Blitz della Forestale nel quartier generale di bracconieri romeni super organizzati lungo il Po
Bracconaggio ittico nelle acque interne delle province di Milano, Lodi e Pavia – sequestrati dagli uomini del Corpo forestale dello Stato un immobile, 2 furgoni, 1 cella frigorifera, barche reti e storditori elettrici – Sei cittadini romeni dovranno rispondere di bracconaggio ittico e reati connessi alla salute degli alimenti – Le indagini proseguono per ricostruire l’intera filiera commerciale illecita.
Il fenomeno del bracconaggio ittico negli ultimi anni si è molto diffuso lungo il Fiume Po ed i suoi canali e fiumi secondari, creando allarme sociale poiché, con la pesca indiscriminata, vengono danneggiati irrimediabilmente i delicati ecosistemi fluviali ed inoltre vengono immessi sul mercato prodotti ittici assolutamente non controllati dagli Organismi veterinari e potenzialmente dannosi per la salute pubblica.
Le recenti leggi regionali di un reato penale “ad hoc” ha fornito alle forze dell’ordine un importante strumento di repressione del fenomeno prima punibile solamente con sanzioni di natura amministrativa.
I bracconieri utilizzano infatti mezzi assolutamente non leciti, come ad esempio elettrostorditori, reti a tramaglio, trappole ad uncino stese tra le due rive, catturando in modo indiscriminato notevoli quantità di pesce, soprattutto carpe, siluri e persici, danneggiando inoltre in modo grave l’ecosistema fluviale.
E’ noto poi come alcuni pesci di acqua dolce (carpa) prediligano i fondali cosparsi di detriti e, nuotando anche in acque inquinate, possono assumere elementi dannosi per la salute umana, se le carni non vengono opportunamente analizzate dai veterinari.
OPERAZIONE “PESCA DI FRODO NEL PO”

All’alba i forestali dei nuclei investigativi di Milano, Pavia e Lodi, coordinati dal Comm. C. Giovanni Gianvincenzo e con il supporto dei Comandi Stazione di Pavia e Zavattarello, hanno fatto irruzione in due aree nei Comuni di Pieve Porto Morone e Pietra de Giorgi in Provincia di Pavia. Nel sito di Pieve Porto Morone, l’esito dell’attività, protrattasi fino a tarda sera, ha permesso di scoprire l’esistenza di una vera e propria “centrale operativa” di filiera del pescato illegale, gestita da un’organizzatissima banda di romeni che avevano terminato l’ultima razzia notturna di pesca di frodo.
I forestali al loro ingresso nell’area recintata ed occultata da teli hanno rinvenuto due furgoni, diverse celle frigorifere, barche da pesca, reti, uncini, cassette per lo stoccaggio del pesce, pastura e soprattutto numerose batterie ad alto voltaggio in carica, cavi di rame ed elettrostorditori. In una cella infine è stato rinvenuto il pescato della notte consistente in circa 400 kg di carpe e siluri assieme a cassette contenenti ghiaccio per la conservazione. Presenti altresì banchi per la lavorazione del pesce e contenitori di interiora sinonimo di recente lavorazione del pescato.
Identificati 6 romeni presenti sul posto nei cui confronti si procederà per i reati di bracconaggio ittico nonché per reati connessi alla illecita gestione/commercio di alimenti.
L’intervento dei veterinari dell’ATS di Pavia ha visto poi disporre la distruzione del pescato per violazione delle normative sanitarie, la non idoneità al consumo e l’assoluta mancanza di tracciabilità. Sono tutt’ora in corso indagini per accertare la destinazione commerciale del pescato ed il resto della filiera illecita.
L’attività si è conclusa con il sequestro dell’area, di furgoni, barche, strumenti vari tutti destinati alla confisca ed ha inferto un colpo netto al “quartier generale” dell’attività illecita che ha sorpreso gli stessi operatori per dimensioni e per l’elevato livello di organizzazione riscontrato.


