Arrestato il presunto killer di Antonia. A Lodi dimorava all’ex Sicc

L’uomo, ritenuto violento e irregolare nel nostro Paese, è accusato dell’omicidio della 56enne Antonia D’Amico. Avrebbe dovuto trovarsi al CIE di Bari per il rimpatrio, e lo era stato anche in precedenza, poi venerdì era stato rilasciato. Si trovava al CIE proprio perchè era stato denunciato ancora una volta per atti violenti: a febbraio, infatti, si era presentato alla porta di due vicini di casa togolesi della vittima. Aveva sfogato la sua rabbia minacciando i due coinquilini con un coltello, accecato dalla gelosia, pensando che i due potessero avere una relazione con la 56enne. La sua frequentazione con la donna, saltuaria ma che durava da 5-6 anni, era sempre stata burrascosa e costellata da episodi di insulti e violenze, tanto che Antonia più di recente lo aveva denunciato.
Poi, domenica scorsa, l’episodio finale. Il dramma. Secondo gli inquirenti non c’è dubbio sulla responsabilità dello straniero, «un caso risolto in 24 ore», ha affermato il procuratore Vincenzo Russo. Sono state raccolte ed esaminate numerose prove, tra cui impronte “fresche”, i segni della collutazione, sono stati monitorati i suoi spostamenti (appurando quindi che non si trovava più nel centro di espulsione di Bari), confermando che l’uomo si trovava a Lodi già da sabato. Poi, dopo l’omicidio, avrebbe preparato la fuga. Ma, grazie alla ininterrotta e precisa attività investigativa, il 38enne è stato trattenuto all’aeroporto di Roma-Fiumicino, dove, con un passaporto scaduto, stava per imbarcarsi con destinazione Egitto.
Ora Hassane Moussad Attia Mohamed, sottoposto a fermo di indiziato di delitto per omicidio volontario, si trova in carcere a Civitavecchia in attesa di giudizio.
In casa tutto è stato messo a soqquadro, i segni della lotta, del disperato tentativo di difendersi (escoriazioni da difesa che sarebbero compatibili anche sul corpo dell’uomo). E’ morta così Antonia, nel suo appartamento, probabilmente inseguita e picchiata in tutte le stanze dal suo assassino, sul volto e sul corpo nudo della povera vittima i segni evidenti della lotta, è stata raggiunta da violenti pugni e schiaffi, colpita ripetutamente con una cesta di latta e ancora con altri oggetti contundenti e trafitta da due colpi di stiletto o di cacciavite.


