Di Pubblicato il: 26 Maggio 2025Categorie: Lettere, Primo Piano

Le ragioni del “No” alla nuova campata del ponte sull’Adda

Domenico Ossino indica il punto dove dovrebbe sorgere la nuova campata

Lettera aperta al Sindaco di Lodi e ai cittadini lodigiani


Intervengo come cittadino. Dal 2002, dall’indomani della catastrofica alluvione che colpì la nostra città, mi batto per la messa in sicurezza idraulica di Lodi.

All’epoca, come presidente del Comitato Alluvionati Lodi (C.Al.Lo), sollecitai interventi urgenti e concreti. Tra questi, uno fu decisivo: l’abbassamento della briglia a valle del ponte cittadino, una misura che – ne sono convinto – ha contribuito più di ogni altra a evitare nuove esondazioni in questi ultimi vent’anni.

Oggi, però, mi oppongo fermamente a un’opera che ritengo inutile, costosa e dannosa per la città: la realizzazione di una nuova campata del ponte napoleonico sull’Adda, lato Oltre Adda.

Un intervento da oltre 4 milioni di euro e 500 giorni di lavori, che bloccherà una direttrice vitale per la città, creando disagi pesantissimi a residenti, imprese, commercianti, lavoratori, studenti e al traffico sanitario verso l’ospedale. Ma soprattutto, è un’opera di cui non si è mai dimostrata in modo trasparente e tecnico l’effettiva utilità idraulica, né sono state condivise analisi indipendenti con la cittadinanza.

Ho recentemente percorso in barca il tratto interessato insieme allo skipper Stefano Rotta, per rendermi conto di persona della situazione idraulica. Il mio giudizio, da cittadino informato e da osservatore attento da oltre due decenni, è chiaro: l’allargamento della sezione fluviale tramite una sola campata aggiuntiva non è risolutivo. Aumentare la sezione in un singolo punto – proprio in corrispondenza del ponte – non risolve i colli di bottiglia idraulici, soprattutto se, come oggi avviene, a valle del ponte la sezione del fiume si riduce ulteriormente.

Senza interventi coerenti a monte e a valle, l’effetto sul deflusso è marginale e potrebbe addirittura generare effetti controproducenti, come turbolenze localizzate e aumento della sedimentazione, riducendo nel tempo i presunti benefici dell’opera.

In passato, ho sostenuto la necessità di dragare gli alvei fluviali. Oggi, però, ho rivisto questa posizione, alla luce di un’analisi rigorosa condotta da due docenti del Politecnico di Torino, Carlo Camporeale e Roberto Revelli, pubblicata nel 2022 su Queryonline. In quell’articolo – che invito tutti a leggere – si spiega come la dragatura sia un mito privo di reali fondamenti scientifici: l’intervento meccanico sul letto del fiume altera gli equilibri idro-morfologici e può peggiorare il rischio di piena anziché ridurlo. Il fiume è un sistema dinamico, complesso, e non può essere governato con operazioni puntuali e scollegate dal suo contesto naturale.

Le vere soluzioni sono altre: migliorare la manutenzione delle opere esistenti, controllare la vegetazione e i detriti in alveo, monitorare gli isolotti naturali e, soprattutto, gestire il bacino idrografico con una visione sistemica e trasparente. Nessuno di questi criteri sembra emergere nell’attuale progetto della nuova campata, il cui impatto è più politico che tecnico.

Eppure, ci viene detto che questa sarebbe l’ultima opera prevista nel piano di messa in sicurezza della città. E proprio per questo motivo, occorre chiedersi:

• Perché questa opera è stata decisa senza una vera valutazione ambientale e partecipazione pubblica?

• Dove sono le analisi costi-benefici idrauliche indipendenti che ne dimostrino la necessità?

• Chi risponderà dei danni economici e sociali che una chiusura di 500 giorni del ponte potrebbe provocare?

• E soprattutto: ha ancora senso oggi portare avanti un’opera concepita oltre vent’anni fa, in un contesto emotivo segnato dall’alluvione del 2002, quando ogni promessa di sicurezza era accolta acriticamente, senza poter valutare a fondo impatti, efficacia e conseguenze collaterali?

La relazione tecnica di fattibilità disponibile sul sito del Comune di Lodi parla di un beneficio atteso pari a 5–10 cm di riduzione del livello idrico in piena: un effetto praticamente nullo rispetto alla portata del fiume Adda. Spendere milioni di euro pubblici per un beneficio così contenuto, senza considerare le sezione idrauliche reali e le strozzature a valle, è un errore concettuale oltre che progettuale.

Oggi, alla luce dei fatti, questa campata aggiuntiva – pensata allora come chiusura simbolica di un percorso – risulta superata, inefficace e sproporzionata nei costi e nei disagi. Non si può concludere un piano di messa in sicurezza con un intervento marginale e potenzialmente inutile.

Non si costruisce sicurezza a colpi di calcestruzzo. Si costruisce con la conoscenza, l’ascolto e il rispetto per i sistemi naturali e per le comunità che li abitano.

Chiedo quindi al Sindaco di sospendere l’avvio dei lavori, aprire un confronto pubblico reale con cittadini, esperti e associazioni, e valutare alternative più efficaci, più sostenibili e meno impattanti. E invito i lodigiani a informarsi, a partecipare, a non accettare passivamente una scelta calata dall’alto e priva di un solido fondamento tecnico.

Vedi qui l’allegato tecnico

Domenico Ossino
Ex presidente Comitato Alluvionati Lodi