Di Pubblicato il: 11 Marzo 2026Categorie: Cronaca, Primo Piano

Confisca milionaria della Finanza: immobili sequestrati anche nel Lodigiano

Lodi – C’è anche il territorio lodigiano tra quelli interessati dalla maxi confisca eseguita dalla Guardia di Finanza di Pavia nei confronti di un imprenditore attivo nel settore della logistica. Il provvedimento riguarda complessivamente 118 immobili e disponibilità finanziarie per circa 16 milioni di euro. La misura è diventata definitiva dopo la conferma della Corte di Cassazione.

Confisca da 16 milioni di euro

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pavia hanno dato esecuzione alla confisca irrevocabile di un vasto patrimonio immobiliare. Si tratta di 118 beni tra appartamenti e terreni distribuiti in diverse zone d’Italia, tra centri direzionali e note località turistiche.

Una parte di questi immobili si trova anche nel Lodigiano, territorio che secondo gli investigatori sarebbe stato utilizzato come uno dei luoghi in cui reinvestire capitali accumulati illecitamente.

Coinvolti Lodi Vecchio e Tavazzano

Tra i beni che passano ora definitivamente allo Stato figura anche un terreno di circa 7.200 metri quadrati situato a Lodi Vecchio, tra via De Gasperi e via Guido Rossa. L’area era stata acquistata nel 2017 dal Comune da una società del gruppo riconducibile all’imprenditore, la Premium Brands, nell’ambito di un bando pubblico che prevedeva una corsia preferenziale per chi intendesse realizzare una casa di riposo.

La società, unica partecipante alla gara, aveva formalizzato questa intenzione, ma al progetto non fece mai seguito alcuna realizzazione. Nel 2019 la Guardia di Finanza di Pavia aveva poi disposto il sequestro dell’intero patrimonio immobiliare.

Oltre al terreno di Lodi Vecchio, la confisca riguarda anche alcuni immobili a Tavazzano, oltre ad altre proprietà situate sul lago di Garda, a Milano e in diverse altre località.

Le indagini nel settore della logistica

Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Roma e confermato in via definitiva dalla Cassazione, colpisce un sistema di società operanti nella movimentazione delle merci. Le indagini sono partite dal monitoraggio dei grandi poli logistici italiani.

Al centro dell’inchiesta un imprenditore formalmente residente in Svizzera ma operativo su tutto il territorio nazionale, impegnato nella gestione di servizi di facchinaggio e trasporto.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, dietro l’attività apparente si celava un’organizzazione dedita allo sfruttamento del lavoro e alla frode fiscale. Un meccanismo definito dagli inquirenti una forma di “caporalato industriale”, che avrebbe permesso di accumulare ingenti profitti attraverso evasione fiscale e operazioni di riciclaggio realizzate tramite prestanome e società estere.

Beni acquisiti allo Stato

Dopo un lungo percorso giudiziario, la Suprema Corte ha stabilito l’acquisizione definitiva dei beni al patrimonio pubblico. Oltre ai 118 immobili, la confisca comprende circa 16 milioni di euro tra conti correnti e una polizza assicurativa.

Per l’imprenditore, già condannato per reati contro la pubblica amministrazione e riciclaggio, è stata inoltre confermata la “pericolosità sociale”, elemento che ha consentito il passaggio dalla custodia giudiziaria alla confisca definitiva dei beni.

L’operazione rappresenta anche un intervento a tutela delle imprese che operano nel rispetto delle regole: colpire chi altera il mercato attraverso sfruttamento del lavoro ed evasione fiscale significa infatti difendere la concorrenza in un comparto strategico come quello della logistica, particolarmente presente anche nel territorio lodigiano.