Lodigiano. Maxi operazione antidroga: ingenti sequestri, 11 arresti e 25 indagati

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A destra un’immagine di un spacciatore accovacciato in un fosso che esce rapidamente per rifornire il cliente
Lodi, 30 settembre. – Sono stati diversi gli episodi raccontati dalla cronaca locale durante l’ultimo anno e mezzo, in merito allo spaccio di droga nei campi del Lodigiano. Ricordiamo in particolare quella che scaturì in un inseguimento, dove due carabinieri rimasero gravemente feriti nel tentativo di catturare due spacciatori.
Si tratta di diverse batterie, presenti sul territorio, ma legate anche con altre in diverse province della Lombardia, come il Pavese, il Piacentino o il Bresciano. Dei veri e propri supermarket della droga a cielo aperto.
Oggi, grazie al coordinamento della dott.ssa Sara Mantovani della procura di Lodi, del procuratore Vincenzo Russo e del lavoro degli agenti della Squadra Mobile, un duro colpo è stato inferta a quella che, “pur non essendo una vera e propria organizzazione criminale”, rappresenta un sodalizio composto da numerose batterie di pusher molto attivi e che interagivano tra di esse. Un esempio: quando uno di loro veniva arrestato subito veniva rimpiazzato da un altro uomo.
Ingentissimo il volume d’affari: fino a 6mila euro al giorno per una sola batteria, ed un incasso settimanale anche fino a 100mila euro. La Polizia ha sequestrato in più occasioni un totale di diversi chili, fra cocaina ed eroina, oltre a grosse quantità di contanti. In una circostanza il denaro, oltre 100mila euro, era occultato in un’auto in partenza per il Marocco.
La complessa operazione, denominata “Abramo”, – ha spiegato la Mantovani – è iniziata durante i primi mesi del 2013 ed ha comportato una serie di pedinamenti, intercettazioni ed appostamenti. Seguire le batterie “itineranti” nelle campagne a nord di Lodi non è stata cosa semplice, ma si è giunti ad un livello superiore, intercettando chi forniva la droga agli spacciatori, e in alcuni casi anche ai fornitori dei fornitori, risalendo notevolmente la catena. Le indagini proseguono in tale direzione.
All’alba di oggi sono finiti in manette 11 marocchini, altri 5 risultano irreperibili (tutti con età compresa fra i 23 e i 36 anni) e 25 sono le persone indagate. Gli arresti sono stati eseguiti a Milano e hinterland, oltre che a Belluno. Un ordinanza è stato eseguita anche nel carcere di Padova.
Fugando note polemiche, il procuratore Russo ha sottolineato che «la politica dell’accoglienza in Italia non rappresenta sempre la giusta misura».


