Di Pubblicato il: 21 Gennaio 2026Categorie: Attualità, Lettere

Lettere – L’intervento sul ponte di Lodi, caso unico in Europa

Il cantiere dei lavori al ponte dell'Adda

Gentile Redazione,
desidero condividere con la cittadinanza/lettori alcune riflessioni basate su un lavoro di verifica approfondito riguardo all’intervento previsto sul ponte di Lodi.

Il progetto attuale prevede la costruzione di una nuova campata, un’operazione strutturale molto complessa e invasiva: consolidamento dell’ultima campata esistente, demolizione dell’attuale spalla oggi collegata alla terraferma, arretramento della spalla e costruzione di una nuova fondazione, inserimento di una nuova campata di 8 metri, perfettamente allineata alle altre, conseguente allungamento del ponte e modifica permanente della sua geometria originaria.

Si tratta quindi di una trasformazione strutturale significativa, che interviene sulla continuità del ponte storico e ne modifica l’impianto complessivo.

A partire da questa constatazione, ho cercato di capire se in Italia o in Europa esistessero interventi analoghi: ampliamenti di ponti storici mediante l’aggiunta di una nuova campata, ottenuta arretrando la spalla e prolungando l’impalcato per motivi idraulici.

Dalle verifiche effettuate emerge un dato molto chiaro: non risultano interventi simili, né come opere realizzate né come progetti appaltati.

Gli interventi di mitigazione del rischio idraulico su ponti storici seguono infatti linee tecniche consolidate: lavori in alveo, adeguamento delle arginature, protezioni spondali, rimozione di sedimenti, rinforzo delle pile, rialzo dell’impalcato nei casi più complessi.

L’aggiunta di una nuova campata mediante arretramento della spalla è invece una soluzione non adottata altrove, pur esistendo in Italia centinaia di ponti con pile in alveo, spesso molto più massicce dei tre metri del ponte lodigiano.

Questa unicità pone una domanda legittima: perché a Lodi si è scelta una soluzione così atipica e strutturalmente invasiva, mai utilizzata in casi analoghi?

La questione diventa ancora più rilevante se si considera che l’ipotesi di una nuova campata era già stata evocata nel 2002, all’indomani della catastrofica alluvione. In quel contesto emotivo, qualsiasi proposta appariva comprensibile. Ma da allora sono trascorsi ventitré anni.

Se davvero il ponte rappresentava un rischio così grave – come oggi viene dichiarato – perché non si è intervenuto allora?

Perché, in oltre due decenni, si sono realizzati altri interventi idraulici e strutturali, ma non quello che oggi viene presentato come urgente e indispensabile?

Sono domande che non hanno un intento polemico, ma che riguardano la trasparenza amministrativa, la coerenza delle scelte tecniche e la corretta informazione ai cittadini.

Chi ha vissuto l’alluvione – come il sottoscritto – conosce bene il valore della prevenzione e continua a ritenere che la priorità debba essere la Fase III, cioè l’intervento sull’alveo in sponda sinistra, da sempre indicato come la misura più efficace per la sicurezza idraulica della città.

Chi ha vissuto l’alluvione – come il sottoscritto – conosce bene il valore della prevenzione e continua a ritenere che la priorità dovesse essere la Fase III, cioè l’intervento sull’alveo in sponda sinistra, già autorizzato e indicato anch’esso come necessario per migliorare il deflusso idraulico e mettere in sicurezza la città.

È ancora più difficile comprendere, oggi, perché non si sia scelto di partire da quell’opera, che avrebbe potuto essere realizzata senza chiudere il ponte e senza imporre alla città – in particolare ai residenti dell’Oltre Adda, ma non solo – i pesanti disagi che deriveranno dalla costruzione della nuova campata.

La Fase III rappresentava una soluzione immediatamente cantierabile, meno invasiva e con un impatto viabilistico quasi nullo: una scelta che avrebbe garantito sicurezza idraulica senza paralizzare la mobilità urbana.

Ritengo quindi doveroso condividere con la comunità queste considerazioni, affinché il dibattito pubblico possa basarsi su dati verificati e su domande legittime.

La sicurezza dei cittadini è un bene troppo importante per essere affrontato senza un confronto aperto, documentato e trasparente.

Cordiali saluti,
Domenico Ossino
già Presidente Comitato Alluvionati Lodi (C.Al.Lo)

Lodi, 19 gennaio 2026