28 Novembre. “La donna che visse due volte”, al teatro comunale di Casalpusterlengo

la donna che visse 2 volte
“La donna che visse due volte” di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, regia Alberto Oliva e Romilda Merli, con Mino Manni, Caterina Bajetta e Giuseppe Scordio, adattamento Alberto Oliva, Mino Manni e Romilda Merli, produzione Spazio Tertulliano – Teatro di Castelsangiovanni in collaborazione con Associazione Lumière
Raffinato thriller psicologico giocato sul contrasto tra verità e menzogna, La donna che visse due volte è tratto dal romanzo “D’entre le morts” di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, reso famoso da Alfred Hitchcock con l’omonimo film. L’opera narra la vicenda di un avvocato (Jaques Flavières) che, incaricato da un amico di vecchia data di sorvegliare la moglie affetta da misteriosi comportamenti suicidi (Madelaine), se ne innamora perdutamente. Un terribile inganno condurrà il protagonista, vittima e carnefice al tempo stesso, a sprofondare in un lucido e diabolico delirio senza possibilità di salvezza. La paura di cadere ed essere inghiottiti dal vuoto lo pervaderà ma l’attrazione verso l’abisso sarà più forte. Il piacere di abbandonarsi al nulla, all’oblio e alla morte lo affascineranno prima e lo cattureranno poi perché Flavières è consapevole che, come nel mito di Orfeo ed Euridice, dalla morte si può far ritorno. Il confine tra vita e morte, tuttavia, è sempre troppo sottile e quando Madeleine sembrerà riapparire nella sua vita la paura di sprofondare nuovamente negli inferi si trasformerà in una tragica ,quanto inevitabile, ossessione.
“Immaginiamo uno spettacolo che sappia parlare al pubblico a diversi livelli: al primo c’è una investigazione poliziesca che tesse la trama di un giallo ricco di colpi di scena; al secondo livello c’è la storia dell’amore impossibile tra una donna sfuggente e ambigua e un uomo che vive di ricordi e cerca il passato nel presente; al terzo l’ossessione quasi patologica di un’anima alla ricerca della propria identità, vittima di vertigini esistenziali.
L’obiettivo che ci poniamo nella stesura dell’adattamento drammaturgico è di riuscire a coniugare l’interesse per la storia – ciò che ha spinto Hitchcock a farne un thriller con la grande produzione hollywoodiana – con lo scandaglio psicologico di tre esseri umani in crisi, che è un tratto peculiare del teatro, inevitabilmente penalizzato dal cinema. Nell’adattamento siamo, quindi, partiti dal romanzo di Boileau e Narcejac, tenendo sempre uno sguardo anche al film, per cercare di fare una sintesi tra i due materiali e portare in scena gli elementi più efficaci. Una caratteristica fondamentale del progetto è la scelta di stringere il fuoco su tre personaggi, per poter approfondire la relazione morbosa e ambigua che si instaura fra di loro, escludendo il resto del mondo.
Apparentemente è il classico triangolo amoroso, ma in realtà la donna è, pirandellianamente, una nessuna e centomila, a seconda di quello che gli altri cercano in lei. E i due uomini nascondono segreti, ossessioni e strategie che complicano la vicenda e rendono ambigua la ricerca della verità.
Raccontiamo tre anime sole, costrette a confrontarsi costantemente con se stesse e a specchiarsi negli altri due, senza via di fuga.
A livello scenografico, abbiamo scelto di utilizzare una struttura molto agile composta da una serie di elementi mobili che ci consentano di raccontare i tanti luoghi diversi in cui si ambienta la vicenda – l’ufficio, la camera da letto, il lungosenna, il cimitero, il museo, Clairemont con la chiesa e la scala a chiocciola – e allo stesso tempo unificarli tutti nella metafora del ritorno alla vita dei morti.
Ad apertura di scena sembrerà di trovarsi in un cimitero realistico, ma poi, a seconda di come vengono disposti gli elementi in scena, lo spazio si trasformerà continuamente, o meglio, vertiginosamente”.
Alberto Oliva e Romilda Merli
Laureato in Scienze dei Beni Culturali, Alberto Oliva si forma come regista alla Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano, ha studiato con Kuniaki Ida, Maria Consagra, Gabriele Amadori, Serena Sinigaglia, Renata Molinari, Carlo Boso, JeanClaude Penchenat e ha lavorato come assistente alla regia con Massimo Navone, Antonio Syxty, Carmelo Rifici, Annig Raimondi e Corrado d’Elia.
Romilda Merli, laureata in Conservazione dei Beni Culturali e in Civiltà Letterarie e Storia delle Civiltà è la direttrice del festival teatrale “Alla coorte dei corti”, ha lavorato come regista teatrale a Sydney con “Lady Windermere’s Fan”, com aiuto regista nel film “Asfalto Rosso” e ha ideato e diretto numerose manifestaizoni culturali come “Letture da I Promessi Sposi”, “Premio Internzionale Luigi Illica”, “Lezioni di cinema”,”Book trailer” , “Silenzio vi racconto”, “Arquato Jazz Festival”, “Missing giallo”.
Formatosi presso la Bottega Teatrale Vittorio Gassman e Laureato in Filosofia e Lettere, Mino Manni vanta esperienze, teatrali, televisive e cinematografiche. Per il teatro ha lavorato nell’ Amleto di Antonio Calenda con Kim Rossi Stuart e in quello di Armando Pugliese con Alessandro Preziosi, Otello con Michele Placido e Sergio Romano, Il bugiardo, Faust e Delitto e castigo di e con Glauco Mauri e L’anatra all’arancia con Debora Caprioglio e Corrado Tedeschi. Per il cinema: Non ho sonno di Dario Argento con Max Von Sydow e Stefano Dionisi e Casomai con Fabio Volo e Stefania Rocca mentre per la televisione Distretto di Polizia, Carabinieri e Ris.
Per quanto riguarda gli altri appuntamenti del Teatro Comunale, inizia mercoledì 30 novembre (doppia proiezione ore 15.30 e ore 21.00) la rassegna “Al cinema con tè”, dedicata al cinema d’essai, con la pellicola Le donne del 6° piano di Philippe Le Guay.
info biglietti: platea 22 euro / ridotto 19 euro – galleria 19 euro / ridotto 16 euro – info e prenotazioni Numero verde 800.662413 cell. 392.6877555 dalle 14.30 alle 19.00


