Maxi frode fiscale e alimentare tra Valtrebbia e Basso Lodigiano

Maxi frode fiscale e alimentare tra Valtrebbia e Basso Lodigiano: coinvolte 20 persone e 8 società
Fatture false, riciclaggio, prodotti alimentari contaminati: scoperta una rete criminale transnazionale. Coinvolti anche soggetti del Basso Lodigiano.
L’Ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Dogane (ADM) Emilia 2 di Piacenza ha concluso una vasta indagine su un’organizzazione criminale transnazionale con ramificazioni anche nel Basso Lodigiano e nella Valtrebbia, responsabile di frodi fiscali e alimentari per milioni di euro.
Sotto inchiesta 20 persone e 8 società con sede in Italia, tra cui due imprenditori con attività nella Valtrebbia, due commercialisti piacentini, e un componente della Camera di Commercio italo-ungherese con sede a Budapest.
I reati accertati sono numerosi e gravi:
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Frode Iva e contrabbando internazionale per oltre 3,2 milioni di euro
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Fatture false per operazioni inesistenti per più di 12 milioni
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Riciclaggio e autoriciclaggio per quasi 5 milioni
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Frode alimentare e in commercio, con:
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vendita di oltre 5 tonnellate di formaggi contaminati (botulino) esportati in Russia
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olio di semi venduto come extravergine d’oliva tra Italia e Romania
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L’indagine è partita nel 2023 da una segnalazione dell’autorità fiscale tedesca. Il filo conduttore è un imprenditore ucraino residente in Campania, in grado di muovere milioni di euro tra oltre 15 Paesi, tra cui Russia, Turchia, Emirati, Singapore e Cayman. Fondamentale il coinvolgimento di un imprenditore piacentino operante tra Valtrebbia e Basso Lodigiano.
Due circuiti criminali
Gli inquirenti hanno ricostruito due sistemi di frode paralleli:
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Il primo, basato sulla vendita in nero di prodotti agroalimentari da parte di soggetti ucraini e russi, puntava a evadere l’Iva e violare le sanzioni UE verso la Russia.
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Il secondo, una vera associazione a delinquere, gestita da due piacentini (uno residente all’estero), utilizzava società fittizie in tutta Europa per simulare operazioni commerciali e evasione sistematica dell’Iva. I prodotti, in realtà, finivano nel mercato nero estero, con consumatori finali in Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.
Tra gli indagati anche soggetti già condannati per reati gravi, tra cui sequestro di persona a scopo estorsivo e bancarotta fraudolenta. Sono emersi contatti anche con soggetti legati ad ambienti mafiosi, pur senza riscontri operativi.
Perquisizioni anche nel Lodigiano
Nel corso del 2024 sono state eseguite perquisizioni in diverse province, tra cui Lodi, oltre a Piacenza, Padova, Treviso e Verona. Sequestrati dispositivi elettronici, contabilità in nero, denaro contante per oltre 60 mila euro e valori per 100 mila euro.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Piacenza, si sono avvalse di:
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intercettazioni
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pedinamenti e tracciamento GPS
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indagini bancarie
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cooperazione internazionale con le autorità di numerosi Paesi UE
Negli ultimi mesi sono state chiuse decine di società riconducibili agli indagati in Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Bulgaria.
Fondamentale il lavoro dell’Antifrode di Piacenza, in collaborazione con Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Dogane e Polizie locali, compresa l’ex Unione Valtrebbia, per i controlli attraverso lettura targhe.
L’operazione è stata definita “la più importante mai condotta dall’ADM Emilia 2” a tutela della fiscalità e della sicurezza agroalimentare.


