By Published On: 22 Luglio 2011Categories: Lettere

Lettere al Direttore • «Perché l’Unicobas Scuola Lombardia viene attaccato così duramente?»

Gentile direttore,

Inizio il mio articolo con questa frase: “Davanti alle difficoltà non bisogna arrendersi.
Al contrario, devono stimolarci a fare sempre di più e meglio, o superare gli ostacoli per raggiungere i risultati che ci siamo prefissati“. (Paolo Borsellino)

Stiamo ricevendo tantissime email identiche di protesta contro le class action. Contro la lotta di classe a favore dei docenti di laboratorio, dei docenti di Geografia e dei docenti ex trattamento testi. Cinquecento email contro questi colleghi che hanno scelto di ribellarsi! Molte di questi messaggi di posta elettronica arrivano doppie, con lo stesso testo, con le stesse frasi, le stesse parole, gli stessi mittenti.

Mi rimbomba la frase: “non buttarla in politica… perché la politica non c’entra, smettila di fare il comunista!”. La politica non c’entra? C’entra eccome! Questo mio articolo è rivolto a tutti coloro che hanno inviato alle sedi di Roma e di Milano messaggi identici.

Gentilissime signore e gentilissimi signori voi perseguite una lotta contro i docenti più deboli, i proff, gli insegnanti, i docenti di ruolo e precari che hanno l’unica grande sfortuna di non appartenere alle graduatorie di eccellenza, alle graduatorie delle materie che contano. Voi che spedite queste email siete amici dei sindacati gialli, dei potenti della comunicazione “a pagamento”, della gente che conta, siete le persone vicine ai partiti di governo.

Gli insegnanti devono poter contare su un’unica normativa scolastica, su un unico regolamento attuativo, la legge deve essere uguale per tutti, come per tutti devono essere attivati i corsi abilitanti. Tutti devono potersi aggiornare. Tutti i docenti devono sapere cosa insegnare, dove farlo e a chi. Potersi aggiornare, essere retribuiti come i colleghi europei.

L’errore di fondo sta proprio qua! Oggi si cerca di affermare la legge del più forte: io sono meglio di te! Io sono il professore con la professionalità in tasca mentre tu sei niente mischiato con il niente!

Quando scrivo che si potrebbe combattere insieme un’unica battaglia, quando chiedo aiuto e supporto alle categorie “forti” del popolo dei docenti, ricevo insulti e parolacce, ricevo 500 email identiche, ricevo frasi ingiuriose che naturalmente ho tenuto e che i nostri legali stanno analizzando per verificare se ci sono gli estremi per una denuncia per diffamazione.

Il nostro obbiettivo non è questo, non vogliamo denunciare i colleghi, non vogliamo strumentalizzare, non vogliamo alimentare la polemica. Non crediamo che le email ricevute siano spedite dai veri professionisti della didattica, che la mattina condividono la pausa caffè con gli stessi colleghi, con gli stessi docenti con cui hanno condiviso i viaggi d’istruzione… non crediamo che siano gli stessi che su internet detestano e vogliono che vengano cacciati dalla scuola!

Crediamo che ci sia un disegno politico camuffato da protesta di classe che mira a destabilizzare ancora di più il sistema scolastico. Creare il caos per poi controllarlo, rimettere apposto le cose secondo “un ordine e disciplina” già definito.

L’Unicobas Scuola Lombardia è l’agnello sacrificale? E’ la cellula duttile che deve essere controllata e purificata dalle idee rivoluzionarie, si quelle idee che rivoluzionarie non sono, perché le idee dell’Unicobas Scuola esprimono libertà, democrazia, pluralismo, qualità.

Io credo che l’idea di una scuola migliore debba passare dalla democrazia, dal rispetto dei ruoli, dalla voglia di migliorare, la voglia di non ghettizzare colleghi non laureati a cui lo stato consente di insegnare, la voglia di non essere razzista, si perché il razzismo non è soltanto quello “famoso” quello tra bianchi e neri, tra leghisti e arabi. Spesso il razzismo è un modo per escludere, per denigrare , per cancellare, togliere, mandare via, perché c’è solo una categoria “superdotata” è stata scelta dal fato per governare il mondo scolastico!

Non si fa così signori, proprio no!

Ho già ribadito più volte il motivo per il quale abbiamo aperto le class action, e ne apriremo ancora, perché difendere i lavoratori della scuola pubblica è nel DNA dell’Unicobas Scuola.

Io vorrei dare un consiglio a tutti i colleghi che non approvano quello che come sindacato stiamo facendo, leggete tra le righe le nostre motivazioni, apriamo un contenzioso contro il MIUR tutti insieme, facciamo vedere che siamo uniti e che il Governo, La Lega, Il Pdl non usa i colleghi per strumentalizzare ed attaccare l’Unicobas Scuola, dimostrateci almeno una volta che non vi hanno fasciato il cervello… che non inculcate le idee di Berlusconi ai vostri alunni e ai vostri colleghi, che siete in grado di scrivere con la vostra testa, come alcuni hanno fatto e che riescono ad individuare sempre e comunque un elemento positivo in una protesta.

Per questo vorrei che rileggeste: “Piero Calamandrei – discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950”
Si! Pietro Calamandrei poneva come una ipotesi astratta “un totalitarismo subdolo, indiretto, torbido. come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre ma che sono pericolosissime”, diventata oggi, purtroppo, realtà. 
La differenza sta nel fatto che il “partito dominante” ipotizzato da Pietro Calamandrei oggi non vuole neanche “rispettare la Costituzione” ma vuole anzi deliberatamente stravolgerla non rispettando neppure le procedure che i Padri Costituenti avevano posto a guardia della stessa per impedirne lo scempio e andando avanti a colpi di decreti legge come il “lodo Alfano” con il quale si vuole assicurare l’impunità alle quattro, ma soprattutto ad una, più alte cariche dello Stato.

Come le circolari ministeriali nella scuola pubblica, come quella sull’atipicità delle classi di concorso (marzo 2011) dove… si interpreta e si decide che un docente diventa tuttologo e può insegnare qualsiasi cosa… a discapito di chi invece insegna quella materia da 30 anni!
Il tutto in mezzo all’indifferenza o meglio all’assuefazione dell’opinione pubblica ormai soggiogata con l’antico metodo del “panem et circenses” ( ma tra poco resteranno soltanto i circenses) e al disfacimento di una opposizione che, come dice una delle poche voci non omologate rimaste nel nostro parlamento, oscilla ormai tra la “collaborazione e il collaborazionismo”.

Se ne sono accorti per fortuna i nostri giovani e la loro consapevolezza, così lontana dall’ottundimento ormai imperante, ha dato vita ad una rivolta trasversale, senza colori politici dato che di quella cosa sporca che è diventata la politica in Italia tanti giovani si vogliono tenere lontani, che ha fatto sentire l’esigenza ad una delle anime più nere della nostra Repubblica di suggerire all’attuale ministro degli interni di adoperare gli stessi metodi da lui adoperati negli anni 70.
Cioè “infiltrare il movimento di agenti provocatori” per fari si che, con il loro aiuto “devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città” per potere cosi poi avere il pretesto di “mandarli tutti in ospedale, picchiarli e picchiare anche i docenti precari” , soprattutto “le maestre ragazzine”.
Verso i ragazzini quello che giustamente un tempo veniva chiamato “Kossiga” deve avere un odio viscerale, basta ricordare quello che diceva un tempo di Rosario Livatino, il “giudice ragazzino”, morto per servire lo Stato, non certo lo Stato rappresentato da Cossiga, e perchè lasciato solo dallo Stato, questa volta si dallo Stato rappresentato da Cossiga. 
Quello stesso Cossiga che chiamò a far parte della commissione ristretta costituita per l’emergenza del sequestro Moro anche, sotto falso nome, Licio Gelli. Come chiamare Goering a difendere gli ebrei.
A fronte di queste minacce, a fronte dell’incitamento a usare i manganelli contro i nostri figli che lottano per il loro futuro sarebbe una colpa ben più grave delle tante che già ci portiamo addosso per avere consegnato loro questo paese quello di restare inerti, di approvare a parole la loro rivolta ma delegare solo a loro questa lotta.
Lo abbiamo già fatto in troppe altre occasioni con dei magistrati, con dei poliziotti, con dei giornalisti, con tante altre vittime del potere costretti, anche per colpa nostra, a diventare degli eroi.
E’ un dovere imprescindibile per noi scendere in prima linea e offire le nostre fronti, i nostri corpi, a quei manganelli che vorrebbero colpire i nostri giovani.
Siamo noi ad esserci meritato questo paese, non loro.

Amici, insegnanti, protestate pure… ma fatelo guardando negli occhi quei colleghi che il primo settembre non lavoreranno più, quei docenti con i quali avete condiviso il banco nei consigli di classe, si quei professori che hanno alzato la mano per decidere insieme la promozione di uno studente. Protestate ma ricordatevi che prima o poi potreste trovarvi al loro posto e forse sarà troppo tardi per tutto!

Alcune frasi da me utilizzate sono di Pietro Calamandrei e tratte dal sito: http://www.19luglio1992.com

Cordialmente,

Paolo Latella

Segretario Unicobas Scuola Lombardia

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