Omaggio a Sergio Ramelli da Regione Lombardia

A mezzo secolo dalla tragica scomparsa di Ramelli, giovane studente milanese ucciso nel 1975 per le sue idee, con il patrocinio di Regione Lombardia, si è voluto organizzare un evento pubblico per ricordare la sua figura e riflettere, attraverso contributi autorevoli, sui valori della libertà, della tolleranza e del coraggio delle idee. La serata si è aperta con l’inaugurazione della mostra “Il coraggio della libertà”, seguita dai saluti istituzionali del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
L’evento, in fase di svolgimento, prevede la consegna, da parte dell’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso, dei riconoscimenti previsti da “Mille città per Sergio”, premiando i Comuni che hanno scelto di intitolare vie, piazze o spazi pubblici alla memoria di Ramelli, a seguire la presentazione del Murale per Sergio, un simbolo visivo potente e duraturo dedicato alla sua memoria e “Parole, immagini e musica per Sergio”, curato da Alberto Busacca, che ha introdotto gli interventi degli autori Nicola Rao, Giuseppe Culicchia, Federica Venni e Andrea Arbizzoni, insieme a performance artistiche dedicate alla figura di Ramelli.
Momenti di riflessione all’interno di “Mai più a scuola di odio”, l’intervista del giornalista Giannino Della Frattina al sottosegretario all’Istruzione e al Merito Paola Frassinetti, e da “Non fu un gioco da ragazzi”, con il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, accompagna Enrico Ruggeri in un viaggio musicale e narrativo negli anni Settanta.
A concludere l’evento, l’intervista “Le idee hanno bisogno di coraggio”, condotta da Paola Colonnello con il presidente del Senato Ignazio La Russa e il giudice Guido Salvini, in un confronto sul valore della giustizia, della memoria e della responsabilità civile.
«A cinquant’anni dalla barbara uccisione di Sergio Ramelli, il nostro pensiero è andato a un ragazzo che è stato assassinato per le sue idee da estremisti comunisti – ha evidenziato il capogruppo di Fratelli d’Italia Christian Garavaglia. Ricordare Sergio ha significato riaffermare con forza un principio: in democrazia si discute, non si uccide. Le opinioni non si massacrano a colpi di chiave inglese. Non allora, non oggi, non mai. Purtroppo, ancora oggi viviamo l’odio dell’estremismo di alcuni esponenti di sinistra che continuano a minacciare con violenza e disprezzo chi non la pensa come loro, come avvenuto recentemente nei confronti di giovani di Gioventù Nazionale da parte di rappresentanti dell’ANPI. L’attualità della tragedia di Sergio Ramelli ci impone di non archiviare quella stagione di odio ideologico che ha insanguinato il nostro Paese».


