Di Pubblicato il: 15 Giugno 2026Categorie: Cronaca, Primo Piano

Lodi, maxi operazione “Green River”: 8 arresti e sequestri per 31 milioni di euro

Nel contesto di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Lodi, denominata “Green River”, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Lodi ha eseguito un decreto di misure cautelari personali nei confronti di otto soggetti, ritenuti responsabili di un’associazione per delinquere dedita all’autoriciclaggio e all’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Contestualmente sono state eseguite misure cautelari reali nei confronti di 44 soggetti per un valore complessivo di circa 31 milioni di euro.

Le attività investigative hanno preso avvio nel 2024 a seguito di approfondimenti fiscali condotti su una società con sede nel Lodigiano, risultata fittizia e utilizzata come “cartiera” per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Gli accertamenti hanno portato alla luce un’organizzazione criminale che, sfruttando i complessi meccanismi di riciclaggio tipici del cosiddetto “underground banking”, sarebbe riuscita a trasferire in Cina oltre 200 milioni di euro, spesso attraverso triangolazioni con altri Paesi europei.

Secondo gli investigatori, il sistema consentiva ai beneficiari delle fatture false di riciclare proventi derivanti da diversi reati presupposto, tra cui reati tributari, societari e fallimentari, ma anche attività legate al traffico di stupefacenti e alla criminalità organizzata. Parallelamente, il meccanismo avrebbe permesso alla comunità imprenditoriale cinese coinvolta di riciclare ingenti somme provenienti dalle proprie attività economiche e di trasferire il denaro “ripulito” in Cina, attraverso un sistema di compensazione tra il contante restituito ai beneficiari delle false fatture e i bonifici effettuati sui conti correnti gestiti dall’organizzazione.

I trasferimenti di denaro avvenivano spesso mediante l’utilizzo dei cosiddetti virtual iban, codici in grado di reindirizzare i fondi verso un unico conto principale, mascherando i reali beneficiari e rendendo particolarmente complessa la ricostruzione dei flussi finanziari.

L’organizzazione avrebbe operato attraverso 41 società cartiere, gestite da un ufficio anonimo situato a Chiari, in provincia di Brescia. Tramite queste strutture sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti per circa 200 milioni di euro nei confronti di numerose società clienti. Le somme ricevute venivano successivamente trasferite all’estero e poi restituite in contanti agli stessi beneficiari, trattenendo una commissione pari al 10 per cento per il servizio offerto.

Le indagini hanno inoltre evidenziato come alcune società abbiano sfruttato indebitamente le agevolazioni previste per il Sisma dell’Abruzzo del 2009 e quelle introdotte durante la pandemia da Covid-19, contabilizzando crediti inesistenti utilizzati per compensare debiti fiscali, previdenziali e assicurativi.

Una delle società cartiere sarebbe stata impiegata anche per realizzare una frode all’IVA nelle importazioni di merce proveniente dall’India, attraverso l’utilizzo illecito del regime del deposito IVA. Tale sistema consente agli operatori di operare in sospensione d’imposta e di rinviare il pagamento dell’IVA a un momento successivo all’importazione. In questo caso, secondo quanto emerso, la società fittizia si sarebbe limitata a fungere da intermediaria tra fornitore e destinatario finale, senza mai versare l’imposta dovuta.

Tra i destinatari delle misure cautelari figura anche un commercialista italiano, ritenuto responsabile della gestione amministrativa e contabile delle società coinvolte. Il professionista avrebbe predisposto gli F24 delle imprese beneficiarie delle indebite compensazioni e curato la documentazione necessaria a mantenere formalmente regolari le società utilizzate dal sodalizio.

Le misure cautelari personali hanno portato all’applicazione degli arresti domiciliari nei confronti di un soggetto ritenuto il capo dell’organizzazione, con l’utilizzo del braccialetto elettronico. Contestualmente è stato disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, nei confronti degli indagati per un valore complessivo di 31 milioni di euro, considerato profitto dei reati contestati.

I provvedimenti hanno riguardato anche le 41 società cartiere, i relativi conti correnti e l’ufficio utilizzato per la loro gestione. I sequestri hanno interessato disponibilità finanziarie, quote societarie, immobili, autovetture e beni di lusso, tra cui orologi e preziosi.

Durante le perquisizioni, grazie al supporto delle unità cinofile cash dog in servizio presso i reparti della Guardia di Finanza degli aeroporti di Bergamo-Orio al Serio e Milano-Linate, sono stati rinvenuti oltre 100mila euro in contanti occultati all’interno di immobili e autovetture.

Resta fermo che la responsabilità degli indagati potrà essere definitivamente accertata soltanto all’esito del processo e con sentenza irrevocabile, nel rispetto del principio di presunzione di non colpevolezza sancito dall’articolo 27 della Costituzione.