Di Pubblicato il: 4 Agosto 2026Categorie: Cronaca, Primo Piano

Finti crediti d’imposta e fondi PNRR, sequestrati 680mila euro a un’azienda lodigiana

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Lodi, al termine di una complessa attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Lodi, hanno eseguito misure cautelari personali e reali nei confronti di una società lodigiana operante nel settore informatico e del suo rappresentante legale, procedendo al sequestro di disponibilità finanziarie riconducibili all’azienda per un importo complessivo di 680mila euro.

L’indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Lodi, ha preso avvio da un’analisi di rischio sulle imprese beneficiarie dell’incentivo “Formazione 4.0”, finanziato con risorse del PNRR, facendo emergere un presunto sistema fraudolento basato sulla creazione di crediti d’imposta inesistenti successivamente utilizzati in compensazione per il pagamento delle imposte, con un ingente danno per l’Erario.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la società avrebbe ridotto in modo significativo il proprio debito tributario e contributivo negli anni 2020, 2021, 2022 e 2023, ricorrendo all’istituto della compensazione previsto dall’articolo 17 del D.Lgs. n. 241/1997, utilizzando crediti d’imposta ritenuti inesistenti relativi al bonus per la formazione del personale previsto dal Piano Nazionale Industria 4.0.

Gli accertamenti avrebbero evidenziato che i dipendenti indicati nella documentazione non avrebbero mai preso parte alle attività formative dichiarate. I corsi posti a fondamento della richiesta dei benefici fiscali, infatti, non sarebbero mai stati realmente svolti. L’ammontare dei crediti d’imposta ritenuti inesistenti e compensati tramite modello F24 è stato quantificato in 536mila euro, circostanza per la quale è stato ipotizzato il reato di indebita compensazione previsto dall’articolo 10-quater, comma 2, del D.Lgs. n. 74/2000.

Dall’analisi del bilancio societario è inoltre emerso che, nel 2023, la società aveva avviato un’attività di noleggio di imbarcazioni in provincia di Napoli, beneficiando di crediti d’imposta destinati agli investimenti nel Mezzogiorno per un importo di 140mila euro, utilizzati per l’acquisto di un’imbarcazione di pregio.

Le verifiche svolte dalla Guardia di Finanza, anche attraverso l’analisi dei profili presenti sui social network come Instagram e Facebook, avrebbero però consentito di accertare che l’attività di noleggio non sarebbe mai stata effettivamente esercitata. L’imbarcazione sarebbe stata invece utilizzata dai familiari dell’amministratore per viaggi turistici privati, principalmente lungo la riviera ligure. Per tale condotta è stato contestato anche il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis del Codice Penale).

La società è stata inoltre segnalata per l’illecito amministrativo dipendente da reato previsto dagli articoli 5 e 24 del D.Lgs. 231/2001, avendo tratto un vantaggio patrimoniale dalla presunta commissione dei reati da parte del proprio rappresentante legale.

Oltre al sequestro delle somme ritenute indebitamente sottratte alle casse dello Stato, è stata applicata nei confronti del rappresentante legale la misura interdittiva del divieto di esercitare attività imprenditoriale per un anno, mentre alla società è stata applicata la misura dell’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi pubblici, con revoca di quelli eventualmente già concessi.

L’operazione conferma il ruolo della Guardia di Finanza nel contrasto alle frodi in materia di crediti d’imposta e nella tutela del corretto utilizzo delle risorse pubbliche destinate a famiglie e imprese. Le attività del Corpo sono inoltre finalizzate al recupero delle somme indebitamente sottratte all’Erario, contribuendo a contrastare le forme più gravi di evasione fiscale, a garantire una concorrenza leale tra le imprese e a tutelare gli imprenditori e i cittadini che operano nel rispetto delle regole.

Le misure cautelari personali e reali sono state disposte nell’ambito della fase delle indagini preliminari. Allo stato delle attuali acquisizioni probatorie e in attesa di un giudizio definitivo, per gli indagati vale il principio della presunzione di non colpevolezza.