiusura del 2025, quando i dati avevano lasciato intravedere un miglioramento.

Lodigiano zavorrato dallo smog della Bassa Padana

Se il traffico e il riscaldamento continuano a incidere in modo rilevante, per Lodi e il Lodigiano il problema strutturale resta l’agricoltura intensiva. Come evidenziato da Legambiente, gli allevamenti zootecnici rappresentano una delle principali fonti di ammoniaca (NH₃), precursore fondamentale del particolato fine in inverno.

I numeri parlano chiaro: nel decennio 2014–2023 le emissioni di ammoniaca in Lombardia non sono diminuite (-0%), a differenza di altri inquinanti. Nello stesso periodo, le emissioni di:

  • ossidi di azoto (NOx) sono calate del 30%, grazie soprattutto al rinnovo del parco veicoli;

  • polveri sottili PM10 si sono ridotte del 21%, anche se il contributo del riscaldamento a legna resta significativo.

Per l’ammoniaca, invece, nessun miglioramento percepibile, e questo pesa in modo particolare proprio su territori come Lodi, Mantova e Cremona, dove si concentra una parte rilevante degli allevamenti lombardi.

Centraline insufficienti, quadro ancora parziale

Il comunicato sottolinea inoltre un problema di monitoraggio che riguarda da vicino il territorio lodigiano: ampie aree della pianura padana tra i fiumi Serio e Mincio sono prive di centraline per la misura delle polveri sottili, mentre i dati sull’ammoniaca vengono rilevati in poche località e non sono pubblicati nel cruscotto digitale di ARPA Lombardia. Una lacuna che rende il quadro reale dell’inquinamento probabilmente ancora più critico di quanto emerga dalle rilevazioni ufficiali.

Legambiente: “Servono scelte più coraggiose”

“Finché non agiremo in modo definitivo sulle fonti degli inquinanti, una qualità accettabile dell’aria sarà sempre affidata al vento o alla pioggia”, ha dichiarato Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. L’associazione chiede politiche più incisive sulla riduzione del traffico motorizzato, un’accelerazione sulla transizione elettrica e un ripensamento profondo del modello zootecnico lombardo.

Ancora più esplicito Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente: gli interventi sugli allevamenti, finanziati negli ultimi anni, hanno solo compensato l’aumento dei capi, senza produrre benefici reali per la qualità dell’aria. Per il Lodigiano, questo significa continuare a convivere con livelli di smog elevati per gran parte dell’anno.

Un dato che, all’inizio del 2026, consegna a Lodi un primato tutt’altro che invidiabile: quello di una delle città con l’aria peggiore della Lombardia.