Di Pubblicato il: 19 Settembre 2026Categorie: Attualità

Fertilizzanti, Pacchiarini: «Aiuti a metà e l’Europa toglie il paracadute»

Il presidente di Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza Francesco Pacchiarini

Lodi, 17 settembre 2026 – Bene i 136 milioni contro il caro fertilizzanti stanziati ieri, 16 settembre, dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, con un decreto che mette insieme fondi europei e nazionali e compensa agli agricoltori il 50% della maggiore spesa sostenuta per i concimi. Ma l’altro 50% dell’aumento resta sulle spalle delle aziende, e la compensazione arriva mentre il Parlamento europeo ha appena confermato la cancellazione della clausola di emergenza dalla nuova tassa europea sul carbonio, che si applica anche ai fertilizzanti importati. È la posizione di Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza, che chiede tempi certi e brevi per gli aiuti e il ripristino di quella clausola nel negoziato finale a Bruxelles.

«Il decreto è una buona notizia e riconosce un problema reale – dichiara Francesco Pacchiarini, presidente di Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza –. Ma copre il 50% dell’aumento, e per un’azienda che ha già seminato e concimato a costi pieni l’altro 50% resta a carico suo. Apprezziamo che l’accredito sia diretto e senza domande da presentare: chiediamo che i soldi siano sui conti delle aziende entro l’anno, senza aspettare la prossima campagna, perché un sostegno che arriva a campagna finita non è un sostegno».

I concimi costano di più da mesi. I fertilizzanti azotati, i più usati in pianura, si producono a partire dal gas naturale e in buona parte arrivano in Europa dall’estero: la crisi in Medio Oriente ha contribuito ad aumentare i costi e a rendere più incerte le forniture, e il rincaro si è scaricato sugli agricoltori nel momento delle semine e delle concimazioni, quando la spesa non si può rinviare. Per questo l’Unione europea ha attivato la propria riserva di crisi per l’agricoltura e il Governo ha aggiunto risorse proprie: i 136 milioni del decreto sono 45 europei e 91 nazionali, e serviranno a coprire il 50% degli aumenti sostenuti da oltre 547mila aziende agricole italiane. Priorità alle colture che di concime ne consumano di più: cereali, mais, riso, colza, barbabietola da zucchero, olivo e nocciolo.

Per la pianura di Milano e Lodi il tema è centrale: mais, cereali e riso sono le colture di riferimento, e il mais è la base dell’alimentazione delle stalle da latte. Un rincaro dei fertilizzanti si scarica due volte, sul seminativo e sulla zootecnia.

Il giorno prima del decreto, però, il Parlamento europeo ha preso una decisione di segno opposto. L’Unione ha introdotto una tassa ambientale sulle importazioni, chiamata tassa sul carbonio alle frontiere (in sigla CBAM): chi porta in Europa prodotti fabbricati in Paesi con regole climatiche meno severe paga un sovrapprezzo proporzionale alle emissioni generate per produrli, così che le merci estere non facciano concorrenza sleale a quelle europee, soggette a vincoli più stretti. Tra i prodotti tassati ci sono i fertilizzanti. Nella revisione della norma era stata proposta una clausola di salvaguardia, che avrebbe permesso di sospendere temporaneamente la tassa in circostanze eccezionali come quella attuale, per non aggiungere un costo a un altro costo. Il Parlamento l’ha respinta. Resta la possibilità di destinare una parte del gettito della tassa ai settori in crisi, soluzione che Confagricoltura nazionale ha giudicato parziale, chiedendo un piano strutturato contro il caro fertilizzanti da costruire nel Trilogo, il negoziato finale tra Parlamento, Consiglio e Commissione che fissa il testo definitivo.

L’organizzazione interprovinciale torna così sul tema dei costi di produzione dopo la recente presa di posizione sul gasolio agricolo, quando aveva denunciato che il credito d’imposta si era fermato a maggio mentre i prezzi alla pompa continuavano a salire.

«Quello che ci preoccupa di più è il segnale che arriva da Strasburgo – conclude Pacchiarini –. Una tassa sui fertilizzanti importati significa concimi più cari, in un momento in cui i nostri cerealicoltori e risicoltori vendono già sotto i costi di produzione. Bocciare la clausola di salvaguardia vuol dire togliere l’unico paracadute previsto per le emergenze. Il negoziato finale è l’ultima occasione per rimetterla nel testo: chiediamo ai parlamentari europei lombardi e al Governo, che sulla politica agricola comune ha appena preso posizione con la premier Meloni, di farsene carico».