Di Pubblicato il: 21 Febbraio 2025Categorie: Attualità

Confagricoltura scrive a Fontana: «Basta disinformazione sugli allevamenti»

Francesco Pacchiarini, Presidente Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza

Confagricoltura scrive al Presidente di Regione Lombardia: «Basta disinformazione sugli allevamenti lombardi»

(Milano, 21 febbraio 2025) – In un’ampia lettera, a firma dei Presidenti Francesco Pacchiarini (Milano, Lodi, Monza Brianza), Renato Giavazzi (Bergamo), Giovanni Garbelli (Brescia), Confagricoltura si è rivolta al presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, e agli assessori all’Agricoltura, Alessandro Beduschi, e all’Ambiente e Clima, Giorgio Malone, per esprimere forte preoccupazione sulla disinformazione diffusa tra le istituzioni e sui media lombardi dai promotori della proposta di legge n. 1760 per la “Riconversione del settore zootecnico per la progressiva transizione agroecologica degli allevamenti intensivi”.

Il documento è stato depositato a marzo scorso alla Camera dei deputati dalle associazioni animaliste e ambientaliste Greenpace Italia, ISDE Medici per l’ambiente, Lipu, Terra! e WWF Italia. Nei mesi successivi, Confagricoltura è venuta a conoscenza di solleciti rivolti ai sindaci per sostenere la proposta e di una campagna sempre più insistente, anche a livello di narrazione mediatica, per affermare tra i cittadini la convinzione che gli allevamenti lombardi costituiscono il principale problema ambientale.

I dati tuttavia parlano chiaro. L’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale (Ispra), nel rapporto ambientale 2023, ha evidenziato che l’agricoltura in Italia causa circa il 7% delle emissioni di polveri sottili e il 2,5% di quelle PM2,5, mentre trasporti, riscaldamenti e attività industriali sono responsabili del restante 93%.

«Ancora una volta – scrivono i Presidenti dell’organizzazione agricola nella lettera – le fake news rischiano di inquinare un dibattito che dovrebbe basarsi su dati scientifici e non su preconcetti ideologici. Smantellare il nostro sistema zootecnico in favore della cosiddetta estensivizzazione degli allevamenti comporterebbe un inevitabile danno economico e sociale: aumenterebbe il costo del cibo, si perderebbe capitale fisico e umano in un settore strategico come l’agroalimentare di alta qualità, e si distruggerebbero le filiere che contribuiscono positivamente all’export italiano».

Oltre ai danni economici, un approccio semplicistico alla questione avrebbe gravi conseguenze anche a livello ambientale. «Abolire gli allevamenti tecnologici significherebbe ridurre la biodiversità, aumentare la pressione produttiva sui terreni rinaturalizzati e raddoppiare le emissioni di CO2 e di azoto nei suoli». Senza contare il rischio di un maggiore impatto ambientale indiretto, dovuto all’aumento delle importazioni di alimenti da paesi con standard produttivi inferiori».

A fronte di una situazione così delicata, la governance di Confagricoltura si appella alle istituzioni affinché il dibattito sulla sostenibilità della zootecnia lombarda si basi su evidenze scientifiche e su un approccio razionale. «È fondamentale che la politica adotti un metodo di analisi multifattoriale, considerando i benefici della produzione zootecnica nel sistema alimentare, dalla nutrizione alla biodiversità, dalla salute del suolo alla gestione delle terre e al sostegno delle comunità».