Lettera del Prefetto al Presidente Soldati: «Non potrà una singola porzione d’Italia stabilire se e quanti migranti accogliere»
Gentile Presidente,
mi riferisco alla sua cortese lettera del 25 maggio, sulla “questione migranti”.
Gli ininterrotti afflussi sul territorio del nostro Paese presentano carattere di assoluta eccezionalità. Ne costituiscono testimonianza i “numeri”: l’essere stata posta, la tematica, persino in sede di Consiglio di sicurezza dell’ONU; il negoziato in atto in Europa, dagli esiti peraltro incerti.
Come tutti sanno è da oltre un anno che mi sono più volte appellato, per primi, ai sindaci del Lodigiano, affinché, nell’interesse, soprattutto, delle rispettive genti, le conseguenti criticità venissero gestite e non stabilite. Sempre, e ribadisco, sempre, ho invocato soluzioni concertate che contenessero il prevedibile impatto sulle comunità locali. Con lealtà, ho rappresentato con chiarezza situazioni e possibili sviluppi, mai omettendo difficoltà e sfide all’orizzonte, anzi invitando a porvi costruttivamente mano per tempo. Insieme.
Le risposte ricevute, tuttavia, sono sinceramente deludenti. Encomiabile eccezione quella del Comune di Cervignano d’Adda. Limitatamente al versante S.P.R.A.R., quella della Città capoluogo.
“Non c’è alcuna possibilità di ospitalità, in strutture né pubbliche né private”, ci è stato ripetutamente rappresentato. Comprenderà perciò come possa meravigliare che la Prefettura, grazie alla pressoché sola collaborazione di associazione del III settore – che qualsiasi altra amministrazione avrebbe ben potuto contattare direttamente da sé – sia riuscita a dare attualmente accoglienza a oltre 180 persone, continuando a cercare ulteriori disponibilità e non essendo in condizioni di escludere a tal fine alcuna opzione, se effettivamente percorribile. Non potrà una, quale che sia, singola porzione della nostra Italia stabilire se e quanti migranti accogliere. Tutti, indistintamente, si è tenuti a fare fin oin fondo la propria parte, con la consapevolezza di non poter decidere durata e regole del gioco ma di sapere essere almeno in grado di stare seduti al tavolo.
L’auspicio, forte e sincero, è che il Governo, che ho l’onore di rappresentare, riesca a individuare nelle sedi deputate le soluzioni migliori sia per chi è in fuga da morte e disperazione, sia per coloro che sono chiamati a dare prova, nei fatti, di solidale comprensione. Tanto doverosamente rammentato.
La linea dello scrivente Ufficio non muta. La priorità era, e rimane, la ricerca di iniziative condivise. Tra queste, può esservi certamente quella delle case cantoniere – che potrebbero nondimeno rivelarsi non bastevole – per la cui sistemazione non pare però disporsi di definite ipotesi di progetto, né di spesa, ed eventualmente in a capo a chi, né tempi, né di specifica ricettività.
Siffatti elementi appaiono indispensabili per poter prudentemente esplorare la possibilità di un qualche supporto dagli Uffici centrali.
Non può nel contempo escludersi che nel frattempo, già dai primi di giugno, dopo una inopinata “pausa”, questa provincia, come ogni altra, sia bruscamente richiamata all’appello. Al quale occorrerà almeno provare a rispondere in qualche modo. La soluzione delle case cantoniere, sempre che si dimostri praticabile, dovrà allora essere accompagnata da ipotesi di immediata attuazione.
Per quanto concerne, infine, il programma di volontariato, la Prefettura è pronta a una fattiva e sollecita riflessione comune, già tra l’altro suggerita dallo scrivente nella circostanza di una recente riunione presso codesta Sala dei Comuni con i Signori Sindaci del territorio.
Nel comunicare, infine, che quanto da Lei rappresentato sarà portato alla superiore attenzione, si porgono con l’occasione i più cordiali saluti.
Antonio Corona
(Prefetto di Lodi)


