Di Pubblicato il: 12 Maggio 2025Categorie: Appuntamenti e Cultura

Kàlamos Festival 2025: un ritorno che lascia il segno

Con una partecipazione complessiva che ha coinvolto circa 800 persone, si è conclusa con successo la seconda edizione del Kàlamos Festival, la rassegna di cultura classica organizzata dalla delegazione lodigiana dell’Associazione Italiana Cultura Classica (AICC Lodi).

Nell’arco di tre giornate, da venerdì 9 a domenica 11 maggio, il festival ha dimostrato una crescita non solo in termini numerici, ma anche per la ricchezza dei contenuti e la qualità della partecipazione, con incontri in grado di attirare un pubblico eterogeneo, dalle famiglie ai più giovani, passando per appassionati e studiosi.

Il tema portante, “Ritorni”, ispirato al concetto greco di nòstos, è stato declinato con originalità e profondità nei diversi appuntamenti, spaziando tra letteratura, filosofia, arte.

Sono stati apprezzati in modo particolare gli interventi di Franco Ferrari, professore ordinario di Storia della Filosofia Antica dell’Università degli Studi di Pavia, su “L’Odissea dell’anima in Plotino e nel platonismo antico”, che, nonostante il tema specialistico, ha suscitato grande curiosità, grazie alla capacità del relatore di rendere fruibile un contenuto filosofico che raramente incontra il grande pubblico, e di Cesare Zizza, professore associato di Storia greca all’Università degli Studi di Pavia, che ha offerto una lettura originale e multidisciplinare del rapporto tra i Greci e il mare, tema denso di ambiguità simbolica e culturale.

Di rilievo la riflessione di Silvia Romani, professoressa di Religioni del Mondo classico all’Università degli Studi di Milano, che ha proposto un’analisi del ritorno in chiave mitica e letteraria, portando all’attenzione su una lettura al femminile del nòstos.

Tra le proposte più coinvolgenti la lezione di Mirko Volpi, professore associato di Linguistica italiana all’Università degli Studi di Pavia, che ha connesso il concetto classico di ritorno con la struttura e il senso profondo del poema dantesco.

Positivi i riscontri dal laboratorio per bambini al Caffè Letterario, che ha avvicinato i più piccoli al mondo dell’archeologia. Nella stessa sede, il talk di Maria Elena Gorrini, professoressa associata di Archeologia classica all’Università degli Studi di Pavia, ha illustrato con rigore e passione il valore dello scavo come strumento per ricostruire e comprendere il passato.

L’installazione contemporanea “Cielo cielo manca”, di Marco Paganini e Dario Pruonto, ha gettato uno sguardo sul presente, esplorando il rapporto tra classicità e modernità.

Suggestivo e coinvolgente, il reading “A-peri-kàlamos” dell’attore Dario Del Vecchio, che ha inaugurato ufficialmente il Festival con una selezione di brani da testi omerici, privilegiando la musicalità del verso e l’intensità della parola antica nella performance dal vivo.

Il circuito off ha arricchito ulteriormente la manifestazione: la mostra fotografica “Side Bond” di Riccardo Asti, allestita in collaborazione con il gruppo “Progetto Immagine”, appositamente per Kàlamos, ha saputo valorizzare il paesaggio fluviale e il legame con il territorio lodigiano, mentre lo spettacolo “Eracle, l’invisibile” alla Casa San Giuseppe, liberamente ispirato al mito greco, ha offerto un’interpretazione critica e attuale della figura erculea.

Il Festival ha registrato un largo coinvolgimento delle scuole, con circa 50 studenti che hanno collaborato ai vari aspetti organizzativi nel contesto di Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO).