Al presunto assassino di Antonia era stato negato asilo per due volte
Era uno dei soggetti che nel 2013 gli agenti della Questura di Lodi avevano accompagnato al CIE di Bari, l’egiziano accusato dell’omicidio di Antonia D’Amico. Il 36enne, infatti, era stato condotto una prima volta al CIE (Centro Identificazione ed Espulsione) nel 2013. Appena giunto però, aveva fatto richiesta di asilo e, in questi casi, l’autorità giudiziaria può concedere allo straniero di essere rilasciato in attesa della risposta. Cosa che è avvenuta con Moussad Hassane Attia Mohamed. Successivamente all’esito negativo, l’egiziano ha però presentato un ricorso, anche questo finito con esito negativo. Così, a febbraio 2015, la Polizia di Lodi lo riporta al CIE di Bari. Ma, misericordia italica, il presunto killer presenta una nuova richiesta di asilo politico e, neanche a dirlo, nuovamente viene rilasciato. Due giorni dopo Antonia D’amico veniva assassinata.


