Una sala gremita per dire «no» ai profughi

Zelo-Mignete-profughi

L’assemblea nelle sale dell’oratorio. Nel riquadro il sindaco
Tutti insieme in prefettura per dire “no” ai profughi a Mignete. Questo l’accordo condiviso che han trovato Amministrazione e cittadini ieri sera, lunedì, nell’oratorio della frazione di Zelo Buon Persico, durante un incontro promosso dalla stessa maggioranza per fare chiarezza in merito alla situazione dei migranti, già scomoda di per sé. Grazie, ma si fa per dire, a un privato il Comune se li è trovati fra capo e collo due anni fa. Il gestore ha disatteso la convenzione e Giunta e associazioni hanno dovuto fare la loro parte, sempre con responsabilità e correttezza. Ora pare che lo stesso privato voglia spostare i 29 ragazzi in una struttura della frazione di Mignete, che conta 400 abitanti. Anche se dalle carte, ufficialmente, nulla é certo. Cosí il sindaco Angelo Madonini ha preferito incontrare i suoi cittadini, insieme alla sua giunta composta da Massimiliano Vassura, Marica Bosoni, il vicesindaco Alessi e Sergio Groppaldi, prima che sia troppo tardi e conoscere la loro opinione e rispondere alle loro domande. Tutta la frazione, ma anche gente da fuori, si è presentata in sala dell’oratorio. Alcuni per capire, altri per dire la loro, altri ancora per fare campagna elettorale non facendo certo bella figura. «Non li vogliamo», ha dichiarato la vox populi, «chi ci garantirà sicurezza?», «cosa possiamo fare per non farli entrare a Mignete?». Queste le questioni più frequenti.
Mignete
«Non li abbiamo voluti e non li vogliamo ad oggi – ha spiegato deciso il sindaco – e certo se si tratta di decisioni tra privato e prefettura il Comune non può farci nulla e questo, a differenza di come la pensano in molti, deve essere chiaro. Ufficialmente, non sappiamo ancora se arriveranno nella frazione, stando alle ultime comunicazioni che abbiamo ricevuto nel pomeriggio, ma potrebbe essere probabile. Abbiamo sempre espresso il nostro parere contrario in merito alla questione, ma non siamo stati ascoltati e quando i profughi sono arrivati abbiamo cercato di gestire la situazione al meglio con responsabilità e serietà quando il privato che doveva gestirli ha disatteso gli accordi. Sono stato anche duro dato che ho emesso un’ordinanza di allontanamento per 8 ragazzi ospitati nella struttura quando c’è stato bisogno. E questo è quello che ho intenzione di fare anche adesso, sempre nella legalità, in caso fosse necessario. Meglio parlare ora, oggi, prima che sia troppo tardi, affrontando tutto questo insieme, prendendo una posizione unica, piuttosto che domani e divisi». Parole che quasi tutti hanno compreso, nonostante la situazione permanente di sconcerto generale.
Mignete
«Non possiamo farci nulla – hanno ribadito Vassura e Bosoni – dobbiamo cercare di gestire il problema al meglio e far sentire la nostra voce». Ma nel marasma alcune proposte sono state prese per buone. Quella, per esempio detta da un cittadino di Mignete, ovvero di presentarsi in prefettura e far valere le proprie ragioni. Il vicesindaco Alessi ha anche optato per una manifestazione pacifica in paese in caso i profughi dovessero arrivare. Qualcuno ha lanciato anche una raccolta firme. «Noi siamo con voi – ha ribadito Madonini – al più presto possibile manderò una lettera in prefettura dove spiegherò le motivazioni e la contrarietà dei cittadini a questo tipo di accoglienza forzata, sottolineando che, se costretti, metteremo in atto azioni forti e certo, ci presenteremo in prefettura per dire no». Una soluzione che nell’incertezza, é stata condivisa dai presenti in sala e nonostante tutto, il momento di discussione é servito.
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